Oddo ha messo tutti i tasselli al posto giusto e l’Udinese ha inanellato una serie positiva di sei gare senza sconfitte. L’ultima, contro il Chievo, sembra essere un segnale.

L’Udinese non navigava in ottime acque al momento dell’esonero di Luigi del Neri. L’allenatore friulano era arrivato ad Ottobre 2016, rispettando la mistica del condottiero nella sua terra natale (l’ex allenatore di Samp e Juve è nato ad Aquileia, città in provincia di Udine fondata nel 181 a.C. e capitale della X regione augustea) ma dopo aver portato l’Udinese ad una salvezza tranquilla nella scorso campionato, non era partito con il piede giusto, con quattro vittorie e sette sconfitte nelle prime 11 gare stagionale.
L’arrivo di Oddo portava in dote alla tifoseria friulana un po’ di scetticismo, data la brutta parentesi (a livello di risultati ma non di gioco) con il Pescara nella scorsa stagione in A.
L’allenatore campione del Mondo 2006 ha però dato una dimostrazione a tutti i tifosi d’Italia di come non vada visto il calcio, definito – giustamente – dal maestro Arrigo Sacchi “La cosa più importante fra le cose meno importanti.
Oddo ha smentito tutti coloro che danno al pallone una visione semplicistica, da bar, che porta a trarre delle conclusioni affrettate ed imprecise dettate considerazioni legate ai soli risultati.
Il trainer pescarese ha cambiato alcuni dettami dell’ottimo gioco messo in mostra a Pescara nonostante le sconfitte, dimostrando elasticità e voglia di migliorarsi, e, così facendo, ha inanellato cinque vittorie consecutive che diventano sei risultati utili contando il pareggio con il Chievo.

La vittoria più inaspettata del filotto bianconero.

Oddo non ha solo messo i giocatori di miglior talento della rosa bianconera al posto giusto ma ha dato fiducia a tutto l’ambiente, dando responsabilità anche a giocatori come Barak, giovane croato che da ormai due anni fa parte del gruppo della prima squadra ma che, nonostante sprazzi di talento mostrati nei pochi spezzoni che gli sono stati concessi in questo ultimo biennio, non ha visto il campo con continuità mentre, con l’ex terzino di Milan e Lazio in panchina, sembra poter avere molte più possibilità da qui alla fine dell’anno.
L’Udinese ha potuto, secondo gli schemi dell’allenatore pescarese, mettere in mostra tutto il suo talento e, allo stesso tempo, responsabilizzare tutti gli elementi della rosa senza creare malumori.
I bianconeri sono così diventati una squadra camaleontica, in grado di adattarsi a seconda degli avversari, cercando di fare la partita contro compagini di pari livello e di giocare di rimessa contro le big (i friulani non hanno demeritato nemmeno nelle due sfide contro il Napoli, in campionato ed in coppa Italia).

Il pareggio contro il Chievo, arrivato dopo un primo tempo in cui l’Udinese ha sofferto molto, sembra essere un segnale importante all’interno di una stagione partita male ma che adesso sta risultando veramente positiva per i friulani, che navigano in acque tranquille con 28 punti e una gara da recuperare (anche se difficile, contro la Lazio).
Un pareggio ottenuto contro una squadra solida come quella di Maran e che evidenzia il più grande insegnamento che può dare questa squadra e questo stile di guida tecnica: partendo da un principio realizzabile, l’importante non sono sempre i risultati quanto la capacità di perseguire quel principio attraverso un processo di crescita in cui le idee possono e devono cambiare in caso fosse necessario.

Così facendo i risultati arriveranno e tendenzialmente saranno più positivi rispetto a quelli che si possono ottenere tramite un atteggiamento mirato solo al conseguimento dei tre punti, atteggiamento che porta a vivere settimana dopo settimana senza offrire delle garanzie.
Nella speranza che possano capirlo molte squadre che stanno vivendo stagioni difficili a causa dell’assenza di progettualità, l’Udinese continua a lavorare sotto la guida del suo nuovo condottiero.
L’Udinese continua a sognare.