Ogni Swimrun è una grande avventura. Un alternarsi di corsa e di nuoto, capace di regalarti emozioni uniche attraverso percorsi tecnicamente difficili ed estenuanti, ma allo stesso tempo indescrivibili per la bellezza della natura che ti circonda.

Il mio viaggio era già partito in marzo, nel corso di una gara di preparazione in Francia, nella bellissima cornice della Costa Azzurra. Dopo questa ennesima esperienza ho avuto la possibilità di accettare una sfida nuova, creando una collaborazione con un team internazionale di swimrun (team Envol), che unisce molti atleti da tutte le parti del mondo. 

Con Alexi, swimrunner del gruppo Envol, che ha accettato di intraprendere questa stagione con me, abbiamo programmato diverse gare per riuscire a strappare un biglietto per la finale mondiale in Svezia.

Una settimana fa siamo volati proprio lì, nel paese nativo di questa disciplina. La gara, “ÖtillÖ Utö”, è una tappa del circuito mondiale ed è considerata come una delle più impegnative per le temperature e il tracciato che la caratterizzano. Si svolge sullo stesso territorio della finale mondiale, ma presenta la metà della distanza da percorrere. 35 km a corsa e 6 km a nuoto, su un trail tecnicamente molto difficile e molto scivoloso date le condizioni climatiche delle settimane precedenti in Svezia. Ciò che personalmente mi spaventava maggiormente era la temperatura dell’acqua, data qualche giorno prima fra i 5 e i 9 gradi.

Impossibile pensare di nuotare per diverse ore in acque così fredde, ma quello che mi rassicurava era il fatto di avere delle tratte corte e veloci a nuoto, nelle quali non dovevo “in teoria” raffreddarmi troppo, permettendomi di evitare di patire il freddo lungo il percorso. Le previsioni si sono poi confermate: il giorno della gara, nelle varie tratte affrontate, l’acqua aveva una temperatura fra i 5 e i 7 gradi. 

La gara è stata incredibile, tenere il ritmo delle prime coppie di atleti non è stato evidente. Il livello è molto alto, e cercare di seguire il mio compagno di squadra in questa occasione per me non è stato facile. Le mie energie non erano ancora al 100% dopo una settimana di influenza, ma ho dato il massimo per stare al suo passo e portarci nelle prime sei posizioni finali dopo 4h47′. 

Lungo in percorso le rocce erano parecchio pericolose poiché bagnate, e le entrate in acqua sugli scogli erano ripide e ancora più scivolose. Nelle foreste sulle varie isole attraversate, il percorso era un “single track”, ciò significa che era molto stretto ed è quasi impossibile superare gli avversari su questi tratti, bisogna essere abili a trovare il momento tatticamente perfetto per poter effettuare un sorpasso sulla squadra che ti precede.

Questa gara mi ha rubato molte energie; per questo motivo, sapendo che il week-end successivo mi avrebbe aspettato un altro impegno che prevedeva il doppio della distanza, ho cercato di “riposarmi” durante la settimana lavorativa, effettuando un recupero sportivo attivo molto leggero, per eliminare le contratture post gara. 

In Francia per l’Ultra Swimrunman

Il sabato successivo ero infatti in forma e pronta per l’Ultra Swimrunman in programma nella regione delle famose e bellissime gole del Verdon. Abbiamo scelto di affrontare il formato più lungo offerto dalla gara francese, per allenare il nostro mentale di fronte a distanze così impegnative. 54 km a corsa e 13 km a nuoto, con un dislivello complessivo di 2200 metri. Non potevamo essere al top delle forze dopo la gara in Svezia della settimana precedente dato che, dopo sforzi così lunghi, il recupero è lento, però ci sentivamo pronti.

Alle 6h30 eravamo sulla linea di partenza, coscienti che la gara sarebbe durata più di 10 ore dato il dislivello da effettuare nel trail e la lunga distanza sulle tratte a nuoto. Non siamo stati molto fortunati sin da subito, pur essendo partiti molto bene al settimo km ho stupidamente appoggiato male la caviglia su un tratto di trail in discesa, la quale non ha tenuto, girandosi in maniera dolorosa. Ho capito che non poteva essere troppo grave, dato che in passato avevo già avuto un infortunio importante alla caviglia. Non mi sono dunque fermata e ho cercato di concentrarmi su ciò che mi restava da fare (più di 60 km). Non è stato facile, sentivo il piede gonfio che mi impediva di avere una certa sicurezza nel mio appoggio a terra, ma quello che mi rassicurava erano le tratte in acqua, poiché sapevo che il freddo mi avrebbe aiutato a sopportare il male. 

Passate le otto ore di gara, il mio compagno di squadra ha avuto un crollo di energie, causato secondo me da due epistassi improvvise nel corso delle ore precedenti. In quel momento ho capito che se non lo trascinavo alla fine, ci saremmo fermati lì. Non volevo abbandonare in quel momento e penso che nemmeno lui lo volesse, anche se il suo corpo aveva deciso di mollare.

Eravamo al secondo posto rispetto alle coppie miste e quinti a livello generale, le coppie davanti a noi non erano lontane… Ho spinto il mio compagno a continuare, ho preso posizione in acqua e sulla corsa. Piano piano abbiamo recuperato le coppie davanti a noi. Per mia fortuna qualcosa ha fatto sì che lui ritrovasse le forze e la motivazione per aiutarmi a portarci alla fine ed infatti così è stato.

Abbiamo nuotato molto bene l’ultima lunga tratta da 2 km in acqua, raggiungendo la terza posizione. Questa tratta è stata fatale per molte coppie dato che solo 17 hanno concluso la gara sulle 40 iscritte in partenza: effettuare più di 2 chilometri a nuoto in acqua fredda, dopo 9 ore di sforzo, non è evidente. Le energie sono al limite ed è difficile tenersi caldi e non subire il freddo dell’acqua. Molti infatti si sono ritirati, non essendo capaci di attraversare il lago con le poche forze rimaste.

Dopo questa tratta sapevo che non ci mancava più molto, ho spinto Alexi ad aumentare il ritmo così da tenere la posizione che avevamo ripreso.

Non mi piace ammettere di aver sofferto nel fare qualcosa che adoro, ma in questa occasione ho fatto davvero fatica…tanto da non riuscire a trattenere le lacrime sul traguardo. 

Ora è tempo di far tornare la mia caviglia a una grandezza normale e recuperare le energie, perché fra due settimane si parte per le isole Scilly, in Inghilterra, altra tappa del circuito ÖtillÖ. 

Never give Up <3