La fine di un’era. È con queste parole che la NFL ha ripreso la notizia che ieri sera ha messo in subbuglio il panorama del football americano: Rob Gronkowski, considerato uno dei migliori tight end di tutti i tempi, ha deciso di ritirarsi. L’annuncio lo ha voluto dare lo stesso giocatore attraverso un lungo post pubblicato sul suo account Instagram. In quello che forse è il passaggio più significativo del messaggio, il 29enne di Buffalo ha scritto: “Grazie a tutti coloro che hanno accettato chi sono e la dedizione che ho messo nel mio lavoro per essere il miglior giocatore possibile. Ora però è tempo di guardare oltre e di farlo con un gran sorriso, sapendo che l’organizzazione dei New England Patriots, la Pats Natione tutti i miei fan resteranno veramente una grande parte del mio cuore per il resto della mia vita”. Parole importanti da parte di uno che per i Patriots ha dato tutto, fino alla fine, ricevendo anche molto in cambio.

Rob Gronkowski, figlio di genitori di origine polacca con lo sport nel sangue, inizialmente preferisce l’hockey e il basket. È durante gli anni di high school che “Gronk” comincia a dedicarsi anche al football, sfruttando il suo fisico imponente per distinguersi sia nel ruolo offensivo di tight end , sia in quello arretrato di defensive end. Dopo essersi diplomato, il suo percorso prosegue all’Università dell’Arizona dove gioca tra le fila degli Arizona Wildcats. Il suo impatto nel college football è ottimo quanto le sue statistiche (75 ricezioni per 1’197 yard e 16 touchdown in 22 partite), tanto che il suo nome viene annotato sul taccuino di diversi scout NFL. Le sue quotazioni in vista del Draft, però, scendono quando, nel 2009, deve rinunciare all’intera stagione per un infortunio – purtroppo per lui il primo di una lunga serie – alla schiena.

A credere nel ragazzone dello stato di New York sono i New England Patriots guidati da Bill Belichick, che lo draftano al secondo giro con la 42a scelta assoluta. Nel 2010 Gronkowski fa così il suo debutto nella massima serie nordamericana disputando una buona stagione da rookie. Dall’alto dei suoi 198 centimetri e un peso forma superiore ai 120 chili, riesce a fare la differenza sia in fase di blocco, sia in quella di ricezione, offrendo al quarterback Tom Brady un bersaglio grosso dalle mani buone sul quale fare affidamento. Con il passare delle stagioni i due diventano il simbolo del dominio decennale dei Patriots: i numeri #12 e #87, che sul campo si trovano a meraviglia, sono a tutti gli effetti un’icona della franchigia del New England.

Gronkowski intanto polverizza record su record. Nei suoi 9 anni di NFL ha stabilito il nuovo primato di stagioni consecutive con più di 1’000 yard ricevute da un tight end (4), oltre al primato di yard ricevute in carriera da un tight end durante i playoff (1’163). Basti pensare che prima di lui nessuno in quel ruolo era mai riuscito a superare quota 1’000 yard. Gronkowski detiene anche il record di touchdown ricevuti da un tight end nei playoff (12), oltre a quello relativo alle ricezioni (23) e alle yard ricevute (297) da un giocatore di quel ruolo nella storia del Super Bowl.

Conosciuto per i suoi “spike” prodigiosi (lo sbattere vigorosamente a terra il pallone per festeggiare dopo i touchdown), l’estroso Gronkowski è stato nominato in cinque occasioni per disputare la sfida tra All Star Team del Pro Bowl, chiudendo la sua carriera con un bilancio totale di 521 ricezioni per 7’861 yard e 79 touchdown. Soprattutto, in coppia con Tom Brady è riuscito a mettersi per tre volte al dito l’anello riservato ai vincitori del Super Bowl, conquistato nel 2014, nel 2017 e nel 2018. Poco meno di due mesi fa, infatti, i due si abbracciavano sul manto erboso dello stadio di Atlanta dopo aver sconfitto di misura i Los Angeles Rams (13-3). A rompere l’equilibrio e il dominio delle difese era stato proprio il ragazzone di Buffalo quando, nell’ultimo quarto e a poco meno di 8 minuti dalla fine, aveva compiuto una splendida ricezione in tuffo su un lancio lungo di Brady, arrestandosi a poche yard dalla meta. Nell’azione seguente la corsa culminata in touchdown di Sony Michel avrebbe messo il sigillo sulla vittoria dei Patriots. Un po’ come se, col senno di poi, “Gronk” avesse voluto congedarsi alla sua maniera, come solo lui ha saputo fare.

I festeggiamenti e le emozioni di questa ulteriore vittoria – la sesta per New England negli ultimi 17 anni – avranno forse ritardato una decisione che comunque, visti i continui problemi fisici che ne avevano condizionato anche l’ultima annata, era nell’aria. Ora per Gronkowski sarà tempo di nuove sfide. C’è chi dice che i riflettori di Hollywood abbiano già pronta un’offerta sul tavolo per lui. Per quanto riguarda il mondo del football non sarà facile abituarsi all’addio di uno dei grandi interpreti degli ultimi dieci anni. Per ora i tifosi Patriots, come in generale tutti gli amanti di questo sport, se lo ricorderanno così, come durante quella cruciale giocata del Super Bowl LIII: sospeso in aria, le braccia allungate, intento a compiere l’ultima e decisiva catch della sua straordinaria carriera.