L’8 luglio 2017 Luca de Marchi, attuale allenatore della squadra svedese di sci alpino, si troverà a Lugano per un workshop organizzato dall’Associazione All Sport Association (a cui ci si può ancora iscrivere cliccando www.allsportassociation.ch/it/eventi/asa-basic-training).

Luca de Marchi, allenatore sci svezia

I temi trattati dall’ex preparatore della nazionale svizzera di sci alpino saranno quelli della forza e della prevenzione degli infortuni muscolari; quest’ultimo argomento interessa tutte le discipline sportive, tanto che da alcuni anni ci sono preparatori atletici che si specializzano proprio in quest’area specifica.
Noi abbiamo avuto la possibilità di scambiare due parole con de Marchi e ne abbiamo approfittato anche per domandargli alcuni consigli per prevenire infortuni nelle nostre “sciate domenicali”.

Luca, hai qualche consiglio per i nostri lettori? C’è qualche pratica utile da eseguire prima di andare sulle piste?

“Ovviamente partire con una buona preparazione fisica diminuisce sicuramente il rischio d’infortunio. Qualche settimana prima di tornare sugli sci consiglio di effettuare qualche allenamento di prevenzione (come degli esercizi di equilibrio e di stabilità) oltre sicuramente a un buon riscaldamento prima di infilare gli scarponi negli attacchi (camminata o corsetta, qualche sprint, squat profondi, esercizi per i glutei e i bicipiti femorali, qualche addominale e piegamenti).  Il tutto richiede solo 15 minuti, ma ritengo sia tempo speso bene! Il mio consiglio è quello di rifare lo stesso dopo la pausa pranzo”.

Passando al mondo dei professionisti, nel periodo di transizione tra una stagione e l’altra, quale tipo di attività svolgono gli atleti? Ci sono differenze importanti tra le varie specialità?

“Durante la transizione (che dura solo 3 settimane) le atlete svolgono diverse attività, quasi tutte improntate sulla resistenza aerobica: bici, sci alpinismo o sci di fondo, nuoto, escursionismo, ecc.  Ognuna è libera di divertirsi e di provare altre attività sportive, come ad esempio il golf e il tennis. Durante il periodo di transizione non ci sono grandi differenze tra i vari gruppi e discipline, ma questo si verifica sicuramente nella preparazione atletica. Ad esempio, le velociste iniziano a gareggiare solo a dicembre e quindi hanno la possibilità di iniziare la preparazione più tardi rispetto alle atlete delle discipline tecniche. Proprio in questo periodo le atlete sono nel pieno della loro preparazione atletica in vista della prossima stagione e nel mese di luglio ritorneranno sulle piste”.

C’è un periodo dell’anno in cui si presta maggiore attenzione alla prevenzione degli infortuni?

“Viene posto un accento maggiore durante la preparazione estiva, ma anche durante l’inverno o nella stagione agonistica vengono fatti dei richiami specifici. Si può quindi dire che si presta attenzione in ogni momento dell’anno”.

Nel calcio è stato proposto un programma di riscaldamento (“FIFA 11+”) che ha dimostrato di ridurre l’incidenza degli infortuni in allenamento e nelle partite ufficiali. Nello sci esistono dei protocolli/programmi scientificamente validati? 

“Anche nel mondo dello sci ogni federazione nazionale ha investito in protocolli o programmi. La FIS (Federazione Internazionale Sci) non ne ha uno, ma per diminuire l’incidenza di infortuni ha cambiato il raggio degli sci e apportato delle modifiche nella preparazione delle piste (è il caso delle reti di protezione). Sicuramente creare un programma di prevenzione sarebbe un progetto interessante anche per il mondo dello sci”.

Lo sci è uno sport individuale, ma dietro alla prestazione del singolo ci sono tante persone che lavorano per far sì che tutto possa andare per il meglio. Quante e quali figure professionali, mediamente, ruotano attorno a un atleta? 

“Più si è forti e più si ha la possibilità di avere uno staff quasi privato che lavora quotidianamente con l’atleta. Quando allenavo Mikaela Shiffrin eravamo 2 allenatori, 1 fisioterapista e 1 skiman solo per lei. Solitamente però l’atleta condivide lo staff con le altre compagne di squadra, e quindi generalmente per un gruppo di 5-6 atlete ci sono 2 allenatori, 1 fisioterapista, 1 preparatore atletico e 2 skiman. Inoltre, durante la fase agonistica, abbiamo anche l’appoggio di un responsabile media-PR che si occupa della comunicazione. Privatamente alcune atlete si appoggiano anche a psicologi sportivi o mental coach”.

In conclusione una curiosità: tra due anni i Mondiali saranno ad Åre (Svezia), come si vive da dentro questa situazione? La voglia di ben figurare sarà sicuramente alta, i pensieri sono già rivolti a quella manifestazione? 

“Poter partecipare ai Mondiali in casa sarà sicuramente una bellissima esperienza, ma ci sarà sicuramente una pressione maggiore e grandi aspettative, sia da parte del pubblico, sia dei media e infine della federazione. Personalmente ho già avuto modo di vivere questo tipo di situazione, nel 2015, a Beaver Creak quando allenavo le americane. I Mondiali in casa furono un’emozione indescrivibile, con forti palpitazioni e grandi risultati! Chiaramente ogni Mondiale è diverso e ogni squadra ha obiettivi ed aspettative differenti. La voglia di far bene è grande e per questo motivo dobbiamo concentrarci fin da subito e partire forte in questa stagione, portando a casa dei buoni risultati, in modo da crescere costantemente e arrivare pronti ai Mondiali in Svezia. Non abbiamo il tempo per sognare, tutto è pianificato nei minimi dettagli per essere in forma nel momento che conta. Spero di vedervi numerosi a Åre..”.