È di pochi giorni fa la notizia della scomparsa di Michael Robinson, ex calciatore irlandese appena sessantunenne. L’uomo, ritiratosi nel 1989, si è spento dopo aver lottato a lungo contro una grave malattia, lasciando nello sconforto migliaia di appassionati di calcio: su tutti, i tifosi del Liverpool. Robinson difatti, pur avendo militato nel corso della sua carriera anche in altre squadre, deve soprattutto la sua fama all’unica annata passata tra le file dei Reds: l’epica stagione 1983-1984. L’irlandese inizia la sua carriera a diciassette anni, dopo essersi traferito con i suoi genitori nel Lancashire. Dal carattere mite e garbato, esordisce tra i professionisti nel 1975, con la maglia del Preston. Con i Lilywhites, trascorre quattro campionati più che convincenti, mettendosi in luce e dimostrando di essere un attaccante di razza, capace anche di lanciare i propri compagni in profondità con precisi passaggi.

Tra il 1979 e il 1983, veste dapprima la casacca del Manchester City – all’epoca ancora lontano dall’essere la plurimiliardaria società che è oggi – e successivamente quella del Brighton, segnando complessivamente 45 gol in 143 presenze. Le sue ottime e costanti prestazioni attirano presto le attenzioni di società ben più blasonate, che se lo contendono durante tutta l’estate 1983. A spuntarla, pochi giorni prima della fine del calciomercato, è Joe Fagan: neo allenatore del Liverpool. Vero e proprio gentleman inglese, Fagan riesce ad accaparrarsi l’atleta dopo un costante e incalzante corteggiamento durato per l’intera calda stagione. La presentazione di fronte ai suoi nuovi supporter, in un Anfield Road gremito di gente in festa, sarà per il nuovo acquisto un evento indimenticabile. 

Un giovane Michael Robinson ai tempi del Preston

Mentre calpesta per la prima volta il terreno verde del mitico impianto, l’emozionante You’ll Never Walk Alone che si leva da tutto lo stadio rende ancor più magica l’atmosfera. L’idillio pare tuttavia finire presto: nella rosa difatti, oltre all’irlandese, altri due calciatori si contendono un unico posto da titolare in attacco. Il rischio di una grave frattura nello spogliatoio spinge coach Fagan a cercare un compromesso con i suoi atleti e, dimostrando di essere una persona arguta e diplomatica, garantisce a tutti e tre il medesimo minutaggio in campo. La proposta del mister viene ben accolta, non compromettendo così il benessere del gruppo. Su queste premesse, giudicate da alcuni tabloid sintomo di una dubbia solidità e professionalità societaria, ha inizio invece uno dei campionati più memorabili e gloriosi della storia del Liverpool.

L’eccellente rendimento di Robinson contribuisce alla conquista di un memorabile triplete. Alla vittoria del titolo nazionale, si aggiungono infatti anche quelle in Coppa di Lega e in Coppa dei Campioni, quest’ultima ottenuta dopo un magistrale cammino nella competizione, terminato con lo straordinario trionfo allo Stadio Olimpico di Roma, proprio contro i capitolini giallorossi. Durante il mercato estivo 1984, con in bacheca i tre prestigiosi titoli e con un posto d’onore nel cuore della tifoseria del Liverpool, l’atleta matura la decisione  di lasciare la squadra, dopo un solo anno vissuto da indubbio protagonista. Propenso e fiducioso nel trovare un lido che lo stimoli e lo impieghi maggiormente, accetta la chiamata del QPR, club con cui sottoscrive un contratto biennale. Nel periodo giocato con gli Hoops, pur continuando a offrire prove degne di nota, inizia a instaurarsi nel giocatore il desiderio di lasciare per la prima volta il “suo” Regno Unito, territorio in cui è convinto di aver dato tutto quello che poteva.

Il 1987 è l’anno della svolta. Con il trasferimento all’Osasuna ha inizio parallelamente un periodo di profondo cambiamento personale: se da una parte il suo contributo in squadra è sempre utile e fondamentale, dall’altra il desiderio di allentare i ritmi serrati degli allenamenti e dedicarsi di più a sé stesso è sempre più marcato. A Pamplona, Robinson si innamora fin da subito dell’ambiente semplice e accogliente tipicamente spagnolo e, nel 1989, all’età di 31 anni, si ritira dal calcio giocato mettendo su famiglia. Profondamente ammaliato dalla penisola iberica, Michael non farà più ritorno in Inghilterra.
Rimasto a vivere nell’amata Spagna, l’uomo ottiene poco dopo la cittadinanza e prende la decisione di reinventare totalmente la propria vita.

Un sorridente Michael Robinson esulta per la vittoria della Coppa dei Campioni 1983-1984

Nel 1990 intraprende la professione di telecronista sportivo, prestando la propria voce per le partite dei Mondiali di calcio in Italia. L’anno seguente diventa conduttore del programma sportivo “El día después” , incarico che occupa per i successivi 14 anni, diventando in patria un popolare volto della televisione. Dai primi anni 2000 in poi si interessa anche al rugby, commentando più volte match della disciplina. Amato e stimato dal pubblico, nel 2007 Michael si imbarca in una nuova avventura televisiva, inaugurando il suo show “Informe Robinson“. La trasmissione, in onda una volta al mese, diventa un punto di riferimento dell’approfondimento calcistico e non solo. Appuntamento fisso nel palinsesto spagnolo, il programma viene confermato anno dopo anno, continuando a crescere negli ascolti e vincendo premi per la TV.

Nel 2018, durante le riprese della dodicesima stagione, Michael Robinson annuncia pubblicamente di essere gravemente malato. Nonostante l’indebolimento fisico sopraggiunto alle pesanti cure, l’uomo continua a lavorare: avrebbe fatto ciò che amava fino a che le sue gambe l’avrebbero sorretto. Nel febbraio 2019 va in onda l’ultima puntata dello show. Robinson si ritira quindi a vita privata, scegliendo con bontà di lasciare ai propri ammiratori il ricordo e l’immagine di una persona felice e nel pieno delle forze. Il 28 aprile scorso, Michael Robinson si spegne nella sua casa di Marbella. Sui propri profili social, Steven Gerrard lo ricorda commosso, unendosi al collettivo rammarico per la scomparsa di un’umile leggenda, di un garbato anti-divo in grado di ripartire da zero dopo una brillante carriera, non perdendo mai la gentilezza e l’amore verso le altre persone.

“E, alla fine, non sono gli anni nella tua vita che contano. È la vita nei tuoi anni.”

Abraham Lincoln

Ciao Michael…