“Se c’è una magia nella boxe è la magia di combattere battaglie al di là di ogni sopportazione, al di là di costole incrinate, reni fatti a pezzi e retine distaccate. È la magia di rischiare tutto per realizzare un sogno che nessuno vede tranne te.”

Sono pronto a scommettere che il film di questo mese è conosciuto da tutti. Certo, forse non tutti l’hanno visto, ma in generale difficilmente si trova qualcuno che non ha mai sentito nominare questa pellicola acclamata sia dalla critica che dal pubblico. Stiamo parlando ovviamente di Million Dollar Baby (2004), opera diretta, prodotta ed interpretata da Clint Eastwood e nominata in sette candidature agli Academy Awards del 2005 collezionando poi quattro dei premi principali della celeberrima notte degli Oscar, ovvero sia: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista a Morgan Freeman e miglior attrice protagonista a Hilary Swank.

Tratto da un racconto della raccolta Rope Burns di F.X. Toole – ex pugile, allenatore di pugilato e scrittore – Million Dollar Baby narra le vicende di Maggie Fitzgerald (Hilary Swank) che irrompe nella palestra (e nella vita) dell’anziano manager di pugilato Frankie Dunn (Clint Eastwood) determinata a farsi allenare da lui per diventare una campionessa e perché, alla veneranda età di trentadue anni, nella vita non le è rimasto niente e si sente bene solo quando si allena. Inizialmente riluttante – a causa di pregiudizi nei confronti del rapporto tra la Nobile Arte e il Gentil Sesso e di esperienze passate con amici che si sono compressi la vita sul ring a causa sua – a poco a poco però Frankie viene contagiato dalla vitalità, dalla passione e dalla determinazione della donna fino ad affezionarcisi e a vedere in lei la figlia con la quale non ha contatti da ormai troppi anni. Anche il vecchio ex-pugile Scrap (Morgan Freeman), amico di lunga data di Frankie, si unisce al progetto di trasformare la ragazza in un pugile di qualità. L’alchimia che viene a crearsi tra i tre darà risultati notevoli, sia dal punto di vista sportivo, sia da quello umano. Una volta arrivata a combattere per il titolo però, accadrà qualcosa che cambierà per sempre la vita di Maggie.

Million Dollar Baby, nonostante si tratti di un film sulla boxe dove le sequenze all’interno del quadrato sono girate con pregevole fattura dal punto di vista tecnico, esce dal ring per trattare le più disparate tematiche: dal senso del dovere e del sacrificio, dalla competitività e dal significato della famiglia fino ad arrivare al tema complesso e delicato dell’eutanasia e della morte. E il regista californiano riesce nell’intento di analizzare e gestire tutto questo con consapevole fermezza, senza mai sfociare nel banale e nella retorica, coinvolgendo però emotivamente lo spettatore. Perché se “parlare di boxe è parlare di rispetto. Cercare di ottenerlo per se stessi, togliendolo all’avversario”, il rispetto è di fondamentale importanza anche nella vita di tutti i giorni.

Si può quindi dire che Clint Eastwood non si sia limitato a realizzare una pellicola sportiva, bensì una vera e propria metafora dell’esistenza che, esponente di una cinematografia classico/tradizionale hollywoodiana, sfoggia i suoi punti di forza nella classicità delle scelte stilistico-narrative, chiare e pulite, libere da ogni ambiguità e accompagnate da un intenso impatto emozionale.