“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better”. Questa frase di Samuel Beckett è tatuata sul braccio di Stan Wawrinka, tennista elvetico che negli ultimi anni è stato grande protagonista del tennis mondiale, che ha deciso di farla sua in quanto rappresenta la sua visione della vita. Ma non è del campione vodese che vogliamo parlare quest’oggi, bensì di un altro grande sportivo svizzero, la cui carriera può essere benissimo descritta dalla stessa citazione dello scrittore irlandese: Beat Feuz. Nel caso specifico del sciatore bernese i fallimenti non sono risultati di scarso rilievo ma periodi bui passati tra sale chirurgiche, lettini di ospedale e studi di fisioterapia. L’ascesa di Beat verso il “gotha” della sua disciplina è infatti stata spesso fermata da infortuni che lo hanno costretto a pause più o meno lunghe.

Il talento di Feuz emerge fin dalle gare tra gli juniori nei primi anni di carriera. Nel 2007 infatti, ad appena 20 anni, conquista ai mondiali Juniores tre ori (in discesa libera, super-G e combinata) e un bronzo (in slalom speciale), che bissa lo stesso risultato ottenuto due anni prima. La polivalenza mostrata in quelle occasioni lascia credere che un nuovo fenomeno dello sci stia nascendo, e che nel giro di pochi anni possa iniziare a vincere regolarmente anche tra i grandi. Assieme a questi successi arriva però anche il primo grave infortunio: pochi mesi più tardi, durante un allenamento, si rompe un legamento crociato, ed è costretto ai box per due stagioni intere, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto definitvamente esplodere. Dopo due anni di inattività il ritorno alle competizioni non è dei più semplici, tant’è che tra il 2009 e il 2010 divide ancora i suoi impegni tra gare di Coppa del Mondo (dove comunque non trova grandi risultati) e gare a livello FIS.

È nella stagione 2010-2011 che finalmente compie il definitivo salto tra i grandi, concentrandosi però quasi esclusivamente sulle discipline veloci, che causano meno sforzi alle ginocchia operate, riducendo così il rischio di una nuova frattura. Conclude 5 volte tra i migliori 10, centrando pure primo podio e prima vittoria in carriera sulle nevi norvegesi di Kvitfjell a inizio marzo. Inoltre prende parte ai campionati del mondo di Garmisch, dove conclude nono in discesa libera. La sua carriera sembra quindi finalmente indirizzata sui binari giusti, e difatti la stagione successiva ottiene risultati davvero ottimi, disputando quella che, ancora oggi, è la sua migliore annata. 4 vittorie (tra cui la discesa “di casa” in quel di Wengen) e 13 podi rappresentano il bottino stagionale, ma le beffe non mancano. A fine stagione, guardando le classifiche, Beat è secondo nella generale di CdM a soli 25 punti da Hirscher (che vincerà anche le successive 5), secondo nella classifica di discesa libera a 7 punti dal primo, terzo in quella di super-G (45 punti di ritardo dalla vetta) e ancora secondo in quella di combinata (36 punti a separarlo dal vincitore Kostelic). Quindi in questa trionfale stagione il bernese non vince nemmeno una coppetta, ma va vicino a vincerne diverse (considerando che una vittoria assegna 100 punti!), tra cui la più prestigiosa, quella generale…

Dopo una stagione ricca di successi, non poteva che esserci una nuova ricaduta… La colpa è sempre da attribuire al ginocchio ormai malandato, ma questa volta i medici sono abbastanza pessimisti: Beat potrebbe non ritornare a sciare. La botta psicologica per il bernese è enorme, ma lui non si perde d’animo e fa di tutto per rientrare più forte di prima. Intanto però un’altra stagione se ne va. La stagione del rientro è tutt’altro che soddisfacente, con l’elvetico che riesce a competere ma è sempre disturbato dai fastidi al ginocchio, che gli impediscono di ottenere risultati di rilievo. La stagione del vero rientro ad alti livelli è quella del 2014-2015, conclusa senza vittorie ma con una serie di risultati di spessore, che fanno ben sperare per il futuro. La ciliegina sulla torta arriva ai mondiali di Beaver Creek dove, su una pista molto tecnica, adatta alle sue caratteristiche, coglie un meritatissimo bronzo che può aiutarlo a rilanciare la carriera.

Ma ancora una volta, è il suo fisico a presentargli il conto per le vittorie ottenute. Durante gli allenamenti estivi, che da tradizione si svolgono in Sudamerica, è vittima di un infortunio al tallone d’achille, che lo costringe a saltare tutta la prima parte di stagione. Il rientro è fissato per la gara di Wengen in gennaio, dove non ottiene un grande risultato, ma è nelle successive discese che stupisce per la continuità a ridosso del podio, che per un atleta al rientro dopo un infortunio è oro colato. Secondo a Kitzbühel, terzo a Garmisch, quinto nella pre-olimpica in Corea, di nuovo terzo a Chamonix, e quinto a Kvitfjell; questo è il mostruoso ruolino di marcia che lo porta a conquistare la vittoria sia in discesa sia in Super-G alle finali di St.Moritz, dove l’anno seguente si terranno i Mondiali… