Sono passate più di ventiquattro ore dallo scoccare del 23 giugno. Quest’ultimo è un mese in cui le ricorrenze e i compleanni abbondano, oggi si festeggia Messi, ieri Zidane.
Se per il primo, soprattutto negli anni che verranno si sprecheranno i paragoni e l’immedesimarsi sarà atto sempre più frequente, per il secondo, idolo di un’intera generazione di inizio anni 2000, la vicinanza e le similitudini sono sempre state a dir poco deleterie.
In Francia, alla quale Zidane ha regalato il suo primo titolo mondiale nel 1998, con una doppietta al Brasile, addirittura esiste un epiteto: “le Petit Zidane”.
A tanti giocatori è stato affibbiato il soprannome, o semplicemente è stato paragonato qualcosa di simile per movenze e bagaglio tecnico. Ma tante volte più che un comodo bagaglio a mano, perfetto per i weekend indimenticabili e romantici fuori porta, si è trasformato in un macigno troppo pesante da trascinarsi in viaggi in cui perdere la bussola è stato tanto facile e struggente quanto malinconico.
La lista dei prescelti è un itinerario verso giocatori quasi dimenticati, o in altri casi, gustati per troppo poco.

YOANN GOURCUFF:
Il primo deve essere un francese, uno di quelli che nel 1998 era pressoché un bambino che assisteva esterrefatto alla celebrazione di Zidane a Parigi e in tutto il resto del paese.
Gourcuff è stato il più classico dei talenti mai sbocciati, che ha toccato il grande calcio – giocò due stagioni nel Milan che spadroneggiava in Europa – e cercò poi di rilanciarsi, senza successo, tra Lione e Bordeaux.
Più mezzala che trequartista, Yoann è figlio di Christian Gourcuff, ex giocatore e allenatore di successo in Francia, conosciuto per far giocare particolarmente bene le sue squadre. Con questi presupposti, il salto e l’affermazione tra i professionisti per Gourcuff non sembrava un problema e invece finì per restare ingabbiato nel suo talento mai pienamente affermato.
Probabilmente il suo gol più bello è quello che segnò nella stagione 2008-09 al PSG, con la maglia, neanche a dirlo del Bordeaux, club con cui esplose proprio Zidane. L’ultimo dribbling prima di liberare una bellissima conclusione di esterno nel sette non sono le cose più belle dell’azione. Ciò che più lo avvicina a Zidane è il primo controllo, una ruleta con cui elude il primo avversario e forse, semmai ci fosse bisogno di specificazioni, fu quello il momento in cui “le petit Zidane” per tutti noi si confermò un soprannome a dir poco azzeccato.

SAMIR NASRI:
Da un francese a un franco-algerino, Samir Nasri come discendenza è il più vicino a Zidane e anche come carriera è riuscito ad affermarsi rispetto agli altri che elencheremo, a vivere stagioni da assoluto protagonista e più che promessa mancata è uno di quei potenziali campioni che hanno peccato di continuità.
Il contesto in cui è riuscito ad affermarsi maggiormente è stato all’Arsenal, in una delle squadre più romantiche di sempre. Un gruppo di giocatori affini che hanno vissuto quel paio di stagioni di massimo splendore tutti insieme. Hleb, Rosicky, Arshavin, una macchina bella quanto fragile, con il talento come comune denominatore e un’emotività tangibile che spesso e volentieri trova terreno fertile nella discontinuità.
La parabola discendente di Nasri inizia al City, dove le scelte degli allenatori e delle annate storte lo portano ad avere un rendimento al di sotto delle aspettative. Poi Siviglia, Antalyaspor e un presente al West Ham United, sempre a Londra, nel tentativo/desiderio che per un momento, anche solo fugace, la luce venga riaccesa. Un assolo egoista, anche senza i suoi fedeli e fragili compagni.

MOURAD MEGHNI:
Un talento cristallino, ammirato (poco) in Italia e alla fine dei conti, un campione mancato.

