«We’re not arrogant. We just believe we’re the best band in the world», diceva così Noel Gallagher. Era davvero arrogante l’aria che tirava nei sobborghi di Manchester negli anni Novanta? Erano davvero arroganti e sfacciatamente presuntuosi Noel e Liam, gli Oasis? Forse sì, d’altronde nelle loro uscite non le mandavano di certo a dire o forse no? Forse erano solo terribilmente convinti delle loro capacità? Nessuno può dirlo, ma forse il loro strapotere musicale in Inghilterra nell’ultimo scorcio del Secolo ha qualcosa in comune con una passione che i fratelli Gallagher hanno custodito sin da piccoli e che proprio ora, da qualche anno a questa parte, mostra con forza sempre più strapotere e personalità: il Manchester City.

La loro infanzia, neanche a dirlo, è una di quelle difficili: il padre alcolizzato, il trasferimento dall’Irlanda all’Inghilterra, in quel di Manchester esattamente, nel quartiere di Burnage, la scuola non propriamente amata e lo spirito ribelle sempre pronto a star sulla corda, quasi a volerla recidere e spezzare.

A Burnage trascorrono infanzia ed adolescenza. Il mattone a faccia vista inglese tinteggia il basso skyline architettonico, abitazioni tradizionali, alcune abbandonate, altre più vitali, altre ancora specchio di una crisi che soffoca la classe operaia inglese di fine anni Novanta. La pioggia a farla da padrone per buona parte dell’anno, le pozzanghere sull’asfalto irregolare, gli ombrelli, i parka, gruppi di ragazzi e le birre, la musica ed il calcio: borghesia o classe operaia? United o City? Beh, visti i trascorsi dei fratelli Gallagher, la risposta appare abbastanza scontata: Sky Blues ovviamente, loro non possono che esser dei Citizens. Noel e Liam non possono non sposare la tenacia come stile di vita, strade tortuose, insidie, litigi e rivendicazioni personali, dissidi interiori e contrasti con il mondo esterno. Tra un salto allo stadio e tanti altri nelle sale di registrazioni, la loro musica è ruvida e melodica, è anch’essa un contrasto, il pubblico la ama ed i media la osannano. “Supersonic”, “Shakermaker”, “Live Forever”: tre singoli a lanciare il britpop dei Gallagher, poi concerti, metanfetamine e poi ancora l’apice con l’album “(What’s the Story) Morning Glory?”. E’ il 1995 e scoppia l’Oasis-mania.

La musica va alla grande e l’altra loro passione? Beh, il City non se la passa così bene. Il punto di contatto maggiore fra la band ed il club è rappresentato dal doppio concerto al Maine Road, dimora del City e per l’occasione anche degli Oasis. E’ l’Aprile del 1996 e fa strano vedere Noel e Liam primi protagonisti al Maine Road, proprio in quello stadio dove seguono i match casalinghi del loro City, sulle gradinate però, seppur da protagonisti a loro modo anche lì. 40.000 spettatori in entrambe le date, commozione, lacrime, passione e la chitarra di Noel raffigurante la Union Jack.

Per il loro Manchester City però sono anni difficili, dalla Premier alla terza serie inglese, poi le promozioni ed una nuova retrocessione. Gli Sky Blues sembra non ne vogliano proprio sapere di tornare ai vertici del calcio inglese e la buona sorte non è assolutamente dalla loro, ma le strade dei Citizens e quelle degli Oasis si incrociano sempre, si rincorrono, seppur in modo palesemente opposto. I Gallagher hanno ormai segnato un effetto down-top, il City, invece, esattamente l’opposto, è passato dai vertici all’abisso.

Intanto tra Liam e Noel le cose non vanno benissimo, ancora litigi, screzi, alcune volte persino in concerto, come quando, durante l’esecuzione di “Whatever” proprio al Maine Road, Liam smise si cantare dopo un battibecco con il fratello a causa di una banale incomprensione sul pezzo. Chissà che i due fratelli non lo facessero apposta per catabolizzare su di loro l’attenzione dei media, per essere costantemente protagonisti, nel bene e nel male, fino a dividersi, lasciando scomparire gli Oasis, senza però farli mai cadere nel dimenticatoio.

E’ il 2009 quando prima Noel e poi Liam dichiarano apertamente che gli Oasis non esistono più, zero ormai. Paradossalmente, per opposto, invece, è proprio qui che inizia il corso vincente dei loro Citizens, anzi, sarebbe meglio dire, è qui che iniziano ad essere gettate le basi per il futuro vincente degli Sky Blues. Iniziano a girare tanti soldi intorno al City, le Proprietà non si tirano indietro e vogliono riportare il City ai vertici ed anzi farsi beffe dei rivali dello United. La squadra intanto si sposta all’Etihad Stadium, Maine Road avrebbe visto la propria fine nel 2004, qui nel giro di pochi anni arrivano Silva, Kolarov, Balotelli, Dzeko, Yaya Toure, ma soprattutto il Kun Agüero. Pian piano, tassello dopo tassello, sembra prender forma la macchina infernale dei Citizens, come fosse destino tornare in alto, come si avverassero metaforicamente le parole buttate giù da Noel nel brano “The Masterplan”.

Beh, d’altronde sarà proprio il destino a riservare al City una bella sorpresa. 13 Maggio 2012, Manchester è divisa, ora più che mai. City e United appaiate a pari punti all’ultima di Premier League con la differenza reti in favore dei Citizens. Tutti soffrono, anche i Gallagher, ancora inesorabilmente divisi, sono questa volta uniti da un sogno comune, il titolo indiscusso inglese, come a voler tornare ad esser “Supersonic”. Succede però l’assurdo. Lo United al minuto 91 ha praticamente messo le mani sul campionato e ci staremmo chiedendo come sia possibile! Facile: i Red Devils hanno vinto la propria partita, mentre il City sta perdendo in casa con il modesto QPR, ma la sorte non è d’accordo, il Masterplan questa volta è tinto di celeste, ha tradito i diavoli rossi. Minuti 92 e 94. Dzeko prima, Aguero poi: 3-2 e fischio finale. Le parole non possono descrivere le emozioni provate sugli spalti, sarebbe irriverente, riduttivo, banale. Le parole possono solo dire che dopo anni di oblio il City è padrone d’Inghilterra, come fecero Liam e Noel con la loro musica quindici anni prima: like a “Champagne Supernova”.

Gli anni recenti dicono City ormai tra le big d’Europa, dicono Guardiola e cifre folli sul mercato, ma dicono anche dei fratelli Gallagher. Il Pep fa ascoltare ai suoi uomini i pezzi degli Oasis, mentre Liam e Noel continuano ad esser divisi ed in costante lotta, botta e risposta dall’una all’altra parte. Sempre. Ma è proprio solo una cosa ad unirli senza guardare con rabbia al passato, perché si sa, al cuore non si comanda: il Manchester City. “Don’t look back in anger, I heard you say, at least not today”.