Marco Bellinazzo, scrittore e giornalista de “Il Sole 24 Ore” e esperto di calcio e finanza, spazia in esclusiva ai nostri microfoni.

Partiamo subito con la novità dell’anno: il Var. E’ arrivato il via libera della Fifa anche per l’utilizzo a Russia 2018. Come giudichi l’introduzione di questa nuova tecnologia fino ad oggi? E in che modo migliorerà il mondiale?
Sulla tecnologia in sè ho un’opinione favorevole perché credo che si debbano sfruttare tutti i vantaggi che l’innovazione tecnologica può offrire. Il calcio ha bisogno sempre più di certezze proprio perché è diventato un business di dimensioni planetarie e c’è bisogno che i risultati siano lo specchio fedele delle forze in campo e non di errori, per quel che è possibile correggerli. È evidente che siamo ancora in una fase sperimentale; questo si dimentica spesso e quindi bisognerà correggere tutti gli errori che stanno emergendo nell’applicazione del protocollo. I mondiali in Russia saranno un banco di prova fondamentale perché a, livello internazionale, un utilizzo così importante di questo strumento non c’è ancora stato e quindi mi auguro che i mondiali siano una spinta all’istituzionalizzazione di questo strumento e non un tentativo di riportarlo indietro qualora dovessero esserci incongruenze o problemi che, probabilmente, potranno emergere essendo in una fase ancora sperimentale“.

Molte società italiane evidenziano bilanci in rosso, come Milan e Roma ad esempio. La Juve, anche se in utile, è in calo. Qual è la differenza di gestione con gli altri club europei?
Il problema nel calcio italiano è legato a un mancato sviluppo delle infrastrutture, in particolare degli stadi, tranne qualche eccezione come quella rappresentata dalla Juventus e più in generale da una mancata internazionalizzazione dei brand. Sicuramente il calcio italiano era quello più noto al mondo negli anni ’90; oggi è stato scavalcato dalla Premier ma anche dalla Liga e questo ha ridotto di molto le entrate commerciali e anche fondamentalmente le entrate legate ai diritti tv che vengono dall’estero. Ciò, in funzione di spese comunque molto alte, ha determinato la crisi di molte squadre, il fallimento di molte squadre negli anni 2000 e il fatto che molti club siano gestiti con molte difficoltà, quindi con bilanci in rosso. Credo che finché non saranno implementate queste riforme strutturali sarà difficile rivedere il campionato più bello del mondo giocato nella penisola“.

Spesso si parla dei trionfi della Juve perché più “ricca” rispetto al Napoli. Cosa manca ai partenopei per diventare una potenza anche economica?
Esattamente quello che dicevo prima, nel senso che il Napoli è proprio l’esempio lampante di un mancato sviluppo industriale. Il Napoli viaggia intorno ai 150, 160 milioni di fatturato strutturali contro gli oltre 400 della Juventus, inoltre non ha uno stadio, non ha un centro sportivo, non ha sponsor di levatura internazionale. Questo chiaramente determina una gestione sempre sul filo dell’equilibrio economico perché, per avere in squadra giocatori importanti in questi anni, il monte ingaggi è stato incrementato notevolmente ma non sono cresciuti di pari passo i ricavi strutturali perché ogni anno il Napoli è costretto o a giocare la Champions, quindi a fare affidamento su questo extra-reddito, o a cedere uno dei suoi campioni, che è quello che è avvenuto con Lavezzi, Cavani e poi con Higuain“.

A livello di bilancio, ma anche di programmazione, lo stadio di proprietà può essere una delle soluzioni?

È una soluzione e lo è perché dota le società di un patrimonio importante e se edificato secondo i più moderni criteri e quindi mettendo la società nelle condizioni di effettuare uno sfruttamento economico intensivo della struttura, al di là della partita, può dare un volano in termini di crescita economica e di risultati non indifferente come dimostrano empiricamente i risultati ottenuti da tutte le squadre che in questi ultimi 20 anni in Europa hanno costruito stadi. È evidente che all’inizio servono risorse per investire e i ritorni non sono immediati, occorre una programmazione almeno quinquennale prima di vedere i risultati, per cui non è quella medicina che puoi dare in situazioni di crisi o emergenza; viceversa è quell’elemento aggiuntivo che può dare stabilità alla società nel medio lungo termine dando però prospettive di crescita che altrimenti i club non avranno mai“.

