Luci a San Siro“: proprio così cantava Roberto Vecchioni nel 1980. Raramente, nel Derby della Madonnina, quelle luci sono state spente. Era il 10 gennaio e correva l’anno 1909 quando Milan e Inter diedero vita alla prima stracittadina nella quale i rossoneri si imposero sui cugini proprio con il risultato di 3-2; da lì, le due compagini si sono affrontate senza esclusioni di colpi annullando, quasi sempre, i vari distacchi che le classifiche presentavano.

Il Derby, cronostoria. Il derby, a Milano, non è una partita ma quasi una “religione“. Una città, quattro colori e una storia infinita. Storia di una che è nata dalla costola dell’altra, storia di chi ha “diviso” due fratelli (Baresi, ndr), storia di chi ha svestito una casacca per scrivere pagine indelebili sull’altra sponda del Naviglio (Pirlo e Seedorf su tutti); storia di sani sfottò il lunedì mattina negli uffici milanesi tra gente comune, storia di ansie pre-gara e di coreografie meravigliose. Storie di derby scritte dai duelli tra due mostri sacri come el paron Nereo Rocco e il mago Herrera.

Un nome come marchio di fabbrica. Nel fantastico duello sotto lo stesso cielo, si sono susseguiti anche suggestivi passaggi di testimoni che hanno suggellato per sempre un nome ai colori che rappresentano le due squadre: basti pensare al papà Angelo Moratti e al figlio Massimo o al presidente Silvio Berlusconi, uno dei presidenti più vincenti di sempre, o ancora alla dinastia Maldini, passando per il rivoluzionario Arrigo Sacchi, il cui Milan stellare segnò un’epoca concettuale del calcio ed è giudicato ,dai più, tra i più forti team di sempre.

Gli anni 1999-2000, i Derby Champions e i giorni nostri. Furono costellati da derby molto equilibrati, combattuti colpo su colpo nonostante la salvezza clamorosa centrata in extremis dai nerazzurri nella stagione 1993-94. Storico sarà quello dell’11 maggio 2001 in cui il Milan liquidò l’Inter con un perentorio 0-6 (record ancora in vigore per massimo scarto di reti nel derby). In quegli anni, i rossoneri prevalsero spesso nella stracittadina. Indimenticabili i quattro scontri di Champions: semifinale dell’edizione 2003, in cui un doppio pareggio condannò i nerazzurri e fece volare i rossoneri verso il trionfo nella storica finale di Manchester vinta contro la Juve ai calci di rigore; l’altro nella Champions edizione 2005, macchiato nella gara di ritorno da una sospensione per incidenti sullo 0-1 per il Milan (dopo il 2-0 dell’andata). Finisce la florida epoca Ancelottiana e comincia quella Mourinhana, manco a dirlo sulla panchina opposta, quella dell’Inter. L’esperienza del portoghese sulla panchina dell’Inter non solo sancì una serie di derby vinti (storico lo 0-4 nell’estate 2009), ma lega per sempre il nome dello Special One alla società nerazzurra per lo storico triplete, unica squadra italiana ad essere riuscita nell’impresa.
Avvicinandoci ai giorni nostri, non possono non essere citati le sfide decise dal principe Milito (vero incubo dei rossoneri) o quelle da Zlatan Ibrahimovic. Fatto sta che la stracittadina meneghina ha subito un declino con il passare degli anni: rose indebolite e ambizioni che non rispettavano le storie che le compagini hanno sempre rappresentato. Con l’insediamento delle proprietà asiatiche sembra che sia tornato quel vento che ha spinto sempre le milanesi a rivestire ruoli da protagonista, e il derby di domenica lo ha ampiamente dimostrato. Pirotecnico 3-2, mille emozioni e capovolgimenti di fronte: da una parte l’Inter (capitanata da uno stratosferico Icardi), una squadra più rodata, concreta, pronta ad insediare Napoli e Juve; dall’altra un Milan sicuramente più spaesato che sa ancora di cantiere aperto, ma che ha mostrato potenzialità che necessitano sicuramente di tempo e progettualità per consacrarsi come ai vecchi tempi.

Fatto sta che, dopo un po’ di buio, le luci sono tornate ad illuminare San Siro. O forse non si sono mai spente, erano semplicemente affievolite…