Esattamente nel giorno successivo alla caduta della Bastiglia di duecento ventinove anni fa, dopo venti anni dallo storico, primo, trionfo mondiale, passando dalle tensioni della Rivoluzione francese, alle magie di Zidane e compagni del ‘98, fino all’incosciente spensieratezza di Mbappé e Griezmann, condita dal sacrificio, dalla corsa e dalla solidità di Kanté e Matuidi, dal genio a fasi alterne di Paul Pogba, dalla sorpresa Pavard e dal contributo, importantissimo, venuto fuori da tutti gli altri Blues, la Francia sale sul tetto del Mondo. E’ la pioggia di Mosca a dar il benvenuto nell’Olimpo ai galletti transalpini, una pioggia che inizia a cadere giù con insistenza durante la premiazione, una pioggia che forse parla croato, forse sono lacrime croate, lacrime a scacchi, tinte di bianco e rosso. A un passo dal traguardo, a minuti, a centimetri da un’impresa, una di quelle che avrebbe strappato Heroes dell’immortale David Bowie, la Croazia si arrende.

Ma se avvolgessimo il nastro di un po’, potremmo vivere emozioni forti, potremmo riassaporare storie intrise di orgoglio nazionale, di delusione, di passione e di sana cattiveria sportiva, perché si sa, senza tutto ciò, senza quel pizzico di cinismo, il gioco del calcio non sarebbe quello che davvero è.

A impersonare l’identità di popolo, di Nazione, ci pensano Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri durante Svizzera – Serbia, una partita apparentemente normale di questo Torneo, come tutte, ma non per alcuni calciatori schierati nell’undici svizzero; per loro è una sorta di vendetta, un momento per urlare forte la loro appartenenza kosovara ed ecco servita, nel 2 a 1 di Kaliningrad, la doppia esultanza provocatoria con il gesto dell’aquila ai danni dei serbi.

E’ la Russia, invece, a rappresentare la forza fisica, la veemenza e la voglia di rendere fieri i colori che ospitano questo Mondiale e chi meglio di Artëm Sergeevič Dzjuba può esser emblema di ciò?! Con la prepotenza con cui si presenta sul dischetto contro David De Gea e la sua Spagna agli ottavi, con la sua esultanza in pieno stile militare, con il supporto di un intero stadio, Artëm e la Russia intera buttano via il tiki-taka spagnolo e raggiungono addirittura i quarti, dove si fermano solo ai rigori, questa volta potremmo dire a millimetri dal passaggio del turno, capitolando contro la Croazia, contro il rigore infallibile di Ivan Rakitić. I russi saranno l’ennesima sorpresa di questo Mondiale.

Ennesima? Sì, perché la prima ce la regala, nel bene o nel male che sia, la Germania già nella fase a gironi. Alla prima uscita i tedeschi vengono superati dal Messico del Chucky Lozano e di Javier Hernández, provano a rimediare poi contro la Svezia, riuscendovi per il rotto della cuffia, per poi esser definitivamente sconsacrati dalla modesta Corea del Sud nell’ultima partita del girone.

Altra grande, forte sorpresa porta i colori della Spagna. Gli iberici aprono il Mondiale con l’esonero di Lopetegui, rimpiazzato con orgoglio da Hierro, ma gli esiti non sono entusiasmanti. La Spagna supera il proprio girone con Portogallo, Iran e Marocco ma, come visto, si infrange contro il muro russo agli ottavi, salutando la competizione ai rigori. La sintesi del torneo giocato dagli spagnoli sta nel rapporto fra passaggi effettuati e reti realizzate nella gara contro i russi: 1114 passaggi e appena una rete, fin troppo sterili.

E gli dèi invece? Messi, Cristiano Ronaldo e Neymar? Beh, le latitudini russe per loro esigono tre capitoli speciali, verrebbe da dire esclusivi, ma hanno tutti un epilogo uguale: la caduta.

Messi e la sua Argentina escono male dal torneo contro la Francia e anzi, probabilmente giocano anche un ottavo di finale abbastanza immeritato. L’Albiceleste si presenta in Russia senza una vera identità, confusione e disordine regnano nella testa dei calciatori, così come in quella di chi invece dovrebbe dominare tutto ciò, il CT Sampaoli. I diamanti offensivi sembrano esser grezzi e poco lavorati, specchio di una gestione della Rappresentativa Nazionale alquanto discutibile, dai vertici, sino alla panchina.

