“Andavo da un club all’altro e cercavo di convincerli dicendo di essere bravissimo, che se ne sarebbero accorti presto se mi avessero preso, ma nessuno mi voleva. Poi ho capito che non bisogna mai farsi avanti: devono essere gli altri a venire da te”. 

Semplice, preciso e cristallino, ma soprattutto firmato Mirosalv Blazevic, l’allenatore degli allenatori. Personaggio estroverso, sfacciato e fuori dagli schemi, “Ciro” nasce a Travnik, in Bosnia, il 10 febbraio del 1935. Calcisticamente è un semplice comprimario, le luci della ribalta non sono puntate certamente su di lui. Meglio, molto meglio, in panchina. La sua prima avventura è in Svizzera, con il Vevey, siamo nel 1968. Bisogna attendere il 1974 per vedere i primi successi del tecnico, che con il più blasonato Sion porta a casa la Coppa Svizzera, torneo molto caro ai vallesani. Se c’è però un popolo che deve tanto al mister, è certamente quello croato. Il primo grande miracolo compiuto è quello di riportare il titolo a Zagabria ben 24 anni dopo l’ultimo sorriso, nel 1982.

 

Grande amante dei vini, prende le redini della selezione croata nel 1994. Le testate giornalistiche si accorgono di lui nel 1996, quando la sua corsa si inceppa ai quarti di finale degli Europei. È la più esperta e navigata Germania a rispedire a casa i croati. In quell’occasione il talento smisurato dei balcanici andò a cozzare con la testardaggine e la voglia di successo dei Panzer, decisamente più a loro agio in questo tipo di sfide. Ma il suo più grande capolavoro deve ancora avvenire, esattamente due anni dopo, consegnando alla storia una delle pagine più belle del grande romanzo calcistico.

I Mondiali francesi del 1998 sono sì quelli del primo successo transalpino; sono sì quelli della vicenda Ronaldo, di cui si disse di tutto e di più, ma in quella finale scese in campo dopo un malore prettamente per questioni di sponsor; ma sono soprattutto i Mondiali grazie ai quali il globo scopre una squadra formidabile, capace in meno di dieci anni dall’indipendenza di far strabuzzare gli occhi a tutti, cogliendo uno storico terzo posto, la Croazia dei miracoli. Il suo grande merito è quello di compattare il gruppo, facendo emergere le spiccate individualità presenti in quella selezione. Due nomi su tutti, quelli di Boban e Suker.

Il primo, dotato di un talento tra i più puri, gioca un passo indietro alle due punte, con il compito di innescare il secondo, attaccante moderno in un calcio antico, capace di vincere la classifica marcatori con sei centri. Al loro fianco c’è poi Vlaovic, ma ci sarebbe benissimo potuto essere qualsiasi altro, perché giocare con quei due farebbe rendere al top qualsiasi persona normodotata. Il suo amore per i vini lo porta a scegliere come quartier generale la regione del Beaujoulais, poiché proprio in quelle zone si produce uno dei suoi preferiti. Oltre al calice c’è una seconda ossessione, quella per l’oroscopo. Passione tanto viscerale da far si che il nostro si presenti in ritardo alla conferenza stampa pre debutto Mondiale. Ma Blazevic, con grande sarcasmo e maestria, riesce a stemperare la tensione creatasi in sala giustificandosi con un beffardo: “Stavo guardando sette anni in Tibet, scusatemi”.

Il motivo ufficiale è ben diverso: Ciro non voleva saperne di presentarsi ai giornalisti non prima dell’arrivo del consueto fax con l’oroscopo, decisivo per stilare l’undici iniziale per la sfida alla Giamaica. Quella non fu l’unica trovata messa in scena dal CT: al triplice fischio di ogni vittoria ecco apparire un cappello e una paletta da ferroviere. Per concludere si potrebbe raccontare il suo futuro al timone di vari team e Nazionali, ma riteniamo sia doveroso rendergli omaggio in un modo più tattico, legato al campo. Blazevic è stato uno dei primi a capire l’efficacia del 3-5-2, modulo che cuce addosso ai suoi lungo tutto il Mondiale. La chiave del successo sta tutta in quei “cinque”: due mediani pronti a spezzare il gioco avversario, due esterni che sanno combinare polmoni e classe e un trequartista libero di illuminare la manovra. Se poi nella zona offensiva puoi contare sul piede sapiente di Suker e sull’estrosità di Boban, ecco che puoi far sognare per un mese 4 milioni di croati, letteralmente impazziti per quella leggendaria creatura.