Chiunque da bambino ha sognato almeno una volta di essere al loro posto, ma pochi alla fine ci sono riusciti davvero: diventare un campione della NBA. Osannato da innumerevoli tifosi, protagonista su tutte le televisioni e in tutti i media, presente sulle copertine di videogiochi, su figurine e magliette, pagato fior fior di milioni  di dollari per praticare della pallacanestro. Fantastico. Eppure, citando il creatore dei replicanti Eldon Tyrell di Blade Runner, “la luce che arde col doppio di splendore brucia per metà tempo”. Già, perché la carriera di un professionista nello sport dura assai pochi anni rispetto a quella di un lavoratore qualunque e sebbene in quel lasso di tempo guadagni infinitamente di più di quanto un comune mortale possa anche solo sognare, bisogna sapere che la vita di un’atleta, una volta uscito dalle scene, è molto più difficile di quanto si immagini.

Una nota statistica informa infatti che ben il 60% dei giocatori NBA dopo il ritiro finisce in bancarotta. Un numero impressionante. Il problema della gestione del denaro è di difficile soluzione e malgrado vi sia sempre più formazione in questo senso da parte della massima lega mondiale della pallacanestro il trend non sembra cambiare. Ma lasciamo da parte la difficile sorte di chi è finito sul lastrico e concentriamoci invece su chi in un modo o nell’altro è riuscito ad andare avanti per conto proprio. La maggior parte degli ex campioni NBA sono inevitabilmente rimasti nel mondo della palla a spicchi: c’è chi è finito nei quadri dirigenziali dell’una o dell’altra squadra, chi è diventato allenatore o assistente e chi è entrato nei media come analista o commentatore. Ma c’è pure chi ha lasciato da parte il proprio passato ed è scomparso completamente dai radar, intraprendendo una nuova vita, una nuova carriera e quindi viene da chiedersi: ma che fine ha fatto… ?

Essere un campione NBA indubbiamente aiuta, soprattutto se si riesce a gestire e ad investire nella giusta maniera i propri guadagni. Lo sanno bene gli ex All-Star Jamal Mashburn, diventato imprenditore e azionista in più di 100 imprese tra catene di ristorazione e rivenditori di automobili, e Kevin Willis, che ha fondato una compagnia di moda che si specializza in taglie forti. O ancora Michael Finley, che è ora divenuto produttore cinematografico. C’è chi invece nel cinema ci è entrato dalla porta principale, come Rick Fox (vincitore di tre titoli con i Lakers) che ora lavora come attore, avendo partecipato a numerosi film e serie tv. Tra i vari ex campioni uno ha pure deciso di investire parte dei propri guadagni in maniera decisamente altruistica, come il tedesco Detlef Schrempf, che ha fondato un’organizzazione benefica allo scopo di raccogliere fondi per i bambini meno fortunati.

 

Alcuni non hanno mai voluto abbandonare la competizione, semplicemente hanno cambiato solo sport. Il celebre plurititolato ex Bulls Toni Kukoc, oltre a collaborare con la franchigia di Chicago, è diventato un avido golfista, riuscendo pure a vincere i campionati nazionali dilettantistici di golf della Croazia nel 2011. L’ex ala dei Boston Celtics Derek Strong ha acquistato e corso per un team della NASCAR, mentre l’eterno flop Sam Bowie (che fu scelto davanti a Michael Jordan nel draft del 1984) si occupa di addestramento e corse di cavalli. Il “bianco volante” Bob Sura si è invece dedicato al poker, diventandone un rinomato giocatore.

Altri ancora hanno saputo reinventarsi in ambiti del tutto inaspettati. L’ex leader dei Portland Trail Blazers Clifford Robinson, che durante la sua carriera è stato sospeso per uso di marijuana, ha deciso di far diventare questa sua “passione” un lavoro: gestisce infatti una startup che si specializza nella produzione di marijuana legale per atleti! Il libanese ex leggenda di Syracuse e centro di Miami Heat e Orlando Magic Rony Seikaly dal canto suo è diventato un affermato DJ, che si è guadagnato la possibilità di suonare nei migliori club di Ibiza, New York, Toronto, Los Angeles e Miami. L’ex All-Star Terrell Brandon ha invece aperto un Barber Shop a Portland frequentato da molte stelle NBA, mentre la prima scelta della storia dei Vancouver Grizzlies Bryant Reeves dopo la carriera cestistica ha deciso di tornare nel suo villaggio in Oklahoma a gestire un ranch con diversi capi di bestiame. C’è pure chi, da ex giocatore, ha deciso di passare al “lato oscuro“. Infatti l’ex playmaker degli Indiana Pacers (e della Scavolini Pesaro) Haywoode Workman è finito a lavorare come…arbitro!

Per terminare questa carrellata di scelte di carriera fuori dall’ordinario vale la pena citare un vero esempio di intraprendenza. Vin Baker (4 volte All-Star e oro alle Olimpiadi di Sydney) negli ultimi anni di carriera ebbe a che fare con problemi di alcolismo e, come tanti, ad una cattiva gestione dei proprio risparmi (perse quasi 100 milioni di dollari). Sull’orlo del lastrico l’ex Seattle Sonics dapprima decise di curarsi dalla sua dipendenza e poi chiese aiuto al suo ex presidente per un posto di lavoro, disposto a ricominciare dal basso. Baker finì infatti a lavorare da Starbucks e, dopo innumerevoli Caramel Macchiato e Frappuccini, riuscì a poco a poco a ritrovarsi e a cominciare una nuova vita. Oggi Baker è diventato uno degli assistenti dei Milwaukee Bucks, la squadra più in forma dell’attuale NBA. Tanto di cappello a un esempio che, contrariamente a purtroppo un sempre più folto numero di ex campioni, è riuscito da solo a ritrovare la retta via in quella che è la tortuosa strada dopo il professionismo sportivo.