Nella storia della boxe internazionale, il friulano Primo Carnera è certamente uno dei professionisti più caratteristici che abbia mai calcato il ring. La vita del pugile italiano pare essere stata scritta dalla penna di un poetico sceneggiatore. Affetto molto probabilmente da una disfunzione dell’ormone della crescita, Primo nasce a Sequals nell’ottobre 1906 con l’incredibile peso di 8 chili. La sua famiglia, estremamente povera, sopravvive grazie all’esiguo stipendio da artigiano del padre Isidoro. Con lo scoppio della Grande Guerra e la partenza al fronte del capofamiglia, Primo e i suoi due fratelli iniziano a mendicare per le strade più facoltose della regione, non riuscendo comunque a garantirsi una vita più agiata. Sua mamma, in quel periodo, vendette a malincuore la fede nuziale per poter sfamare il nucleo familiare.

Il giovane Carnera, che non ancora ventenne aveva raggiunto l’altezza di 197 centimetri e un peso superiore al quintale, emigra in Francia per intraprendere l’attività di carpentiere. Dal carattere ingenuo e bonario, il giovane accetta di lavorare per il circo locale, che garantiva lui uno stipendio nettamente più corposo di quelli a cui era abituato. Presentato alle folle come un fenomeno da baraccone, il ragazzo non dà peso ai pregiudizi comuni dettati dalla propria imponente stazza. Con la mansione principale di sfidare i più temerari spettatori tra il pubblico, i tre anni passati nell’ambiente circense si riveleranno per Primo fondamentali. In un pomeriggio di primavera avviene la svolta: nel bel mezzo dello spettacolo, un coraggioso uomo tra la platea si dice convinto di poter mettere al tappeto “Il gigante“.

Lo spettatore, appena iniziato lo scontro, sferra con eccessiva cattiveria un brutale pugno allo stomaco di Carnera. L’italiano, non aspettandosi una così gratuita prepotenza nei suoi confronti, reagisce d’istinto afferrando il collo dell’uomo ed innalzandolo da terra con ammirevole facilità. Quattro amici del bullo – svenuto intanto per lo spavento – decidono di vendicarlo e circondano minacciosi Primo, che li mette al tappeto uno per uno nel giro di pochi minuti, non scomponendosi minimamente. Il friulano diventa così una piccola celebrità del posto, accrescendo la propria popolarità. 

Primo Carnera durante un allenamento

Paul Journée, ex campione francese dei pesi massimi, sente ben parlare del giovane e, dopo aver assistito ad una successiva tappa dello show, si avvicina lui proponendogli di cominciare a destreggiarsi nel pugilato. Primo, seppur inizialmente titubante, accetta la proposta. È l’inizio di una carriera maestosa, benché colma di episodi cupi e drammatici, con un’Italia macchiata dal fascismo sullo sfondo. Appena diventato professionista, alla fine degli anni ’20, Carnera viene affiancato da alcuni furbi manager tutt’altro che incorruttibili. Seppur indubbiamente dotato di stoffa e vincendo meritatamente la maggior parte dei match, alcuni dei suoi sfidanti finiscono al tappeto con sospettabile velocità. Alcuni di essi – dopo aver ragionevolmente ricevuto in maniera illegale un lauto compenso – cadono esausti a terra addirittura al primo pugno ricevuto. 

Nonostante tutto il boxeur non sospetta in alcun modo la natura truffaldina dei suoi fidati procuratori, che vigliaccamente lo tengono all’oscuro dei propri effettivi cachet, lasciandogli una percentuale irrisoria dei guadagni ricavati. Trasferitosi negli Stati Uniti, il pugile – con all’attivo, tra le altre cose, alcune partecipazioni nel mondo del cinema  – colleziona l’entusiasmante storico di 74 vittorie e 6 sconfitte. La sera del 10 febbraio 1933, presso il Madison Square Garden di New York, Carnera mette KO lo statunitense Ernie Schaaf con una tale grinta da mandarlo irrimediabilmente in coma. Schaaf – già piuttosto malconcio dalle percosse ricevute nel suo precedente match –  non si riprenderà più dai traumi subiti e muore poche ore dopo il ricovero in ospedale, facendo cadere “La montagna che cammina” in un grave stato depressivo.

