Non deve aver provato particolare gioia Peter Beardsley, quando, in una fredda serata di dicembre, dopo essersi sobbarcato circa 480 km di viaggio per arrivare in tempo al Monday Night di Championship, ha scoperto che il giocatore che era andato a visionare era squalificato. Qualcuno lo ha visto “visibilmente contrariato” (eufemismo molto british) nello scoprire che no, il diciottenne Wilfried Zaha non sarebbe sceso in campo. Poco male, rabbia smaltita nei 480 di ritorno, relazione compilata su Nathaniel Clyne e lieto fine: il Newcastle, di cui Beardsley era scout oltre che leggenda, non prenderà nessuno dei due.

“Quando mi arriva la palla, penso a cosa possa girare per la testa del difensore mentre i fan del Palace gridano “He’s just too good for you” !”

La scorsa è stata una stagione particolarmente travagliata per il Crystal Palace, che ha trovato in Roy Hodgson un inaspettato salvatore, dopo la tremenda esperienza De Boer. Fra I vari meriti del tecnico inglese, è emerso sicuramente quello di aver rivitalizzato e consacrato in parte il talento di Wilfried Zaha. Con 9 gol e 5 assist l’ex giocatore della nazionale inglese ha definitivamente ripreso in mano le redini delle sue eagles e oggi ne è il leader carismatico indiscusso.

Il rapporto fra il Crystal Palace e Zaha è un rapporto viscerale: Wilf con i suoi sette fratelli, infatti, nasce e cresce a pochi chilometri da Selhurst Park, sviluppando un’attrazione magnetica verso i colori rossoblù dei londinesi. E non ci sono voluti molti anni perchè il giovane Wilf vestisse finalmente quei colori. A 9 anni entra nell’academy e a 18 viene ufficialmente aggregato alla prima squadra, dopo una prova di due settimane in pre-season dove strega tutti. Velocità, rapidità, dribbling, sicurezza di sè e una tecnica sopraffina. Si stabilisce sulla fascia e di lì non si muove più.

Nel frattempo l’avventura di uno degli allenatori più vincenti della storia sta giungendo alla fine: Sir Alex Ferguson lascerà il suo Manchester United dopo 27 anni nell’estate del 2013 e, dopo aver indicato in Moyes un degno successore (!), decide di regalare ai Red Devils un ultimo grande talento con cui sognare. La scelta non può che ricadere su Zaha, che a 20 anni è una delle più grandi speranze del calcio inglese.

“He potentially can be another Ronaldo”

Le reazioni della stampa e dei supporters non possono che essere di entusiasmo quando Zaha arriva ad Old Trafford per poco più di 11 milioni di euro. L’era post-Ferguson comincia con le migliori speranze e il giovane talentino di Selhurst Park è il simbolo di questa voglia di un nuovo Manchester United. La magia inizierà e finirà lì, una scintilla mai scoccata, soffocata dal vuoto silenzioso lasciato dall’addio di Sir Alex e di una crisi che ancora oggi non si può dire superata. Zaha conterà abbondantemente sulle dita di una mano le sue presenze coi Red Devils e le voci sulla sua vita fuori dal campo cominciano a diventare preda della fame morbosa dei tabloid britannici.

L’indiscrezione che peserà come un macigno sulla carriera a Manchester di Wilfried Zaha è quella di una presunta relazione con la figlia del boss David Moyes, all’epoca ventenne. Il flirt, sempre negato da Zaha, ha condannato l’esperienza del giovane londinese a Manchester. Lo stesso Zaha, in una recente intervista, ha affermato di essersi sentito abbandonato dalla società, che lo ha fatto alloggiare in un appartamento lontano dai compagni, senza fornirgli una macchina come invece veniva fatto per tutti i giocatori. Le diverse relazioni attribuitegli con diverse donne e la figura scomoda del fratello Herve, membro di una delle gang più violente di Londra, ha contribuito a peggiorarne la reputazione e velocemente Zaha si è ritrovato solo.

Wilfried Zaha torna a casa con la testa bassa. L’esperienza di pochi mesi a Manchester lo ha demoralizzato, il suo gioco ha perso di smalto e la sua imprevedibilità ha lasciato il posto ad un giocatore che si intestardisce sulla giocata difficile e sul dribbling fine a sè stesso. Zaha è entrato in un vortice di negatività e teme di aver rovinato tutto, andandosene da quella che è sempre stata la sua casa.

Al suo ritorno nel Sud di Londra, Zaha viene accolto come il figliol prodigo

Al ritorno, invece, nulla sembra cambiato. I tifosi del Palace lo conoscono da quando salivano con lui nel bus nel sud di Londra per raggiungere Selhurst Park, lo hanno visto crescere, lo considerano uno di loro e niente può scalfire un legame tanto forte. Per i fan degli Eagles, non c’è giocatore che scambierebbero per Wilf.

“In quanto a dribbling e gestione della palle, lo metto in alto, fra I grandi” J. Klopp

Zaha è un giocatore potenzialmente inarrestabile. Ad un controllo di palla sublime, abbina una rapidità e fisicità che ricordano l’ultimo Bale del Tottenham: devastante sull’uno contro uno e efficace nel contrasto. La sua forza fisica gli permette di essere incredibilmente efficace proprio in fase difensiva, mentre il suo senso del gol gli permette di agire anche da punta centrale. Il dribbling rimane, tuttavia, il suo marchio di fabbrica e la sua giocata preferita. Non vedrete mai Zaha scaricare il pallone di prima, per paura dell’avversario che incombe. Anzi, saltare il diretto marcatore e quanti altri avversari possibili, rimane la priorità del numero 11 e la sua arma migliore. Proprio la sua estrema abilità nello sbarazzarsi in velocità della marcatura avversaria palla al piede è uno degli strumenti più utilizzati da Hodgson nelle ripartenze del Palace. Recentemente, proprio l’ex allenatore della nazionale inglese ha voluto chiarire che i numerosi acciacchi di Zaha, che lo stanno rallentando in questa stagione, sono dovuti dai numerosi interventi duri e volontari che subisce durante la gara. Alla fine, tuttavia, ha aggiunto “ comunque Wilfried è un giocatore di talento e i giocatori di talento sanno che queste cose possono accadere”.

Questa foto, pubblicata dallo stesso Zaha, dimostra il suo rapporto con i tifosi

Dopo aver definitivamente scelto la nazionale ivoriana (importante è stata l’intercessione dell’amico-idolo Didier Drogba), in Inghilterra alcuni ne hanno parlato come di un enorme rimpianto per la Nazionale. E lo stesso Pep Guardiola, in estate, ha provato a riportarlo a Manchester, sponda blu, per affiancarlo a Sterling e Sanè in una sorta di batteria di centometristi. Zaha ha rinnovato, promettendo amore eterno al club che lo ha cresciuto, lasciato andare e riaccolto. Immaginare che questo rapporto possa superare le folli dinamiche di calciomercato moderno sembrerebbe un’idea da sconsigliare. Ma questa è una stagione ancora lunga e Zaha vuole dimostrare con i fatti di voler definitivamente completare la sua maturazione, per prepararsi ad una nuova esperienza in una big (magari nel tridente di Klopp) o per diventare grande con il suo Crystal Palace. A casa sua, a Selhurst Park.