Un altro algerino, nato in Francia, svezzato a Clairefontaine, Mourad Meghni ha tutte le credenziali per essere il classico talento francese, ma come molti di loro si perde strada facendo. Prova a sfondare in Italia, con le maglie di Bologna e Lazio e la classe, in uno dei campionati piu difficili del mondo, si vede subito.
È pura, di strada, infatti è cresciuto a pane e “street football”, come tanti francesi a cavallo tra i novanta e i duemila (sul finale di carriera farà anche un’esperienza nel calcio a 5). Il suo calcio è fatto di dribbling stretti, magari poco utili ma sempre strappa applausi. Il suo potenziale, seppur mai sfruttato a pieno, è sempre stato indiscutibile per tutti, purtroppo oltre agli avversari ha dovuto dribblare anche qualche infortunio di troppo, e la carriera è rimasta costellata da exploit clamorosi e sporadici. Uno di questi, alla fine, nel 2011, post Lazio: va in Qatar, all’UMM Salal. Alla prima presenza segna un poker e complessivamente saranno 22 le reti in 14 presenze. È il classico prendere o lasciare, uno di quelli che prendi come ottavo centrocampista al fantacalcio, da relegare magari in panchina ma da avere perchè al cuore non si comanda e l’amore è indecifrabile.

Proprio come uno dei suoi dribbling, poca importanza ha il palcoscenico, la maglia e l’efficacia.

MOHAMED ZIDAN:
Altra carriera costellata dagli infortuni, altra al di sotto le aspettative. Il paragone con Zidane per Mohamed Zidan non c’è mai stato ma l’assonanza con il nome è curiosa e quante volte è stato “Zidan, ma senza la e”.

Ecco forse, indirettamente, questa messa in comune di lettere è stata ancor più pesante di quanto si possa pensare. Per l’attaccante di Porto Said gli anni migliori sono stati quelli in Germania (un campionato, a pensarci bene, molto lontano dal calcio di Zinedine), con Mainz e Borussia Dortmund come alti, Amburgo e Werder i bassi. Un attaccante capace di fare la prima punta, ma anche la seconda, e sempre con un contributo tecnico notevole. In patria, in Egitto, ha vinto due coppe d’Africa ed è sicuramente ricordato come un grande della storia calcistica egiziana. E in fondo è giusto così, tanti sono i giocatori che hanno brillato più in nazionale che nei club. Ricordati e idolatrati dalla propria gente, risulta essere il destino più apprezzato dai talenti autentici. ma sfuggenti.

ENZO ZIDANE:
L’ultimo della lista è qualcuno che “le petit Zidane” lo è fin dalla nascita, ancor prima di tirare il primo calcio a un pallone.
Lo è per discendenza, per albero genealogico, anche se non lo avesse voluto. Enzo Zidane è il primogenito di Zinedine e deve il suo nome a Enzo Francescoli, l’idolo di papà.
La sua carriera ha inizio, ovviamente, tra le fila del Real Madrid. Quando Zinedine incantava il Bernabéu con il numero 5, lui era il 10 dei piccoli, quasi come a dire “per ricalcare le orme di papà, forse ci vogliono due sue carriere”. Fin da subito si accomunano i due, colpa di Enzo che sfoggia nei campi delle giovanili la ruleta, il colpo piu iconico della famiglia. L’esordio in prima squadra, per strana e bellissima congiunzione di eventi, glielo fa fare proprio il papà, che sta scrivendo e continuerà a scrivere le pagine piu belle della storia recente dei merengues.

Le occasioni sono poche e Enzo capisce che per provare ad affermarsi deve andare via: Alaves, Losanna e ora Rayo Mayadahonda, vicino a casa. La carriera ancora non è terminata e tempo per far bene c’è, per quel ragazzo che, conscio del peso che deve gestire è piu conosciuto come Enzo Fernandez.