I testa a testa con Marc Marquez, la voglia di non arrendersi mai. ‘Desmodovi’ ha finalmente scoperto i propri limiti, insegnando a tutti che… “Non è finita finché non è finita”. Addio ai sogni di gloria. Il sogno iridato di Andrea Dovizioso e della Ducati si è infranto a poche tornate dalla bandiera a scacchi del Gran Premio di Valencia. 

Poco male, perché la situazione dell’ultimo appuntamento stagionale di MotoGP non sorrideva a ‘Desmodovi’, costretto a un vero e proprio miracolo sportivo per strappare dalle mani lo scettro di campione del mondo a un sempre più fenomenale Marc Marquez, giunto all’ultima manche con un vantaggio di ventuno punti sul rider italiano. Soltanto una vittoria del numero 4 della Ducati e un piazzamento dal dodicesimo posto in giù del quattro volte campione del mondo in sella alla Honda avrebbero permesso al ‘Dovi’ di laurearsi campione del mondo. 

Un’impresa non da poco, considerato il talento del contendente spagnolo, che non smette mai di provare ad assaggiare il limite anche quando le circostanze indicherebbero maggior cautela. 
“Il tuono di Cervera”, così chiamato dai media spagnoli, ha stabilito un nuovo record di cadute durante una sola stagione di MotoGP (27). Numeri che rispecchiano perfettamente la continua ricerca del limite. Avrebbe, però, potuto costare cara la voglia di non porsi limiti di Marquez, che a otto giri dalla bandiera a scacchi ha perso il controllo della sua Honda, riuscendo però a tenerla in pista magistralmente.  Due giri più tardi la stessa sorte è toccata ad Andrea Dovizioso, il quale è però caduto, consegnando matematicamente la vittoria numero quattro nella classe regina al rivale col 93

Si sono quindi spente le speranze mondiali di un 31enne che, mai come in questa stagione, ha saputo conquistare uno spazio nel cuore degli appassionati.

Andrea Dovizioso è comunque il ‘campione’ dei sogni, quello che ha saputo insegnare allo sportivo medio che “volere è potere“, quello che ha tenuto in vita una stagione che sembrava già scritta. Il ducatista dal cuore gentile è uscito tra gli applausi e gli abbracci della sua gente, del suo team e dei suoi colleghi. Perché di fronte alla classe cristallina di un ‘MM93’, ciò che ha fatto rimarrà impresso nei libri di storia del motociclismo.

Il neo vicecampione del mondo, forse, una stagione simile non saprà più ripeterla, ma ciò non toglie la consapevolezza di essere arrivato al top dopo una carriera passata a rincorrere.  In fondo, ce l’ha insegnato lui… “non è finita finché non è finita”.