Era sorto da pochi minuti il sole a Milano, quando venerdì mattina l’Inter annunciava l’ingaggio di Antonio Conte come nuovo allenatore. “Molti si chiederanno perchè proprio io” pronunciava lo stesso allenatore nel video di presentazione. Beh, ce lo siamo chiesti anche noi.

Prima del biennio di Luciano Spalletti, l’ultimo allenatore a guidare l’Inter per due intere stagioni consecutive era stato Josè Mourinho. Dal 2010 al 2017 si erano infatti visti ben dodici cambi in panchina e la discontinuità era diventato il marchio di fabbrica di un’Inter sempre più lontana dai vertici. Così, dopo la disastrosa annata 2016-2017 (del poker De Boer-Vecchi-Pioli-Vecchi), la nuova dirigenza italo-cinese aveva deciso di puntare su Spalletti, allenatore di grande esperienza, autore di un ottimo campionato con la sua Roma. Una scelta vincente: il tecnico toscano ha infatti centrato per due anni consecutivi la qualificazione in Champions League e, nonostante un percorso tutt’altro che lineare, ha restituito all’Inter non solo un carisma e una reputazione nuove, ma anche delle basi tattiche e tecniche molto solide su cui poter costruire la squadra che verrà.

In tal senso la prima via che porta ad Antonio Conte è proprio questa. Spalletti ha dato stabilità ad un gruppo a cui ha fatto compiere una crescita orizzontale priva di picchi straordinari (se non legati a singoli momenti, vedi le incornate di Vecino contro Lazio e Tottenham), ma che è ora dotata di fondamenta assolutamente solide. Fondamenta che ora dovranno reggere una crescita verticale, quella che dovrebbe garantire l’ingaggio di un allenatore di caratura internazionale come Antonio Conte. Senza risalire alla prima Juventus Campione d’Italia, basta guardare al suo primo anno inglese: il Chelsea veniva dalla peggiore stagione della gestione Abramovic e Conte riuscì a sfruttare una rosa praticamente invariata (Kantè, Marcos Alonso e David Luiz gli unici acquisti) e vincere il titolo al primo tentativo. Esperienza inglese che ha portato un altro prestigioso titolo nella bacheca del tecnico leccese come l’FA Cup, prima di terminare il rapporto lavorativo fra I banchi di un tribunale. In quest’ottica, l’ingaggio di Conte permetterebbe ai nerazzurri di non dover rivoluzionare una rosa che si è dimostrata all’altezza degli obiettivi stagionali, ma che, con I dovuti e necessari innesti, possa invece far ambire a traguardi maggiori.

D’altro canto l’obiettivo della famiglia Zhang sembra proprio essere quello di alzare l’asticella e il primo acquisto (seppur ancora ufficioso) della nuova Inter è una dichiarazione d’intenti: Diego Godin si aggiungerebbe ad un reparto difensivo che si è comportato molto bene nelle ultime due stagioni e che con l’innesto dell’uruguagio diverrebbe di primissimo livello, nel panorama italiano ed europeo. La capacità di attrarre giocatori di questo calibro è un altro dei motivi che ha portato Antonio Conte a Milano. La sua esperienza sulla panchina della nazionale italiana ha laicizzato la sua figura che, fino ad allora, sostanzialmente divideva I tifosi in juventini e non. Ma lo ha anche inserito in un filone di allenatori-condottieri come Simeone e Klopp, che soffrono, vivono e giocano la partita assieme alla squadra. Uno spirito che ha sempre avuto una certa connessione col mondo interista e che con Conte e Godin avrebbe una concreta declinazione in campo, conferendo all’Inter un carisma e un’appetibilità ben maggiori.

La decisione della dirigenza nerazzurra non è per tutti. Lo dice la stessa (efficace) campagna social dell’Inter Media House. Conte e il nerazzurro è un accostamento che fino a qualche tempo fa avrebbe fatto arricciare il naso anche ai tifosi meno integralisti. Ma già la nuova maglia per la stagione 2019-2020 rompe le righe e dà una rappresentazione grafica di quella che è la voluta discontinuità del dopo-Spalletti. Una discontinuità ben diversa da quella dei sette anni post-Mourinho, e che è invece il sintomo di una nuova dirigenza che vede la crescita strutturata e ambiziosa della propria squadra come l’unico obiettivo da centrare, slegato da ogni dinamica non da professionisti. Vero, Conte è stato e rimarrà per sempre una bandiera nella storia della Juventus, ma ora è, per I vertici nerazzurri, l’allenatore di cui ha bisogno l’Inter e che la dirigenza ha individuato per accelerare nel percorso di avvicinamento agli otto volte campioni d’Italia. In tal senso la decisione di Zhang rompe le linee e non fa nulla per negarlo. #Notforeveryone scrive sui social il profilo della società: chi vuole salire sul carro, direbbe qualcuno, lo faccia subito, altrimenti sarà troppo tardi.

Perchè proprio io?” -diceva Conte nel video-annuncio -“Perché insieme ai tifosi dell’Inter condividiamo la stessa ambizione, il coraggio, la fame e la determinazione” si rispondeva. I risultati peseranno molto nella sua esperienza nerazzurra, forse più che per qualunque altro allenatore. Quel che è certo è che l’ Inter ha imboccato un sentiero ricco di ostacoli, ma che alla fine potrebbe pagare ricchi dividendi. Un sentiero non per tutti.