Il senso di colpa causato dalla tragedia porta lo sportivo alla decisione di abbandonare definitivamente la boxe, ma, dopo quattro mesi di stop, la madre di Schaaf lo scagiona dalla morte del figlio, definendola una sventurata fatalità. Ancora fortemente provato, il pugile italiano torna così all’attività agonistica. Il primo incontro ufficiale dopo la scomparsa del rivale, il 29 giugno 1933, è valevole per la conquista del titolo di campione mondiale dei pesi massimi. In un Madison Square Garden straboccante di persone, l’americano Jack Sharkeydetentore della prestigiosa cintura – crolla KO alla sesta ripresa, dopo essere stato colpito in pieno volto da un violentissimo gancio destro di Carnera. Primo trionfa così nel match più importante della sua vita e, diventato dopo quella notte un autentico eroe nazionale, inizia ad essere visto di buon occhio perfino da Benito Mussolini, che vede in lui un perfetto esempio di valorosa italianità

La prima pagina de “La Gazzetta dello Sport” di venerdì 30 giugno 1933

Tornato in patria, il Duce lo accoglie con gli onori del caso, facendolo addirittura affacciare dal balcone di Piazza Venezia con indosso l’uniforme della Milizia Fascista. Primo non rinnega la sua amata terra natia e, pur non avendo ideologie di estrema destra, non rifiuta di essere utilizzato come mezzo di propaganda bellica. Mussolini coccola il “suo” impavido atleta fino al 14 giugno 1934, data in cui il pugile cede il titolo di campione allo statunitense Max Baer, suo amico, che lo mette al tappeto all’undicesimo round. La sconfitta contro Baer, anti-fascista dichiarato e con la stella ebraica cucita per l’occasione sui calzoncini, sarà per Mussolini un fatto gravissimo e per Primo una nitida occasione per separarsi definitivamente dal partito.

Il friulano continua comunque ad offrire prestazioni tenaci e nei successivi dodici anni – parallelamente a una sempre più corposa attività da attore – vince ancora numerosi incontri: dapprima in Sudamerica, poi di nuovo negli Stati Uniti e infine, a metà degli anni ’40, in una già liberata Italia. Con 89 vittorie e 14 sconfitte e diventato nel frattempo papà di due bambini, Primo Carnera appende definitivamente i guantoni al chiodo nel 1945, approdando al wrestling l’anno successivo. Anche in questa specialità l’italiano si conferma un avversario tosto e, nei diciassette anni di attività in NWA (National Wrestling Alliance), conquista alcune rilevanti vittorie, come quella su Ed Lewis, tra i massimi esperti di lotta libera dell’epoca. In questo periodo Carnera ottiene l’ambita cittadinanza statunitense, incrementando considerevolmente la propria presenza sul set e prendendo parte complessivamente a una ventina di produzioni cinematografiche. 

Il suo fisico, nonostante sia ancora vigoroso e robusto, comincia a patire il passare del tempo. I molteplici colpi ricevuti per più di quarant’anni di attività e la dedizione agli amati superalcolici si portano via Primo Carnera il 29 giugno 1967, all’età di 60 anni, esattamente trentaquattro anni dopo il trionfale combattimento contro Sharkey. Spontaneo e signorile fino all’ultimo, egli verrà ricordato da tutti come uno dei boxeur più implacabili e caparbi della disciplina e come una delle celebrità più affabili e candide di sempre. 

“Se un pugile ha due mani, vedi, e un cuore che batte, ce la fa senz’altro.” 

Dal film “Rocky V”