La ginnastica artistica non è solo tecnica, muscoli, forza e precisione. È anche grazia ed eleganza. Simone Biles ha tutte queste qualità. Non teme la forza di gravità sul tappeto, volteggia sulle parallele e sulle travi come se fosse più facile del semplice camminare.

Prima dei successi olimpici (quelli di Rio) e quelli mondiali, dove sia a livello singolo che di squadra vedono Simone consacrata come campionessa indiscussa, la vita della ginnasta non è stata semplice. Fu affidata ai nonni all’età di sei anni e si trasferì in Texas dall’Ohio (dove è nata). Qui si avvicina alla ginnastica artistica grazie anche al sostegno dei suoi progenitori.

Oggi è quattro volte campionessa olimpica e membro delle Final Five, la squadra nazionale statunitense vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016.

I primi successi nazionali arrivano nel 2011. Dopo diverse qualificazioni a concorsi quali il Glider’s Elite Qualifier di Riverside, gli American Classic, i CoverGirl Classic e il Visa Championships, entra nella squadra nazionale junior.

Termina la fase juniores nel 2013, quando, viene scelta, insieme a Katelyn Ohashi, per partecipare all’AT&T American Cup come sostitute delle infortunate Kyla Ross ed Elizabeth Price. A marzo di quell’anno viene selezionata per far parte della squadra nazionale in diverse competizioni. Grazie ai buoni risultati raggiunti in queste, sarà una delle rappresentati degli Stati Uniti ai Mondiali di Anversa. Tutti inizieranno a parlare di lei. Simone Biles è infatti la prima ginnasta americana, dopo Shannon Miller, a qualificarsi in tutte le specialità. Vincerà due ori, un argento e un bronzo.

Dopo un infortunio alla spalla, torna a competere e a vincere agli U.S. Classic, ai P&G Championships e ai Campionati Mondiali di Nanning.

Non manca neanche nel 2015 a quelli di Glasgow. Gli Stati Uniti vincono il terzo oro consecutivo a squadre e Simone stravince anche a livello individuale. A novembre 2015 diventa un’atleta sponsorizzata dalla Nike.

Tutte le competizioni che seguono gli ultimi mondiali avranno un solo obbiettivo: la qualificazione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. La Biles sarà la prima ginnasta statunitense ad aver vinto quattro titoli in una singola olimpiade. Viene poi scelta come portabandiera della nazionale statunitense alla cerimonia di chiusura dei Giochi.

Dopo un periodo sabbatico, in seguito allo sforzo olimpico, si aggiudica quattro medaglie d’oro ai Mondiali di Doha 2018.

Con 25 medaglie vinte tra Mondiali e Olimpiadi supera anche il record della Miller e diventa la ginnasta più decorata d’America.

Durante la sua carriera, anche la Biles venne accusata di doping. Alcune persone non riuscirono a credere che tutti i risultati ottenuti dall’americana fossero solo frutto di tanta costanza, forza e abilità. E’ il 12 settembre 2016 quando il gruppo di hacker Fancy Bears rende pubblici dei documenti che sembrerebbero rivelare che Simone, durante le olimpiadi di Rio de Janeiro, era risultata positiva alle sostanze dopanti metilfenidato e acido ritalinico.

La Wada (agenzia mondiale anti-doping) specifica immediatamente che Simone Biles e gli altri atleti coinvolti nello scandalo hanno agito secondo le regole previste; la Biles, in particolare, è tuttora coperta da un esenzione dovuta a terapia medica. L’atleta rese noto tramite il proprio profilo social di essere affetta da sindrome da deficit di attenzione e iperattività, per la quale assume i farmaci contenenti le sostanze dopanti.

Le straordinarie prodezze della ginnasta sono state scosse anche in un secondo momento quando, tra il 2017 e il 2018, la nazionale americana di ginnastica è stata sconvolta da scandali sessuali. Oltre 350 atlete, compresa Simone Biles, denunciarono l’allora medico Larry Nassar di abusi e molestie sessuali. Tali procedure, fatte passare inizialmente da Nassar come metodi medici, sono state condannate duramente. Il medico dovrà scontare il carcere a vita.

In un recente articolo di Vanity Fair, la ginnasta ha dichiarato di aver ancora paura e di non fidarsi della Federazione di ginnastica perché non ha saputo proteggere lei e le altre atlete. La fiducia l’ha ritrovata nella pedana che non ha mai abbandonato.

La definizione di ginnastica come forma d’arte trova perfetta esemplificazione in Simone Biles. In seguito ad un infortunio ai polpacci, inventa un esercizio che porta oggi il suo nome: The Biles. Si tratta di un doppio salto mortale con un mezzo avvitamento in aria. E’ l’unica atleta al mondo in grado di farlo. Il nuovo salto entra nel codice dei punteggi con un coefficiente di 6.40.

Ma questo non è l’unico primato della ginnasta. Infatti, ai Campionati di ginnastica statunitense 2019, che si sono tenuti a Kansas City, Simone si è aggiudicata il titolo di prima donna a riuscire in un doppio salto mortale all’indietro con avvitamento in uscita sulla trave.

Come qualsiasi altro sport, anche la ginnastica prevede un impegno costante, una dedizione totale al proprio corpo e privazioni verso la propria vita che possono pesare a lungo andare. Simone Biles ha, infatti, confermato che quella di Tokyo sarà la sua ultima Olimpiade. «…è diventato difficile tenere il ritmo, a volte», dichiara alla Gazzetta dello Sport. Lei stessa ha ammesso che il suo corpo ha risentito particolarmente dei diversi infortuni e ripartire è sempre più difficile.

Certamente lo sport mondiale spera che Simone Biles si prenda solo una seconda pausa. Quel che è certo è che Simone, oggi, è la ginnasta più forte al mondo. Ha creato magia, ha inventato arte, ha ispirato con i suoi movimenti così morbidi e lineari. Lei è la prima Simone Biles. Chissà cosa il futuro ha in serbo per la ginnastica artistica.