“Qualunque cosa può essere bella, nessuna esclusa…spaccare pietre può essere bello se è ben fatto, quando sai quello che fai e perché, e viene come vuoi tu. E quando succede a me è una cosa fantastica, mi sento come può sentirsi un fantino sul suo cavallo con quella carica di energia stretta fra le ginocchia, ha la bestia sulla punta delle dita…ragazzi è una cosa fantastica quando sei bravo, e lo sai che sei bravo. A un tratto sento il braccio che mi si scioglie e la stecca è come una parte di me, sai, sembra viva, ha i nervi dentro, un pezzo di legno con dentro i nervi. Senti gli schiocchi delle biglie, non serve guardarle, tanto lo sai…fai dei gran tiri che non ha mai fatto nessuno, giochi quella partita come non l’aveva mai fatto nessuno. Queste cose certi uomini non arrivano mai a provarle per nulla.”

 

Questa una frase pronunciata da Eddie Felson, interpretato da Paul Newman ne Lo spaccone (1961) diretto da Robert Rossen e tratto dal romanzo omonimo di Walter Tevis. Annoverato tra i film più belli della storia del cinema americano, The Hustler narra la storia di “Eddie Lo svelto”, un ambizioso, talentuoso e arrogante giocatore di biliardo che, conscio della sua bravura, non smette di osare e punta sempre più in alto, comportandosi appunto come uno “spaccone”. Il protagonista della pellicola che ha ricevuto due Oscar nel 1961 (miglior fotografia in bianco e nero e miglior scenografia per film in bianco e nero) e che nel 1997 è stata scelta per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, non riesce però a convivere con le sue grandi doti perché non ha carattere, o meglio, per citare dall’opera stessa “non ha spina dorsale”: beve fino allo sfinimento e non riesce a capire quando è tempo di fermarsi con le scommesse.

Dopo una cocente sconfitta contro Minnesota Fats – il miglior giocatore di biliardo sulla piazza – , ormai senza un quattrino Eddie inizia una relazione con Sara (Piper Laurie), una donna zoppa, alcolizzata e psicologicamente instabile che però cerca di aiutarlo tenendolo fuori dai loschi giri in cui si è cacciato. Ma il nostro protagonista farà “lo Spaccone” una volta di troppo, barattandola con una partita e trascurandola, e la loro storia finirà così tragicamente, suscitando nel personaggio interpretato da Paul Newman un senso di colpa tale da segnarlo per sempre e da fargli finalmente capire i veri valori della vita: l’amore per qualcosa, o meglio, qualcuno, al di fuori del denaro.

Con la sua costruzione narrativa compatta, i suoi dialoghi di alto livello, e la sua fotografia in stile cinema espressionista tedesco (non è un caso che il compito di gestire le luci e le ombre sia stato affidato a Eugen Schüfftan, grande esponente dell’epoca del muto che ha collaborato, tra gli altri, con Fritz Lang) The Hustler è rimasto nella memoria degli spettatori soprattutto per la sagace descrizione del mondo americano del biliardo, fatto di bigliettoni, criminalità, e bische clandestine: un’aria che quasi si respira grazie al realismo veicolato dalla messa in scena.

Lo Spaccone è IL film sul biliardo, ma non solo. Lo Spaccone è anche un potente melodramma che trascina dentro una storia d’amore sempre sospesa tra desiderio e rassegnazione, ma non solo. Lo Spaccone è soprattutto un ritratto psicologico dentro le forme del genere (in questo caso dramma, noir, sportivo), una pellicola sulla dipendenza dai soldi, dall’alcool e dal gioco. E i film che partono dal genere per parlare di qualcosa di più profondo sono i più belli in assoluto.