Non è il classico bonaccione che fa amicizia con tutti. Non è nemmeno uno yes men, anzi, ha il suo bel caratterino… e se le cose non gli stanno bene, prende, saluta, accosta la porta e se ne va a cercare fortuna altrove. È nato a Saint-Barthélemy… e ora tutti direte “ah sì, Wawrinka!” (in realtà non lo direte, perché nessuno di voi sapeva che pure Stan è nato lì). Invece no, non parleremo di dritti, ma di dritte, come quelle che dà ai suoi giocatori negli allenamenti. Non ci saranno palline gialle, ma al massimo palloni arancioni in caso di campo innevato.

Il nostro uomo è Lucien Favre, il tecnico svizzero che sta facendo impazzire i tifosi del Borussia Dortmund. Strano il destino, a volte. Maggio 2017, i gialloneri si separano dal tecnico Tuchel, che è arrivato ai ferri corti con la società. I dirigenti vorrebbero il rossocrociato, ma i supporter storcono il naso. “Ha un caratteraccio”, dicono di lui. Alla fine firma l’olandese Bosz, al quale non fanno mangiare nemmeno i lebkuchen natalizi. Non andrà meglio all’austriaco Stöger, che dopo essersi sorbito il freddo tedesco, viene cacciato a fine maggio, quando finalmente avrebbe potuto mettere nell’armadio il giaccone in Perl-Loden.

Alla fine il cerchio si chiude. Favre firma e i tifosi recitano il mea culpa. A Dortmund Favre trova l’ambiente ideale per lavorare come piace a lui: giovani in rampa di lancio e altri calciatori da rivitalizzare. A cosa paragonare il calcio di Favre? Semplice, a un mixer. Un mixer pronto a miscelare gli ingredienti che non possono mancare nella ricetta segreta dello chef: possesso palla, transizioni, pressing. Non c’è però un elemento che spicca più degli altri, la pietanza è omogenea, a volte sembra piccante, altre più dolce.
Ovunque sia andato, le sue squadre hanno mostrato sempre elementi comuni. Costruzione dal basso fatta di passaggi corti nella propria metà campo, velocizzando poi negli ultimi 40 metri. Il pressing non è sistematico e non viene eseguito a tutto campo, bensì è un’arma usata nella propria trequarti.

Quella che doveva essere una stagione da lavori in corso, si sta trasformando in un qualcosa di più. La recente vittoria nella partitissima contro il Bayern Monaco ha spedito i gialloneri a + 7 sui campioni in carica. Imbattuti in campionato, i tedeschi volano anche in Champions League. Inseriti nel non impossibile gruppo A, Reus e compagni hanno vinto le prime tre partite senza nemmeno subire una rete e sciorinando un calcio davvero piacevole. La vera prova di forza è stato il poker calato contro l’Atletico Madrid, che si è poi imposto 2-0 nella 4a partita. Una sconfitta del tutto indolore ai fine della qualificazione, ma che sicuramente non sarà andata giù al condottiere elvetico.

Non l’avrà digerita perché è fatto così, è preciso, maniacale e ossessionato. Un perfezionista al 100%. L’organizzazione è tutto nelle sue squadre, lo sa bene l’ex nazionale svizzero Ludo Magnin, che ai tempi dell’Echallens ebbe la poco brillante idea di chiedergli uno strappo a casa a dopo un allenamento… Morale della favola, il tecnico non gli diede pace nemmeno lì: il finestrino appannato si trasformò in una magnifica lavagna tattica su cui tracciare movimenti e dare nozioni tattiche.

Con i giovani si è sempre trovato tremendamente a suo agio. Sono molti i ragazzi che lui stesso ha lanciato nel calcio che conta: in passato l’hanno dovuto ringraziare Inler, Dzemaili, Granit Xhaka, Ter Stegen, Kramer e Reus. Ora ha tra le mani diamanti grezzi come Sancho, Pulisic, Diallo, Hakimi, Akanji, Isak e Zagadou che stanno crescendo partita dopo partita. Quello che sbalordisce è la capacità che il Borussia Dortmund ha di andare in gol senza però perdere l’equilibrio. Le 33 reti segnate e le 12 incassate in Bundesliga significano miglior attacco e seconda miglior difesa del torneo. Numeri da capogiro. Se poi contiamo che c’è il “re Mida” Alcacer che tramuta in oro tutto quello che tocca…. beh, forse al Signal Iduna Park è giunto davvero il momento di dimenticare l’heavy metal di Klopp: Lucien Favre sta riproducendo un remix niente male.