L’inaspettata scena verificatasi sul podio dei mondiali di nuoto a Gwangju nel corso della premiazione dei 400 metri stile libero maschili, ripetutasi poi anche in quella dei 200 due giorni dopo, dev’essere sembrata una reazione del tutto antisportiva; non stringere la mano al proprio avversario quando si compete a livello mondiale, davanti a milioni di spettatori, non è sicuramente un buon esempio per i giovani sportivi che ammirano questi grandi campioni. Ma cosa sta dietro questi gesti nei confronti dell’atleta cinese Sun Yang?

Mack Horton e Duncan Scott si sono opposti, a modo loro, a Sun

Gli episodi che hanno visto come protagonisti Sun Yang, Mack Horton e Duncan Scott rappresentano il lato oscuro dello sport. Trasgressioni di un codice di comportamento severo, ma che allo stesso tempo vogliono darci un segnale forte di quello che ci sta dietro ad un risultato o ad una medaglia.

L’antidoping si batte da anni per smascherare chi trasgredisce il codice della WADA (World Anti-Doping Agency) facendo uso di sostanze proibite per migliorare le proprie prestazioni. Il caso del nuotatore Sun Yang però, crea malumore e rabbia fra le varie federazioni sportive.

È una storia che va aldilà dei nuotatori coinvolti, aldilà dello sport stesso; il segnale che hanno dato questi due campioni durante i mondiali di nuoto permette di capire quanto gli atleti siano arrivati ad un limite. Hanno mostrato definitivamente al mondo sportivo la loro indignazione verso queste leggi ambigue.

Sun Yang fu il primo atleta cinese a vincere una medaglia d’oro nelle competizioni di nuoto a Londra 2012. Fu il primo a vincere su ogni distanza, dai 200 ai 1500 metri, nella specialità dello stile libero, ai giochi olimpici ed ai campionati del mondo. 

Tuttavia dietro a lui aleggia pesantemente l’ombra del doping. Pochi anni fa è stato trovato positivo alla trimetazidina, prescrittagli dal cardiologo allo scopo di placare un problema persistente di palpitazioni prima e dopo gli allenamenti; per difendere l’atleta la Federazione cinese ha dichiarato all’interno della sentenza di squalifica, come la WADA classifichi la trimetazidina come sostanza dopante unicamente nei tempi molto vicini ad una competizione, prendendo così le difese del loro atleta in quanto al momento dei test non era impegnato in nessuna competizione ufficiale. 

Tuttavia, questa risposta della difesa cinese, scaturisce un’ pò di perplessità facendo crescere un sentimento di rabbia all’interno nel mondo sportivo, dato che è risaputo che il doping provochi un effetto a lungo termine.

I soli tre mesi di squalifica per il cinese hanno perciò un peso specifico quasi irrisorio. Questa sanzione, infatti, gli ha comunque permesso di partecipare ai mondiali in Kazan dell’anno successivo, dove avrebbe conquistato due ori e un argento.

Situazione analoga si ripete quattro anni più tardi: tre ispettori della WADA si presentano a casa di Sun Yang, per sottoporlo ad un controllo a sorpresa, che di fatto vengono effettuati di routine. In questa occasione l’atleta (da quanto viene riporatato dai media) prima riempie le provette, ma in un secondo momento le distrugge perché infuriato da un presunto errore di identificazione dei due ispettori. Anche questo caso viene archiviato dalla FINA (Federazione internazionale di nuoto) dato che “non ci sono elementi sufficienti” per considerare il comportamento di Sun come improprio. 



Da queste situazioni sorgono le proteste di cui parlavamo dei due atleti Horton e Scott, che sono state etichettate come antisportive. Che sia un comportameto scorretto e antisportivo non stringere la mano al proprio avversario, siamo tutti d’accordo, ma possiamo anche capire la frustrazione di essere stati sconfitti da un’atleta sul cui rapporto con le sostanze dopanti non è mai stato chiarito fino in fondo, lasciando pericolose zone grigie.

Quello che più sorprende nel caso di Sun Yang, è che il cinese ha ricevuto un trattamento diametralmente opposto a quello riservato all’atleta Semenya, squalificata per avere una naturale produzione di ormoni più alta rispetto ad una qualsiasi altra donna. Punire una sportiva per un “difetto biologico/genetico” sembra sia stato molto più semplice da giudicare rispetto alla situazione del cinese Sun Yang positivo ad una sostanza proibita, ma punito in maniera molto lieve.

Se questa ragazza ha un corpo biologicamente più forte di altre donne, non dovrebbe avere colpe, anzi dovrebbe avere il diritto di poter usufruire delle sue capacità per vincere. Avere un corpo più forte, capace di portarti a risultati eccellenti può effettivamente far sorgere dei dubbi che però dovrebbero essere stati già semplicemente sciolti dal fatto che Semenya è nata così. Come punire o anche solo rimproverare qualcosa a qualcuno per una propria caratteristica genetica? Questa è un’autentica discriminazione.

E non finisce qui: alla Semenya si vuole richiedere di assumere farmaci per abbassare i propri livelli ormonali, ritenuti “anormali”. Questo la porterebbe dentro agli standard richiesti dall’anti-doping e quindi a poter correre con le altre atlete. Un paradosso che ha del tragicomico: l’anti-doping che combatte proprio l’assunzione di farmaci che impone ad un’atleta di alterare la propria naturale prestazione per rientrare in valori “normali”? Ci ritroviamo di fronte ad un’incapacità di analizzare e affrontare situazioni nuove e diverse che porta a decisioni discriminatorie.

Siamo, dunque, di fronte a due situazioni simili e indubbiamente diverse, che però hanno ricevuto trattamenti tanto opposti da farci interrogare a fondo su questi atleti. Se da una parte le tematiche fragili di tutela delle differenze di genere hanno portato a dover chiedere a Semenya di modificare le sue stesse caratteristiche genetiche per poter gareggiare, dall’altra il caso del nuotatore cinese Sun Yang ha ricevuto delle pressioni politiche tali per cui il tema dell’anti-doping passa quasi in secondo piano. Perchè non aumentare i controlli su un atleta su cui aleggia un ragionevole dubbio? Giusto per togliere ogni dubbio sulla sua immagine e celebrarlo definitivamente per le sue vittorie.