La debacle della Nazionale Italiana è casuale o c’è dietro dell’altro?
Non è assolutamente casuale ma è frutto del declino del calcio italiano che viene da lontano. L’Italia dopo aver vinto i mondiali del 2006 è uscita consecutivamente due volte al girone, nei mondiali del 2010 e del 2014, venendo eliminata da squadre come Nuova Zelanda, Slovacchia, Paraguay, Costa Rica, non potenze calcistiche e questo segnale purtroppo non è stato colto ma sottovalutato dai dirigenti del calcio italiano arrivando addirittura alla mancata partecipazione nei mondiali russi. È una crisi molto più profonda contro la quale poco è stato fatto e spero che, con l’elezione dei nuovi vertici, si risolvano anzitutto i problemi istituzionali perché questi creano carenza di visione e di programmazione e, al di là di quella che può essere l’estemporanea creazione di una squadra, il venir fuori di qualche giocatore particolarmente talentuoso, difficilmente il movimento nel suo insieme potrà ricompattarsi. Per cui bisogna ritrovarsi a livello istituzionale, programmare le aree di intervento, cercare di emulare quelle che sono le migliori esperienze a livello internazionale e cercare di metterci qualcosa di proprio, e in questo senso l’Italia ha tantissimo da offrire. Senza queste riforme anche se sembrano cose distanti dal risultato del campo, anche i risultati sportivi poi latitano. Se andiamo a guardare quello che hanno fatto Germania e Inghilterra, possiamo imparare molto. Dopo aver raggiunto un picco negativo, sono riuscite a risalire la china e a creare delle basi dei settori giovanili capaci, nel caso dell’Inghilterra, di vincere i mondiali giovanili più recenti e, nel caso della Germania, di trionfare con la Nazionale senior ed essere una delle accreditate per vincere i prossimi mondiali in Russia“.

Qual è la società che ti ha colpito maggiormente negli anni per programmazione e gestione societaria?
Come esempio potrei citare il Bayern Monaco anche se è molto facile citarlo perché effettivamente ha costruito un percorso di crescita sull’equilibrio dei conti, su una base di partecipazione popolare molto ampia, sulla presenza di grandi aziende del capitale che hanno saputo coniugare quella che era la crescita industriale del club con il legame popolare con il territorio e con la Baviera. Parliamo ormai di una multinazionale che fa 500 milioni di fatturato e che è stata capace di dirigere uno stadio di proprietà e pagare i costi in pochi anni. È un esempio virtuoso, chiaramente non un esempio per quelle realtà medio-piccole che non hanno quel bacino d’utenza, quella forza economica alle spalle ma è una società che ha saputo tracciare un percorso virtuoso e attenersi a quel percorso. In Italia, la stessa Juventus ha fatto e sta facendo un percorso analogo. Per citare una squadra con un minore perimetro di pubblico, citerei l’Atalanta che è un club medio che però ha sempre investito tantissimo nel vivaio, è arrivato in Europa compiendo una bella traversata, ha acquistato lo stadio di Bergamo e si prepara a ristrutturarlo e a creare quindi da una struttura vecchia una moderna, accogliente e funzionale dimostrando che si può fare calcio e azienda in maniera sana e costruttiva anche in provincia e non avendo alle spalle potenze industriali“.

In che modo, secondo te, la figura del procuratore ha trasformato l’economia nel calcio?

È evidente che la finanzializzazione del calcio e gli interessi che girano intorno hanno fatto emergere in maniera sempre più prepotente questa figura nel corso degli anni. Fino a un certo punto secondo me in maniera fisiologica creando un rapporto conflittuale ma comunque non patologico con le società. Devo dire che negli ultimi anni si sono creati dei meccanismi un po’ perversi in cui ci sono dei super agenti con la gestione di atleti che valgono centinaia di milioni di euro e che diventano quasi dei conglomerati industriali del calcio e diventano quasi più potenti delle società determinandone gli indirizzi essendo capaci di imporre le proprie scelte alla stessa Fifa. Il congresso di Marrakech ha determinato una deregolamentazione limitando i parametri, determinando casi come quello della mega commissione di Raiola sulla cessione di Pogba dalla Juve al Manchester. Questo ci dà la dimensione di un fenomeno che scade poi nel patologico perché sono risorse che vengono trainate dal sistema calcio in affari in cui i costi per le società di calcio sono elevatissimi rispetto a quelle che sono le percentuali previste dal precedente regime. Mi auguro che in ambito Fifa, Uefa si faccia qualcosa per reintrodurre una disciplina più severa di questo settore“.


