C’è un muro che divide la normalità dall’eccellenza, un ostacolo che solo i grandi campioni sono in grado di superare. Al di là della barriera la vista è magica, l’Olimpo dei fenomeni. Una sorta di Campi Elisi, dove corrono, sgambettano e si divertono i migliori, coloro che entrano nella mitologia di questo sport, ma da vivi, con gesta memorabili. L’élite.

Il sogno di ogni calciatore è poterci entrare, anche solo per una stagione e banchettare alla tavola dei numeri uno. Da lì, poi, ogni anno viene scelto il migliore, incoronato con il Pallone d’Oro, massimo riconoscimento per un calciatore. Da più di dieci anni – 2008 – è stato un rincorrersi tra l’argentino Messi e il portoghese Ronaldo. Come in una partita di tennis, con il trofeo che rimbalzava da una parte all’altra del campo. L’anno scorso – e permettetici di dire finalmente – l’egemonia è stata spezzata da Luka Modric, croato scappato dalle bombe della sanguinosa guerra balcanica. Il nonno venne assassinato dai serbi e il piccolo folletto nato in Dalmazia iniziò a dare i primi calci al pallone nel posteggio di un hotel che ospitava rifugiati. Un’infanzia dura, per Luka, a cui però il Dio del calcio ha donato un tocco di palla nobile e un’intelligenza fuori dal comune. Il numero dieci del Real Madrid, a dispetto del suo fisico minuto, ha fatto da ariete, abbattendo la resistenza del castello per prendersi la meritata corona. E quest’anno come andrà a finire? L’MVP verrà deciso probabilmente da una lista ristretta. Ça va sans dire, ci saranno sicuramente Messi e Ronaldo. Prepotentemente si è inserito pure il trio del Liverpool composto da Virgil Van Dijk, Alisson Becker e Momo Salah. Un altro nome? Sicuramente il portoghese Bernardo Silva, che in stagione ha fatto incetta di premi.

LM10. Dare un giudizio alla stagione di Messi non è assolutamente facile. Il problema, con lui, è che ha posto l’asticella a vette altissime. La Pulce ha vinto la Scarpa d’Oro, trofeo destinato al miglior bomber della stagione. Si è aggiudicato pure la Liga, ma sulla sua stagione la macchia dell’eliminazione in Champions League contro il Liverpool è evidente. Una semifinale che all’andata aveva illuminato con due reti, di cui una splendida. Sulla scia dell’insuccesso europeo è arrivato pure il tonfo in Coppa del Re. Non è andata meglio in Copa America, in cui l’Albiceleste ha vissuto un percorso tra tanti bassi e pochi alti, prima di venir eliminata dagli arcirivali brasiliani. Messi, ancora una volta, non è riuscito a trionfare con la sua nazionale, alimentando il dibattito tra le sue prestazioni e quelle di Maradona.

CR7. Il portoghese è sbarcato in Italia, per un trasferimento che aveva del clamoroso. La Serie A è da sempre un banco di prova rischiosissimo per gli attaccanti, ma lui l’ha superato. Ha segnato, con continuità, portando la Juve all’ottavo successo consecutivo. Non è riuscito a vincere la classifica marcatori, in cui ha primeggiato il “vecchietto” Quagliarella. Ma la vera prova del nove, per lui e la Juventus, era la Champions League. Cristiano non ha deluso, eliminando praticamente da solo l’Atletico, la Vecchia Signora sì. Ciao ciao Champions per mano dei giovani terribili dell’Ajax. Ronaldo si è consolato, in estate, con la vittoria nella prima Nations League, realizzando una tripletta in semifinale che ha spezzato i sogni di gloria della Svizzera. Non male, ma anche lui in carriera ci ha abituato meglio.

MS11. L’egiziano anno dopo anno migliora. Nella prima stagione in Premier League con il Liverpool ha avuto un impatto clamoroso e nella seconda si è ripetuto vincendo la classifica marcatori, bissando la stagione 2017/2018. Coi Reds ha sfiorato la vittoria in Premier League, ma ha alzato al cielo di Madrid la Coppa dalle grandi orecchie, un bel bonus in ottica premio. Tantissime reti, un rendimento costante, due finali di Champions e tanto altro. Non benissimo in Coppa d’Africa, ma la sua candidatura ha un peso specifico importante. Sarebbe il secondo africano della storia a mettere le mani sul trofeo.

VVD4. Jürgen Klopp l’ha voluto dimostrando grande cocciutaggine. Da testardaggine a competenza il passo è breve e la scelta di aspettarlo è stata pagante. L’olandese ha dato ai Reds una marcia in più e soprattutto ha sistemato l’assetto difensivo, storicamente traballante, dei rossi. È un leader, come non se ne vedevano più. Lo dimostra la fascia al braccio che indossa con la sua nazionale e i galloni che gli hanno sempre consegnato nelle squadre in cui ha militato, compreso nel Liverpool in assenza di Henderson e Milner. Attualmente è il difensore più forte del mondo e in stagione non è stato dribblato da nessuno. Si tratta di un numero che ha diverse chiavi di interpretazione. Van Dijk ha però il merito di leggere le situazioni difensive con una velocità impareggiabile. Un QI calcistico che raramente si può ammirare su un campo da calcio. Solitamente il premio è destinato a giocatori offensivi, ma Virgil può sovvertire questa tendenza.

BS20. Un altro portoghese. A inizio stagione nel suo ruolo il Manchester City ha comprato fior fior di calciatori, aumentando a dismisura la concorrenza. Guardiola tuttavia non ha mai rinunciato a Bernardo Silva. Piccolo, veloce, tecnico e decisivo. Decisivo e deciso, anche quando c’è da rincorrere e “mettere il piede”. Un giocatore indispensabile nelle due fasi, diventato uno splendido centrocampista box-to-box. Negli ultimi mesi ha alzato al cielo la Supercoppa inglese, la Premier, La FA Cup e la Coppa di Lega. Con la sua nazionale ha vinto la Nations League, strappando dalle mani di Ronaldo il premio come migliore della competizione. È stata la sua stagione, quella da ricordare, difficile da ripetere. Forse, però, nemmeno questo bendidìo basterà.

AB1.Un altro giocatore del Liverpool, la cui candidatura giorno dopo giorno acquisisce un peso maggiore. È stato eloquente Klopp, che ha dichiarato – in merito ai soldi spesi per lui in estate – che se avesse saputo che era così forte avrebbe staccato un assegno ancor più pesante. Per lui ha battuto il record di spesa per un portiere (prima di essere superato dal Chelsea), ma soprattutto ha risolto un problema che per i reds si protraeva da più stagioni. Ha fatto qualche errorino, forse imputabile all’adattamento in Premier, ma è stato decisivo. È stato il miglior portiere in Inghilterra, in Champions e pure in Copa America. Ha alzato due trofei prestigiosi da assoluto protagonista, ma è un portiere, come lui stesso ha ammesso con grande umiltà. Finora il Pallone d’Oro è stato assegnato a un solo numero uno, il ragno nero Jašin, che sia l’anno buono?

A chi andranno scettro e corona quest’anno?