A Basilea, città a confine con Germania e Francia, si svolgono durante il mese d’ottobre i cosiddetti “Swiss Indoors”. Si tratta di un torneo del circuito ATP che fino ad oggi è stato vinto da tre atleti svizzeri: Federer (capace di imporsi per ben 7 volte), Burgener e Hasek (vincitori rispettivamente nel 1972 e nel 1991). L’edizione di quest’anno, a differenza delle ultime disputate, non ha visto ai nastri di partenza “King Roger”. Lontano dai campi da quest’estate a causa di un infortunio, il renano si è visto costretto a saltare anche il torneo casalingo. Oltre all’assenza di “Sua Maestà”, anche Chiudinelli e Wawrinka (protagonisti di un combattuto derby al primo turno, in cui a spuntarla è stato il più titolato dei due atleti rossocrociati) non sono riusciti a fare molta strada, ma nonostante ciò il pubblico ha potuto assistere ugualmente ad una finale con due dei migliori tennisti al mondo.

Quest’ultima se la sono contesa il croato Cilic, vincitore fin qui di 16 tornei, tra cui gli US Open del 2014, e il giapponese Nishikori, già finalista a Basilea nel 2011 e dato per favorito dai bookmakers. Prima di iniziare la 47esima finale vi era già un verdetto scritto: Nishikori era sicuro di poter partecipare alle Finals di Londra, vinte poi da Murray, nuovo numero 1 al mondo. Cilic, invece, non ne aveva la certezza matematica e di conseguenza il miglior risultato possibile, in chiave qualificazione, non poteva che essere la vittoria del torneo. L’appuntamento inglese, dopo le quattro prove del Grande Slam, è probabilmente il più importante e ambito torneo dell’intera stagione poiché mette a confronto gli otto tennisti con la migliore classifica annuale.

Appena prima dell’inizio dell’atto conclusivo, qualche spettatore attento (e conoscitore dell’inglese) avrebbe già potuto cogliere un segno premonitore su chi avrebbe potuto alzare il trofeo, in quanto Nishikori, nell’intervista pre gara, si era detto “pronto per la finale di domani”, dimostrandosi se non altro almeno un po’ distratto. Il pensiero di questi spettatori è stato confermato nel primo set, a senso unico, la cui durata è stata di 25 minuti. Il croato, in versione “Flushing Meadows 2014”, ha inflitto al giapponese un perentorio 6-1. La netta sconfitta subita nel primo set ha fatto sì che Nishikori ritrovasse la via maestra e ritornasse in campo con la giusta mentalità. Non a caso il punteggio del secondo atto è stato molto più equilibrato. Per i più scaramantici, il fatto che Cilic abbia optato per una divisa blu all’inizio del settimo game (che è spesso sede di ribaltoni nel tennis), abbandonando il rosso acceso indossato fino a quel momento, poteva sembrare un azzardo, ma lo status quo non è mutato in favore del giapponese. L’orientale è arrivato solo molto vicino alla conquista della seconda frazione, che è stata poi vinta al tie-break per 7/5 dal croato, bravo a cancellare precedentemente un set point sul 4-5.

Alla fine della partita Nishikori si è detto contento di essere ritornato in finale agli Swiss Indoors dopo 5 anni e, salutando e ringraziando il pubblico, ha dato appuntamento all’anno prossimo. Il primo classificato non ha scordato di dedicare invece un pensiero speciale alla fidanzata, “perché quando c’è lei alle finali mi porta sempre fortuna”. L’ottimo affare fatto su suolo elvetico ha permesso a Cilic di ottenere i punti necessari per tornare in corsa per le ATP Finals, staccando poi il ticket definitivo per Londra qualche giorno più tardi a Parigi Bercy. Forse un po’ provato e con la testa alla finale di Davis contro l’Argentina, il croato è subito uscito ai gironi a Londra. Peggio ha fatto nella competizione per nazioni, dove avanti 2 set a 0 e a un soffio dall’aggiudicarsi l’insalatiera, si è fatto rimontare da un Del Potro da lacrime, il quale ha conquistato il match e ha caricato in maniera decisiva il compagno Delbonis, capace di ottenere il punto tanto bramato.

Ritornando a quanto visto a Basilea, il fatto che Nishikori affrontasse la finale degli Swiss Indoors sicuro di poter scendere in campo anche nella capitale inglese, può aver avuto un’influenza sulla prestazione? L’ avere, invece, bisogno di punti utili per la qualificazione all’ultimo torneo della stagione può aver fatto scattare quel qualcosa in più al croato? Quale delle due ipotesi può essere considerata più realistica?