Come arriva un giocatore come Cristiano Ronaldo a rendere il suo patrimonio simile quasi a quello di uno Stato?
La caratura di certi giocatori è quella di star planetarie e di conseguenza il giro di affari che c’è attorno alla gestione e all’immagine di questi atleti è diventata ben superiore rispetto agli emolumenti e agli ingaggi che percepiscono dai club. Questo dà un po’ le dimensioni dell’importanza dell’attività sportiva rispetto alle altre attività che un tempo erano un contorno e oggi sono praticamente di tutti i calciatori e nei casi più clamorosi diventano l’attività principale se consideriamo poi i ritorni finanziari. Anche questo fa parte del calcio contemporaneo, ed è un percorso ormai talmente avviato che è impossibile tornare indietro“.

A cosa è dovuto l’exploit di alcuni campionati minori come ad esempio quello cinese, russo, indiano?
Al fatto che il calcio è diventato uno strumento di marketing e geopolitico, nulla come il calcio arriva in ogni angolo del pianeta e condiziona emotivamente la percezione di certi regimi oltre che produrre poi ricchezza e fatturati. Di conseguenza, alcuni governi, alcune autocrazie hanno capito che quello strumento andava utilizzato per propri fini e per dare l’idea ben precisa di modernità del paese e ha deciso di cavalcare l’onda planetaria del calcio. Fino agli anni 2000 la direttrice era quella Europa-Sud America. Blatter è stato uno di quelli che ha capito la forza del calcio spingendo l’organizzazione dei campionati del mondo nei paesi che andavano oltre quest’asse e oggi sono i governi che hanno preso in mano le redini del calcio. Tutto questo ha portato ad una corsa per accaparrarsi l’organizzazione dei campionati del mondo. La prossima edizione celebrerà di fatto il quarto mandato di Putin e la Russia ritornata ad essere una potenza nello scacchiere globale. Lo stesso vale per il Qatar che vuole dare un segnale di prosperità e successivamente, anche se non sono state ancora assegnate, le edizioni del 2026 e del 2030 rappresenteranno una crescita mediatica per certi paesi come la Cina che cerca di dare un’immagine diversa da quella che si ha in Occidente“.

Questione Milan. Molti addetti ai lavori, ancora oggi, sono scettici sull’insediamento della nuova proprietà: tu come la vedi?
La nuova proprietà del Milan è la proprietà di un imprenditore che non ha alle spalle un’industria, ha un patrimonio che ha investito in gran parte se non totalmente nel Milan, che si è indebitato e che spera in questa operazione per rivalutare il club per rivenderlo, quotarlo in borsa e guadagnarci: è un’operazione di natura finanziaria, speculativo a differenza dell’operazione industriale che ha fatto Suning con l’Inter, quindi dovrebbe essere letta quella del Milan in maniera molto laica e neutrale, se non fosse per il fatto che si ha a che fare con il secondo brand calcistico italiano. Data la rilevanza pubblica che hanno i club, l’Italia avrebbe dovuto adottare una disciplina molto più severa per tutelare i propri brand in maniera preventiva e verificare la solidità economica di chi ambisce ad acquistarli“.

Chiudiamo con un pronostico. Per la Serie A italiana, dici ancora Juve o prevedi la sorpresa Napoli?
Bella domanda! Una squadra che vince 6 titoli consecutivi e che ha una solidità economica e tecnica come la Juve è automaticamente favorita. Il calcio ci ha abituato ad avere delle sorprese anche se sono sempre più rare perché è spesso il fatturato a scrivere l’albo d’oro, però devo dire che il campionato italiano ha offerto e offrirà questo scontro al vertice a differenza di tanti altri campionati in Europa e quindi sarà bello gustarselo fino alla fine. Per la legge dei grandi numeri potrebbe esserci una sorpresa quest’anno, ma qui non parla il giornalista ma il tifoso“.