A volte la vita purtroppo ci mette a confronto con situazioni difficili e inattese. Per molti trovare il coraggio e la forza per affrontarle diventa complicato, gli ostacoli che si presentano sulla strada verso la gioia sembrano insormontabili, paure e incertezze sembrano non volersene andare mai.

UN GIOVANE SPORTIVO “INSUPERABILE” E LA SUA HANDBIKE 2André Martins, 32 anni, è uno dei tanti sportivi che ci dimostra quanto nella vita valga lottare, soprattutto se a un certo punto la fortuna ci volta le spalle.

André pratica l’handbike e fa parte del Gruppo sportivo Insuperabili, costituito in parte da un vero e proprio Team di atleti che praticano questa disciplina. Per intenderci, l’handbike è una bicicletta speciale adattata per tutti coloro che come André non hanno più la capacità di utilizzare i propri arti inferiori.

Cerchiamo di scoprire qualcosa in più su questa particolare disciplina, che al giorno d’oggi è ancora poco seguita dai media, ma che meriterebbe sicuramente maggiore visibilità, viste le condizioni fisiche di chi si cimenta con questa attività.

André, da quando pratichi questo sport?

“Mi sono approcciato all’handbike nel 2011, circa un anno dopo l’incidente che mi ha reso paraplegico. Tuttavia la pratico in modo regolare circa dalla fine del 2014”.

Spiegaci brevemente di che cosa si tratta, come funziona e come è adattata alla tua patologia per permetterti di praticarlo…

“L’handbike è un mezzo di trasporto meccanico che deriva dalla comunissima “bicicletta”.
È formata da tre ruote: una anteriore e due posteriori. Meccanicamente parlando è come vedere una bici sotto sopra, con la ruota anteriore che diventa quella di trazione, con le pedivelle simmetriche – nel nostro caso forse più corretto manovelle – che vengono azionate dalle braccia stando posizionati in una posizione parallela al suolo. In base al grado di disabilità della persona che l’utilizza, si usano differenti rapporti, sedute e/o impugnature. Per esempio per alcuni tetraplegici, i quali non hanno la totale funzionalità degli arti superiori ed inferiori, l’handbike viene modificata per permettere la pratica nonostante l’elevato grado di disabilità”.

Che cosa rappresenta per te l’handbike?

“L’handbike per me rappresenta uno svago, un modo per rilassare e distogliere la mente dai problemi di tutti i giorni. Inoltre è un ottimo metodo per svolgere un’attività sportiva”.

Quante volte a settimana ti alleni?

“Dalle quattro alle sei volte, dipende dagli impegni, dalla meteo e dalla stanchezza. In caso di brutto tempo però possiedo anche dei comuni “rulli” da interno, sui quali l’handbike viene posizionata per poter svolgere l’allenamento in casa”.

In generale, che livello di difficoltà assegneresti al tuo sport sulla base di fattori come la preparazione fisica, l’investimento di tempo e il costo?

“Se si fa questo sport ad alto livello, è possibile paragonarlo al ciclismo su strada, ed è quindi molto dispendioso sulla base di diversi fattori.
Sotto il profilo monetario, un’handbike costa fra i 5’000 e i 17’000 franchi, a dipendenza del modello scelto. Dal punto di vista fisico raggiungere un livello elevato, che ti permetta di allenarti cinque o sei volte a settimana, richiede una grande preparazione fisica, considerando che tutto il resto delle attività svolte sulla sedia a rotelle nel corso della giornata, saranno sempre e solo svolte con l’aiuto delle braccia.

Per quel che concerne la durata delle sedute, se un ciclista spende per esempio dalle cinque alle sette ore per un allenamento “lungo”, un atleta che pratica handbike ne spende dalle tre alle cinque. Questa differenza è data dal fatto che il muscolo del braccio è molto minore dal punto di vista della dimensione rispetto al muscolo della gamba, dunque si affatica molto più velocemente. Anche i km che si percorrono durante una gara sono ovviamente minori rispetto alle due ruote: si varia da un minimo di 35 km a un massimo di 70 km”.

Quali sono I tuoi prossimi obiettivi?

“L’obiettivo primario è quello di poter continuare nel tempo a praticare costantemente questo sport, continuando a provare diverse emozioni semplicemente sentendosi l’aria sulla faccia mentre lo pratico. Il resto è contorno”.

Visto che per tanti è uno sport non famigliare, ci racconteresti come si svolgono le gare (organizzazione, ambiente, premi ecc.)?

Spesso sono gare su circuito, quindi un percorso da ripetere più volte (ossia criterium nella formula di 1h + 1 giro). I circuiti mediamente variano dai 2 ai 5 km. Vi sono poi anche gare che si svolgono in concomitanza con altri eventi, per esempio maratone podistiche, dove le handbike partono normalmente per primi (qualche minuto prima dei runners); una volta percorsi i famosi 42.195 km la gara finisce. Per rendere l’idea l’attuale record mondiale su questa distanza, è stato fatto quest’anno alla maratona di Heidelberg (Germania) con un tempo di 57’40”, che si traduce in circa 43 km/h di media”.

Trovi dei benefici fisici e psicologici grazie a questo sport?

UN GIOVANE SPORTIVO “INSUPERABILE” E LA SUA HANDBIKE 1

“Moltissimi! A livello mentale è un valido aiuto per “staccare” dalla routine quotidiana. Sul piano fisico, percepisco numerosi benefici muscolari, in quanto la pratica permette di rafforzare la muscolatura riducendo i diversi dolori creati dalla paraplegia (spalle, tricipiti e diversi altri muscoli).

Un altro effetto benefico lo percepisco nella riduzione degli spasmi muscolari alle gambe (eccesive contrazioni muscolari) e nella regolazione dei processi intestinali, in quanto l’intestino, sempre a causa della paraplegia, lavora molto lentamente”.

Cosa vorresti dire a chi come te ha avuto una lesione midollare, per convincerlo a praticare il tuo sport?

“Gli direi di provare e dare una chance a questo sport, perché a lungo andare, con costanza ed impegno, può procurargli diversi benefici. Purtroppo però il “clic” per cominciare non te lo può dare o dire nessuno, deve provenire da se stessi”.

Se c’è, parlaci un po’ del tuo mito, della persona da cui prendi esempio per determinati valori o caratteristiche

“Non ho miti particolari. Cerco di osservare cosa fanno o pensano atleti di punta che ammiro, ma cercando sempre di dare la mia impronta a tutte le cose che faccio. Credo che nessun campione sia arrivato dove sia semplicemente emulando i sui eroi”.

Campione è il giusto soprannome per definire questo ragazzo, che nonostante la sua disabilità si allena con costanza ed impegno per superare i propri limiti e raggiungere ogni giorno nuovi obiettivi.

In bocca al lupo André per le tue prossime gare!