Londra 2017 – Gli atleti sono già tutti in posizione, lo stadio olimpico di Londra sembra il luogo del raduno nazionale dei sordomuti, da quanto è silenzioso. L’attesa è tutta per lui, l’uomo che scatterà dalla corsia tre: Usain Bolt. Il giamaicano è alla caccia dell’ultima impresa, dell’ultima apnea prima di prendersi per l’ennesima volta le prime pagine dei quotidiani. L’aveva annunciato qualche mese prima: “Dopo i Mondiali mi ritiro, so quando dire basta”.

Vuole salutare tutti come si era presentato, vincendo. Stravincendo. Pochi istanti allo sparo, giusto il tempo di dare un’occhiata a destra e una a sinistra. Gli avversari sono lì, ma già lo sanno: nessuno sarà in grado di rovinare la festa al 30enne più veloce di sempre. “Boom”. La pistola ha cantato, ora è tutta questione di muscoli, testa e tecnica.

Bolt non fa il Bolt, però. Questa volta parte subito forte, esce dai blocchi e ai 15 metri è già davanti a tutti. Braccia e gambe danzano all’unisono, creando un moto perpetuo inarrestabile. Bolt vola, nessuno gli sta dietro. Gatlin, che molti davano come antagonista principale, è il primo alle sue spalle, ma in confronto a Bolt, sembra andare in slow motion.

Il tre volte campione del mondo sulla gara regina è un’ira di Dio, ai 60 metri è già irraggiungibile, ma non abbassa i giri del motore, insiste, cerca ulteriormente di aumentare la sua andatura. I suoi occhi guardano costantemente l’orizzonte, non si cura di niente e di nessuno.

Taglia il traguardo. 9″49. È record del mondo. Bolt l’ha fatto di nuovo, ha sgretolato il suo precedente primato, scendendo sotto i 9″50. Il pubblico di sordomuti improvvisamente si trasforma in una folla di scalmanati senza freni. Tutti impazziscono per l’ennesima prova di forza del fenomeno giamaicano, che finiti i suoi balletti di rito, saluta tutti e se ne va negli spogliatoi con gli scarpini in mano e la bandiera del suo paese sulle spalle.

In conferenza stampa poi sorprende tutti: “Da domani mi concentrerò sul mondo del calcio. Voglio iniziare una nuova carriera lì, sento di avere tutto per lasciare il segno anche in quello sport”, e noi non ne dubitiamo.

Nella rubrica “Cambio di gioco”, Rivista Corner vi propone delle rivisitazioni fantasiose di una pagina di storia sportiva.