Cristiano Ronaldo, invece, per il suo Portogallo dà tutto quello che può. E’ il 15 giugno, gara di esordio per i lusitani e subito derby iberico contro la Spagna, finisce tre a tre, Portogallo e Furie Rosse pareggiano, anzi, sarebbe giusto dire, Cristiano Ronaldo e Spagna pareggiano. Una sola parola a sintesi di tutto: tripletta. Rigore, tiro dal limite e punizione. Le cose per il Portogallo non cambiano nelle successive uscite, è ancora un monologo del loro one man show, fino all’ottavo di finale contro l’Uruguay, guidato da un meraviglioso Óscar Tabárez in panchina; finirà 2 a 1 per i sudamericani e l’avventura di Ronaldo, nonostante tutto, arriva al capolinea. Ah, raccontando del Portogallo, quasi dimenticavamo di Ricardo Quaresma. Tranquilli, contro l’Iran, il trentaquattrenne si è preso la scena, ha segnato: trivela, ovviamente.

Neymar in parallelo prova a prender per mano il suo Brasile, ma non scatta la scintilla, per lo meno non sempre. La Seleção sembra non deludere le aspettative nelle prime uscite e tutti, ma davvero tutti, iniziano a vederla di buon occhio, si pensa possa vincere il Trofeo. D’altronde con O’Ney, al netto di svariate cadute, con l’estro di Coutinho e con la solidità difensiva si può ben sperare. Il girone è gioco facile, così come gli ottavi contro il Messico, ma ecco che ai quarti succede qualcosa. I verdeoro al primo vero esame si fanno trovare impreparati. Il docente si chiama Belgio, anzi, si chiama De Bruyne, Hazard, Lukaku, Witsel, si chiama Diavoli Rossi per farla breve. Finisce due a uno alla Kazan Arena ed è tempo di tornar a casa anche per il brasiliani.

Il Belgio, un vero e proprio gioiello dalla brillantezza infinita, gioca un Mondiale superbo. I Diavoli Rossi scendono in campo puntando sempre e solo al gioco, alla qualità, al fraseggio e al palleggio, ma è il contropiede a venir loro in soccorso al minuto 94 nell’ottavo contro la sorpresa Giappone. Hazard e gli altri hanno appena concretizzato una rimonta lampo dopo il doppio svantaggio imposto dai nipponici, quando sull’ultima azione, un corner in favore del Giappone, decidono di metter la freccia, recuperano palla e volano, anzi, fuggono verso la porta avversaria, contropiede sibillino e rete qualificazione di Nacer Chadli. Ai quarti contro il Brasile, il nastro lo abbiamo raccolto e già proiettato, quindi andiamo oltre. Il penultimo step, il gradino da superare prima della Finale, si chiama Francia. I Diavoli Rossi cedono alla solidità francese, nonostante producano tanto, tantissimo, ma il destino dice no. Il fato non vuole una nuova Danimarca in versione Euro ’92, anche perché i danesi si sono schiantati contro la Croazia nel turno precedente ai rigori, dopo 120’ meravigliosi. Il Belgio deve fermarsi in semifinale contro la Francia, anzi, potrà accontentarsi del terzo posto che arriverà ai danni dell’Inghilterra.

Inghilterra che si rende protagonista di un Torneo abbastanza particolare, sembra persuadere tutti, seppur gli avversari incontrati non risultino irresistibili, ma proprio nel momento più importante il suo uomo simbolo, capocannoniere di Russia 2018, Harry Kane inizia ad offuscarsi, la mano del centravanti scivola via su quella inglese e i ragazzi di Southgate sbattono contro gli scacchi croati in semifinale prima e contro il Belgio nella finale terzo posto poi.

Ma torniamo a chi di gloria si è vestito: la Francia. I transalpini iniziano lentamente, quasi alimentano ripensamenti nei bookmakers, per poi iniziare a far sul serio nella fase a eliminazione diretta. Quattro a tre all’Argentina, due a zero all’Uruguay ai quarti, uno a zero al Belgio in semifinale e quattro a due alla Croazia nell’ultima, l’ultimissima di Russia 2018.

Chi invece di luce riflessa, del secondo posto, dovrà accontentarsi, proprio la Croazia, si rende protagonista di un percorso Mondiale ricco di emozioni, i rigori sono il leitmotiv croato, prima la Danimarca, poi la padrona di casa, Russia, e si rischia anche in semifinale, ma Mandžukić decide di stendere i leoni inglesi nei supplementari. In Finale, forse l’emozione, forse la tensione giocano un ruolo chiave; le maglie a scacchi dominano a lunghi tratti nei primi sessanta minuti, ma la cattiveria e la concretezza francese si dimostra superiore e ci si deve arrendere.

Forse tutti gli amanti di questo incantevole Sport, tranne i francesi naturalmente, avrebbero gioito un po’ nel veder salir sul tetto del Mondo la Croazia, una Nazione di appena quattro milioni di abitanti circa, una vera sorpresa, perché in fondo tutti amiamo ciò che mai appare banale, ma l’obiettività del campo si è tinta del tricolore francese: Francia campione del Mondo 2018.