Dopo un anno sulla panchina del serpente nerazzurro, qual è il bilancio su mister Conte?

Antonio Conte è sbarcato fra perplessità e speranze alla corte meneghina lo scorso giugno dopo aver firmato un ricco contratto – circa 11 milioni netti a stagione – sino al 2022.

Conte è stato a inizio carriera un buon centrocampista grintoso e agguerrito, capitano della Juventus di fine anni ’90 sino al ritiro avvenuto nel 2004. Successivamente inizia la professione di allenatore e la sua più brillante esperienza è nella Juventus dal 2011 al 2014.

Il suo triennio da mister bianconero è costellato da successi e dal ritorno alla vittoria dello scudetto dopo gli anni bui post calciopoli, vicenda che ancora oggi macchia i bei ricordi del campionato italiano.

Il rapporto con la società torinese s’interrompe bruscamente a causa di dissidi e incomprensioni fra l’allenatore e il presidente Agnelli e così, l’allenatore si ritrova dapprima sulla panchina della Nazionale Italiana e poi su quella del Chelsea.

Nel corso degli anni, ha acquistato la fama del generale di ferro, del comandante asfissiante che conquista i giocatori con allenamenti devastanti e la mentalità vincente, un allenatore che affascina e che attira le attenzioni dei cosiddetti top players.

Il suo sbarco a Milano è stato accolto con un misto di entusiasmo e scetticismo: il passato zebrato fa storcere il naso ai tifosi più nostalgici, i quali ricordano l’esperienza Lippi con ben poco entusiasmo.

Molti altri invece credono nel mister ritenendolo il profilo migliore per riportare i nerazzurri a vincere qualcosa dopo quasi un decennio di “zero tituli”. Conte ha un progetto: «Mai più pazza Inter!»

La preparazione estiva convince e così – in apparenza – il mercato: Icardi, Perisic e Nainggolan vengono portati alla porta, cedendo il posto a Sensi, Lukaku su tutti (Lazaro chi?).

 La partenza ad agosto è spumeggiante: il 3-5-2  funziona e la coppia offensiva Lukauku-Lautaro (LuLa) sembra devastante.

Tutti, anche i più scettici, salgono sul carro incensando Conte come l’uomo che porterà la tifoseria in Piazza Duomo a festeggiare a fine stagione.

Poi però Sensi, protagonista di un inizio di stagione “eccezionale veramente”, comincia a rompersi e nel girone di Champions l’Inter inizia a palesare le solite amnesie da Pazza qual è sempre stata e sempre sarà, nostra croce e delizia.

A dicembre Conte è già fuori dalla CL, ma quello che è peggio è gennaio. Gennaio è un mese caro agli interisti… scherzavo: è il mese peggiore. Dopo aver sconfitto il Napoli al San Paolo, la squadra pareggia fortunosamente con l’Atalanta – prego ringraziare Capitan Samir – e infila un filotto di prestazioni insipide.

La squadra che tanto aveva lasciato ben sperare nei mesi autunnali, precipita nel solito baratro ghiacciato post vacanze natalizie. Il team è stanco, il 3-5-2 non riesce più a dominare e alcuni giocatori – Skriniar e Godin su tutti – sembrano risentire di questo modulo non adatto alle loro caratteristiche.

Lautaro Martinez, il quale è stato illuminato da tre mesi di gloria, attira su di sé le attenzioni del Barcellona. Non appena la nenia catalana raggiunge le orecchie del Toro, questi pare appisolarsi e le sue prestazioni in campo deludono le aspettative dei fan del numero 10.

Il mercato di riparazione porta a Milano il veterano Ashley Young e il principino danese Christian Eriksen – per il quale ho una cotta dai tempi dell’Ajax –  e il pupillo Moses che tanto bene fece al Chelsea.

Tuttavia Conte non sembra soddisfatto: i giornali insinuano che volesse il fedele Arturo Vidal e una punta fisica di riserva al possente Big Rom Lukaku – bonjour je suis Giroud… – .

In campionato arriva la sconfitta con la Lazio e in semifinale di Coppa quella con il Napoli. Poi ecco il Virus Incoronato che blocca tutto e tutti facendo piombare l’Italia, l’Europa e il Mondo intero nel buio.

In questo periodo difficile si fanno speculazioni su speculazioni. Riprenderà il campionato? Sì? No? Forse? Forse chissà?

Ebbene sì: a giugno si riprende e dopo tre mesi di inattività Conte e i suoi armigeri affrontano la semifinale di ritorno con il Napoli di un commovente Gattuso. Pareggio  1-1: per la legge dei grandi numeri, l’Inter è fuori dalla Coppa Italia.

Delusione totale. A Conte restano il Campionato e l’Europa League. Porterà a casa un titolo o l’Inter registrerà ancora un netto zero? Ai posteri l’ardua sentenza.

Quello che è certo è che Conte ha sicuramente riportato entusiasmo e linfa in un ambiente brullo e complicato: alla Pinetina nelle ultime stagioni è successo di tutto e non era facile entrare a passo di corsa.

Quello che è certo è che il gioco di Conte è un gioco atletico e dinamico, ma dalle ultime partite si evince che contro le squadre che si chiudono non è per niente efficace e, in aggiunta, gli allenamenti tostissimi possono incidere negativamente sulla situazione infortuni (vedere Sensi, Vecino e ora Brozovic).

Quello che è certo è che l’Inter è l’Inter e quindi Pazza per sempre e quindi incomprensibilmente Jekyll e Hyde: il secondo tempo di Inter Sampdoria ne è un valido esempio e così quello contro il Borussia Dortmund e così quello con il Barcellona. La volontà può essere chiara, ma la follia è questione di genetica.

Quello che è certo è che Conte è un ottimo allenatore, ma è anche un grande allenatore? In fondo, citando voci di corridoio, prende 11 milioni a stagione e si trova nella stessa situazione di Spalletti che ne prendeva 4.5.

Quello che è certo è che la stagione non è ancora finita e tirare le somme su Conte sia troppo presto. Lo osserveremo attentamente in queste ultime partite e soprattutto nella prossima stagione, con la speranza che “zero tituli” diventino almeno “uno tituli”.

Ama la follia che ti ama.