I paragoni nel calcio possono essere estremamente azzardati. A volte, addirittura, divengono una spada di Damocle pronta a piombare sulla testa del malcapitato. Gli esempi di questa teoria si sprecano: Villas Boas il nuovo Josè Mourinho; Arnautovic il nuovo Ibrahimovic; Mastour il Messi di Youtube; insomma, non è raro trovare un giocatore o allenatore associato a un astro del passato che non riesca a brillar di luce propria, e addirittura resti accecato da quella di colui che l´ha preceduto.

Estate 2010. La Juventus decide di porre fine all’epoca Blanc – Secco, affidandosi a quel Beppe Marotta che nella stagione precedente, dopo annate già positive, era riuscito ad allestire il miracolo della Sampdoria arrivata al quarto posto con Del Neri in panchina. L’ex blucerchiato aveva reso Bogliasco un’oasi dove calciatori provenienti da periodi bui tornavano a prendersi le luci della ribalta, abbinandoli a giovani promesse che con la maglia doriana venivano individuati dai giornali come prossimi gioielli della Nazionale. Nel primo gruppo impossibile non citare Cassano e Pazzini, ma pure Semioli, Mannini e Pozzi. Del secondo, Poli pareva il predestinato, ma vanno ricordati anche gli acquisti di Gastaldello e di Palombo, pescato dal fallimento della Fiorentina e divenuto nel tempo uno degli uomini simbolo dei liguri. Tutto questo excursus serve fondamentalmente a porsi una domanda retorica: chi meglio di Marotta poteva rimettere in piedi una Juventus in balia della tempesta post Calciopoli, ancora senza identità e mai in grado di spaventare realmente i propri avversari come negli anni ruggenti?
Beppe piazza quindi un colpo da novanta che vuole in parte essere un richiamo al passato, un acquisto dal valore emotivo a trecentosessanta gradi: nostalgia, ma anche assicurarsi uno dei migliori prospetti europei del tempo. Stiamo parlando di Milos Krasic, proveniente da Mosca.

Si sprecano i paragoni, ovviamente. “Krasic è il nuovo Nedved”. La corsa è senza dubbio interessante, la capigliatura è bionda (figlia di investimenti importanti dai parrucchieri torinesi), viene pure dall’Est… Eppure, prima di lanciarsi in un paragone con un Pallone d’oro, ci vorrebbe un minimo di cautela in più. L’inizio infatti non è proprio esaltante, ma a ben vedere non lo è tutta la Juventus di Del Neri. Alla quinta giornata, però, il serbo si sveglia e piazza tre gol al Cagliari, lasciando intendere che forse l’investimento su di lui non è poi così sbagliato. Poche partite ancora e a Bologna Krasic si rende però protagonista di una simulazione abbastanza patetica, sciocca ed evidente, che gli costa due giornate di squalifica per condotta antisportiva. Tutto sommato, tenendo conto della sua partecipazione al precedente campionato russo che ne condizionò la tenuta fisica, la prima stagione del “nuovo Nedved” non si può considerare negativa, contando che è presente in quasi tutte le partite e che la sua decina di gol la mette a segno. Certo, Pavel era un’altra cosa.

Estate 2011. Un anno esatto dall’arrivo. La Juve volta pagina e Marotta sostituisce Gigi Del Neri con Antonio Conte, dando così juventinità ad una squadra che l’identità l’aveva smarrita. 3-5-2 in campo al posto del 4-4-2 del friulano. In poche parole, “Caro Krasic, non mi servi”. Sette presenze in Serie A, un solo gol complice una papera di Andujar, e niente da segnalare per la furia serba. A fine stagione saluti e baci, l’epopea del biondo Milos prosegue da Torino a Istanbul.

Che fine ha fatto?
L’avventura turca di Krasic non regala i frutti sperati a causa di infortuni e scarsa fiducia dei tecnici che lo allenano. La vita professionale lo porta quindi al Lechia Gdansk, squadra di massima serie polacca, dove gioca ancora oggi e riveste anche il ruolo di centrocampista centrale.

Insomma, Nedved in carriera aveva fatto un po’ meglio.