Nell’estate del 2017 la difesa del Liverpool fa acqua da tutte le parti. I reds giocano un gran calcio, sono in grado di battere chiunque nello scontro diretto, ma dietro, proprio non ci siamo. Jürgen Klopp fa carte false per assicurarsi i servigi del centrale del Southampton Virgil Van Dijk. La collaborazione con la squadra del sud dell’Inghilterra è buonissima e il Liverpool, negli anni, ha rimpinguato le casse del Soto, riempiendole di milioni di sterline. Le offerte sono importanti e lo farebbero il difensore più pagato della storia, ma i Saints non hanno nessuna intenzione di privarsi del loro capitano.

Il Liverpool ci prova con insistenza, ma la risposta è picche. Anzi, il Southampton denuncia i reds per l’approccio con il giocatore. Klopp, dal canto suo, non corre ai ripari. O lui o nessuno, con il tesoretto che viene accantonato. La stagione inizia e il Liverpool è una giostra, fatta di emozioni e di reti, sia segnate sia subite. È palese la necessità di intervenire e acquistare un leader difensivo. La domanda più frequente, tra opinione pubblica, media e tifosi, era la seguente: perché fissarsi così su un giocatore? L’olandese non era di certo l’unico centrale disponibile in estate, e al club inglese non mancavano i denari da spendere. Klopp, e la sua cocciutaggine, sono finiti sul banco degli imputati. Dopo qualche mese, a inizio 2018, quel lungo corteggiamento è concluso, con il matrimonio tra Van Dijk e il Liverpool. Tutti contenti? No, non ancora. L’esborso è stato esorbitante, oltre i canoni a cui eravamo abituati. 78’800’000 di euro. Per un difensore! Che oltretutto finora aveva militato in squadre minori (Groningen, Celtic e Southampton). Se Virgil vale 80 milioni, quanto era il valore di Nesta o Maldini? Le solite illazioni da bar. Per garantire la firma del centralone nato a Breda l’otto luglio del 1991 il club gli ha assicurato 130’000 sterline a settimana, più un cospicuo bonus all’autografo (6 milioni).

All’esordio Van Dijk ha incrociato i rivali cittadini dell’Everton. Il Merseyside derby, non una gara come le altre. Alla fine l’ha spuntata il Liverpool, con una rete in pieno recupero proprio del neo numero 4. In un solo istante, con la capocciata imperiosa che ha inchiodato Pickford, Virgil si è scrollato di dosso il peso di quei milioni. Ma l’olandese non è giunto nella città che fu dei Beatles per risolvere i problemi offensivi, bensì quelli di un reparto arretrato zoppicante. Van Dijk ha avuto il merito di elevare il livello di ogni suo compagno. Lovren, che prima era goffo e impacciato, è migliorato. Klavan, fin lì un oggetto misterioso, assicurava maggiori garanzie. Discorso simile per Gomez e Matip. Van Dijk è pressoché insuperabile sulle palle alte. Nonostante la stazza ha un ottimo passo e un’eccellente progressione. È capace di far ripartire l’azione con i piedi. Fa giocare la squadra alta. È abile nell’uno contro uno (le statistiche in questo senso sono un elogio alla perfezione: nessuno in stagione l’ha superato in dribbling). E infine ha grande leadership, un dono, non acquistabile.

La testardaggine del tecnico di Magonza è stata ripagata, altroché. Meglio aspettare qualche mese e assicurarsi il meglio che accontentarsi di un’alternativa. Oggi quella del Liverpool è la seconda miglior difesa dei massimi campionati europei, al pari della Juventus e dietro al solo PSG. I reds dal gennaio scorso stanno costruendo la propria forza anche grazie alla difesa, inanellando clean sheet, soprattutto tra le mura del leggendario Anfield. Sembrava impensabile, un paradosso, ma una pedina mossa con lungimiranza ha permesso a Klopp di fare scacco matto. Mercoledì il Liverpool si è conquistato un posto nel G8 pallonaro, dopo la cavalcata dello scorso anno che ha condotto la truppa del manager tedesco, rinforzata –  ça va sans dire – da VVD fino alla finalissima contro il Real Madrid. Dietro, nella sfida all’Allianz Arena, è stato bucato solo da un tocco maldestro di Matip, dimostrando ancora una volta la permeabilità della squadra; davanti si è concesso il lusso di staccare abbondantemente sopra a un colosso come Hummels per la rete della sicurezza. Dall’Everton al Bayern Monaco, sono passati solo 14 mesi, ma per il Liverpool sembra una vita. I soldi spesi dalla dirigenza reds vengono visti come un affare e non più come una follia. In questo lasso di tempo il leader alto 193 centimetri è pure diventato capitano della sua nazionale (l’Olanda, che è in netta ripresa dopo anni d’appannamento) e in assenza di Henderson e Milner indossa i galloni anche con gli inglesi. Oggi, visto anche il declino – temporaneo – di Sergio Ramos è probabilmente il miglior centrale difensivo del mondo, e ha appena 27 anni.

Martedì sera mister John Henry, proprietario del Liverpool e dei Red Sox in America, sull’euforia della vittoria ha twittato “Il 75% della terra è coperto dall’acqua, il restante 25% da Virgil Van Dijk”, come a dire che è ovunque e che il suo team con lui in campo può dormire sonni tranquilli. Con Van Dijk in questo stato psicofisico potreste pure camminare a testa alta sulla Striscia di Gaza senza correre nessun rischio. Al suo fianco vi sentireste invincibili, un po’ come sta succedendo al Liverpool. I rossi magari quest’anno non metteranno nessun trofeo in una bacheca che in passato si è arricchita a dismisura (complice un intrattabile City in Premier e una concorrenza spietata in Europa), ma sicuramente stanno mettendo le basi per un futuro roseo, con al centro del progetto il gigante olandese.