Dopo 50 partite di regular season è finalmente tempo di playoff, il momento della stagione più atteso dagli appassionati di hockey. Il periodo dell’anno in cui molti giocatori (ma anche alcuni tifosi), per ricordarsi che la posta in palio è più importante di qualsiasi altra cosa, smettono di radersi e di curare il loro aspetto esteriore. E per la prima volta dopo cinque anni vi prenderanno parte entrambe le squadre ticinesi di National League.

Se per il Lugano, onestamente, essere fra le migliori otto è il minimo sindacale, per l’Ambrì si tratta di un traguardo notevole, raggiunto solamente una volta negli ultimi 12 anni (nel 2013/2014 per l’appunto). I leventinesi hanno terminato il campionato arrivando addirittura al 5° posto, risultato che permetterebbe loro in caso di successo finale di una delle prime quattro di qualificarsi per la prossima edizione di Champions Hockey League.

I biancoblù si troveranno di fronte il Bienne, una squadra talentuosa e vera e propria bestia nera, visto che gli uomini di Cereda non hanno raccolto nemmeno un punto nei quattro confronti diretti stagionali. Seeländer favoriti? Ni. Vuoi perché, in fin dei conti, le due compagini hanno concluso la regular season con gli stessi punti (79). Vuoi perché dopo una prima parte d’inverno convincente, il rendimento dei bernesi è calato. Vuoi perché, in questi casi, l’entusiasmo e il fatto di giocare con meno pressione addosso rispetto a quella degli avversari può avere un ruolo non indifferente.

Per riuscire ad avere la meglio sulla squadra allenata da Törmänen, l’Ambrì avrà bisogno che Kubalik si confermi sui livelli mostrati fin qui, che gli hanno permesso di finire nel mirino di molte squadre NHL e di essere il top scorer dell’intera lega (57 punti, 25 gol e 32 assist). Il 23enne ceco ha trovato in Zwerger e Müller due spalle perfette, dando vita a una linea che a lungo ha trascinato i sopracenerini. Oltre a loro, decisivo è stato l’arrivo in valle di Novotny, importante tanto sul ghiaccio (specie negli ingaggi) quanto nello spogliatoio e nel rapporto con i tifosi, vestendo i panni del capo curva e riproponendo il “geyser sound” reso celebre dai fans islandesi agli Europei del 2016. Ma l’Ambrì, da sempre, è anche “classe operaia” e in questo senso giocatori come Kostner, Capitan Bianchi e il rispolverato Ngoy hanno reso al di sopra delle attese. Per battere il Bienne ci sarà bisogno anche di loro.

Il Lugano invece incrocerà i bastoni dello Zugo, una compagine ormai abituata a disputare una buona regular season, salvo poi spegnersi sul più bello, quando i giochi iniziano a contare per davvero. Dire che le due squadre si conoscono quasi a memoria è persino riduttivo, visto che in questa stagione si sono affrontate ben sette volte. Una negli ottavi di finale di Coppa Svizzera (che ha sorriso ai Tori) e sei in regular season in virtù – o forse sarebbe meglio dire per colpa – del discutibile calendario di National League che non mette di fronte tutti gli avversari lo stesso numero di match. In questo caso le due formazioni si sono divise equamente la posta: gli svizzero-centrali hanno festeggiato nelle prime tre gare, i ticinesi nelle ultime tre. 

Nonostante abbia concluso la stagione regolare al 7° posto, la truppa di Irleland ha registrato il miglior attacco della lega, mettendo il disco in rete una volta in più rispetto a quella di Tangnes. La differenza di punti in classifica (19) l’hanno quindi fatta le difese, con quella bianconera decisamente più vulnerabile. Zugo che ha potuto pure fare affidamento sul power play più prolifico della lega, mentre il Lugano è stato superiore solo al Friborgo. Il passaggio del turno dei sottocenerini dipenderà quindi molto dal rendimento di Merzlikins, che dopo una decina d’anni (sei con la prima squadra) lascerà le rive del Ceresio per tentare l’avventura in Nord America. Interessante sarà poi il “triello” fra Suri e Lammer da una parte e Hofmann – miglior svizzero dell’intera NL – dall’altra, i quali a fine stagione, comunque vada, si scambieranno le maglie.

La fase rovente della stagione sta per iniziare. La speranza è quella di vedere, da Airolo a Chiasso, capelli lunghi e barbe incolte.