Sono passati 24 anni da quando i Toronto Raptors fecero il loro debutto in NBA, tra tanto entusiasmo e più di qualche dubbio. Ventiquattro stagioni più tardi la franchigia canadese è riuscita vincere il titolo, in maniera insperata ma certamente meritata, soprattutto per il modo che ha avuto di costruirsi, rinnovarsi e adattarsi durante gli anni sino a diventare oggi una delle realtà più solide e affermate nel panorama della National Basketball Association.

Era il 1995 e la NBA sbarcava in Canada con due nuove squadre a Toronto e Vancouver. A dir la verità in Ontario la massima lega americana già c’era stata, ma tutti lo avevano ampiamente dimenticato (erano i Toronto Huskies che durarono appena una stagione nel primo assoluto campionato NBA del 1946). Per la squadra di “Hogtown” fu scelto un nome che oggi può apparire bizzarro, ma che in quegli anni era per forza di cose sulla bocca di tutti: Raptors, in riferimento ai Velociraptor protagonisti del film record d’incassi Jurassic Park. Come era consuetudine fu isituito un “expansion draft” che permettesse alle nuove franchigie di prendere giocatori non protetti dalle altre formazioni al fine di costituire il proprio roster e i neonati Raptors si ritrovarono in mano qualche giocatore d’esperienza (o per meglio dire, a fine carriera), al quale si aggiunse anche un inatteso acquisto d’oltreoceano: Vincenzo “el Diablo” Esposito, primo italiano a sbarcare nel campionato a Stelle e Strisce (anche se vi disputò solo 30 partite prima di tornare nel Vecchio Continente). Al draft NBA la squadra dell’allora GM Isiah Thomas prese a sorpresa al #7 Damon Stoudamire, una scelta contestata da molti ma che si rivelò poi azzeccatta visto che il playmaker proveniente da Arizona vinse il premio di Rookie dell’anno.

Nonostante il grande interesse mediatico, il folto pubblico e la stellina Stoudamire i primi anni dei Raptors furono inevitabilmente difficili da un punto di vista dei risultati, che li vedevano languire nei bassifondi della classifica, proprio come i cugini di Vancouver, i Grizzlies. A portare luce alla franchigia dei Dinosauri ci pensò allora il promettente Vince Carter (Rookie dell’anno nel ’99), che insieme al cugino Tracy McGrady permise loro di conquistare per la prima volta i playoff nella stagione 1999-2000.

Carter e McGrady

Alle buone annate di inizio del nuovo millennio seguì però un nuovo periodo di crisi (anche se andò decisamente peggio ai Grizzlies, che si trasferirono a Memphis lasciando ai cugini l’esclusività del Canada) e per uscirne i Raptors si rivolsero ancora una volta oltreoceano, una caratteristica preponderante di questa franchigia. Come nuovo GM venne ingaggiato Maurizio Gherardini (storico dirigente della Benetton Treviso) e la 1a scelta assoluta del draft 2006 vide per la prima volta chiamato un europeo, Andrea Bargnani. Con il “Mago” (che sebbene non diventò mai una star diede comunque un contributo importante) e soprattutto con Chris Bosh i Raptors poterono contare su un team solido e per la prima volta chiusero al primo posto della propria Division. I playoff rimasero però terreno assai differente, con due cocenti eliminazioni consecutive al primo turno.

Altro giro, altra rivoluzione in seguito all’addio di Bosh. L’esplosione del giovane DeMar DeRozan, l’acquisto di Kyle Lowry e la scelta di un altro centro europeo (il lituano Jonas Valanciunas) sembavano stavolta aver portato alla quadratura del cerchio. Nel 2013-14 i Raptors ritrovarono la post-season, due stagioni più tardi terminarono per la prima volta nella storia un campionato sopra il 60% di vittorie (e si videro fermati in finale di Conference dai futuri campioni dei Cleveland Cavaliers di LeBron James). Finalmente c’eravamo, ma mancava ancora qualcosa.

Quel qualcosa si chiama Kawhi Leonard. La superstar dei San Antonio Spurs fu presa nell’estate 2018 in cambio di DeRozan e con l’arrivo durante la stagione di Marc Gasol (un altro europeo, ovviamente) al posto di Valanciunas sottocanestro i Raptors conquistarono per la prima volta nella loro relativamente breve storia l’accesso alle NBA Finals. Un bell’applauso e tante pacche sulle spalle, ma niente di più visto che contro si sarebbero ritrovati gli stellari Golden State Warriors e le chance di vincere erano sottilissime. E invece no. Una serie monstre, un po’ di fortuna e tanta qualità fecero accadere l’impossibile, facendo sì che per la prima volta l’Anello NBA varcasse i confini americani per finire tra le urla di giubilo in Canada. Dagli sfortunati esordi con il Diablo al titolo, il tutto in 24 anni di alti e bassi: i Toronto Raptors hanno capito come si fa a diventare grandi.