Giugno 2006, costretto a casa con una forte influenza, passo le torride giornate estive facendo “zapping” tra repliche dei Mondiali di calcio e Wimbledon. Sull’allora TSI2, è in corso un incontro del torneo londinese, non si tratta di una partita di cartello ma decido ugualmente di guardare alcuni scambi.

Una partita che lascerà in me il segno, poiché 11 anni dopo posso affermarlo con sicurezza: il mio tennista preferito si chiama Andrew Barron Murray. Faccio un passo indietro, in quel pomeriggio son rimasto attratto da quel 19enne scozzese che correva su ogni pallina, lamentandosi in più occasioni con il giudice di sedia, reo di avergli chiamato “out” alcune palline su cui i segni del gesso erano evidenti. Non contento, eccolo lanciare a terra la racchetta con la foga di un boscaiolo intento a colpire un ceppo.

Più volte mi è stato chiesto: “ Perché non tifi Federer? Sei svizzero!”. Semplice, il “Rogerone nazionale” è forse il più grande tennista di tutti i tempi, eccellente sul campo e impeccabile fuori ma, a mio modesto avviso, è quasi noioso in questa sua perfezione.

I problemi fisici in questa stagione non sembrano dare tregua all’ex numero 1 al mondo, ma non è delle sue ultime prestazioni che voglio parlare oggi, ma del suo passato. Attorno ai 10 anni – insieme al fratello Jamie (forte doppista) – si trovava nella scuola elementare di Dunblane quando all’improvviso ecco una sparatoria. Lesto come quando c’è da schivare uno smash ravvicinato, ne uscì illeso.

Scampata la tragedia, inizia a dilettarsi, oltre che con il tennis, anche con il calcio. Con la palla tra i piedi se la cava anche piuttosto bene, tanto da fare un provino con i Rangers di Glasgow a 13 anni. Nonostante la possibilità di intraprendere una carriera calcistica, mamma Judy, maestra di tennis, a 14 anni lo spedisce a farsi le ossa a Barcellona in un’Accademia. I risultati non tarderanno ad arrivare e il Nostro a soli 20 anni è già stabilmente nella top 10 della classifica ATP.

Attorno al 2010 la sua fidanzata lo lascia perché trascorre troppo tempo all’Xbox a giocare a Call of Duty. Per sua fortuna, Kim Sears ricucirà lo strappo e diventerà sua moglie e madre della sua prima figlia, in attesa del secondo parto.

Toltosi di dosso i panni di eterno piazzato, Andy ha iniziato a farsi valere per davvero, mettendo in riga il suo grande rivale degli ultimi anni, Djokovic, approfittando del declino di Federer e Nadal. Ora i due “vecchietti” sono tornati a dominare il circuito, mentre il serbo e il britannico hanno affrontato una stagione altalenante, perturbata da svariati guai fisici.

Ma statene certi, Murray si riprenderà, tra una missione online e una racchetta spaccata.

Niccolò Kobler