In quanti crederebbero a quanto riportato nel titolo? In quanti riuscirebbero a trattenere una risata al solo pensiero che la squadra con più riconoscimenti al mondo, si trova a Belfast, nel Nord dell’Irlanda. Insomma, gli appassionati sapranno certamente che questo gioco nacque proprio lì, oltremanica. D’altro canto, è risaputo che l’Irlanda del Nord non eccelle né in campo internazionale né tanto meno a livello di club. I più esperti, poi, sapranno anche che la storia legata al record di trofei del Linfield Football Club è solamente una mezza verità.
Sì, una mezza verità. Negli oltre 130 anni di storia, i “Blues” hanno sì raggiunto quota 218 trofei (di cui 52 titoli nazionali) tra coppe e campionati, ma alcuni di questi non vengono conteggiati poiché ottenuti in categorie non professionistiche. Ed allora lo scettro scivola inesorabilmente tra le mani di una squadra (Glasgow Rangers), alla pari dei cugini (Celtic), in ottimi rapporti con la fetta blu di Belfast.
Mi spiego? Mi spiego. Tra nordirlandesi, Glasgow Rangers e Chelsea esiste una sorta di gemellaggio chiamato “The Blues Brothers”. In comune non hanno, ovviamente, solo i colori da difendere. In ballo ci sono altri aspetti, forse un tempo più spinosi e lontani dalla sola realtà calcistica. Tutti e tre i club hanno radici protestanti, lealiste e sempre legate alla figura della “Regina”. Numerosi i canti condivisi dalle tifoserie e a lei dedicati. L’infinito numero di trofei conquistati dai Blues d’Irlanda dunque non è l’unico classico motivo con cui una squadra solitamente esporta fama e gloria oltre il proprio orticello.

Il Protestantesimo. È a questo tassello della storia del Vecchio Continente che la società Linfield Football Club si aggrappò per emettere il proprio primo gemito, il primo sguardo ad un mondo calcistico genuino ancora lontano da quello pestilenziale dei giorni nostri. Fu un gruppo di operai del sud di Belfast a posare la prima pietra, affiliandosi in principio a partiti protestanti che, negli anni a venire, parteciperanno al periodo noto come “The Troubles”, la guerra nazionale che si svolse tra gli anni sessanta e gli anni novanta tra protestanti e cattolici. Ma questa è un’altra storia.
Di tutto ciò, oggi, rimangono solamente i fasti di una leggenda. Una delle così dette “regole non scritte”. Nessun giocatore cattolico o non protestante può essere tesserato dalla società nordirlandese. In linea di massima questo principio venne rispettato minuziosamente, in maniera estenuante nei decenni passati, più blandamente in quelli recenti. Si è a conoscenza di qualche eccezione ma, a quanto pare, si trattò unicamente di giocatori che militarono nel Linfield per poco tempo.

Questo dogma inevitabilmente non passò e non passa tutt’ora inosservato, obbligatoriamente imputato ad oggetto di critica. Sono numerose le tifoserie che, nella propria cultura sportiva, si legano ad un passato religioso. Cori e canti inneggiano al proprio credo e denigrano quello della squadra rivale, generalmente denigrano il protestantesimo Linfieldiano. Al modesto livello della Danske Bank Premiership (nome attuale del massimo campionato nazionale) si compensava con lo spettacolo offerto dalle tifoserie che, se oggi sono costrette ad agire entro perimetri ben definiti come accade in tutto il Regno Unito, un tempo diedero vita a veri e propri scontri che nella maggior parte dei casi costrinsero il direttore di gara ad interrompere o addirittura sospendere la partita, richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine per placare gli animi. Sono molti gli episodi che macchiarono il calcio nordirlandese come una pratica, specialmente tra le tifoserie, volta a saldare unicamente le diatribe politico-religiose.
Ancora oggi qualche pretesto per attaccar brighe con i Blues emerge, come la recente polemica legata ai ricavi ottenuti grazie allo stadio. Nello specifico: il Windsor Park, stadio del Linfield, è utilizzato dalla nazionale per disputare le partite casalinghe e, a sua volta, cede il 15% dei ricavi alla società di Belfast che dunque gode di un gruzzolo superiore alle altre compagini, potendosi permettere investimenti e giocatori di livello superiore.

Recentemente (2° turno preliminare di Champions League) il Linfield Football Club ha incontrato, in una delle sue numerose apparizioni europee, niente popò di meno che il Celtic, la metà cattolica di Glasgow. Conseguenze? Certamente ci sono state. E quali? Semplice, i tifosi scozzesi non hanno potuto varcare i confini nordirlandesi. Secondo i media, la polizia locale avrebbe comunicato la rinuncia da parte dei tifosi celts ad intraprendere la trasferta, esternazione accolta con stupore dagli stessi. Da ciò che è trapelato in seguito, si è semplicemente deciso di evitare possibili scontri tra le tifoserie. La verità, ad ogni modo, difficilmente verrà a galla. Il Celtic vincerà 0-2 (totale 0-6), i supporter gioiranno da casa e le vecchie ruggini tra due dei (quasi) tre club più titolati al mondo, ad accendere ancora gli animi e destinate a far discutere.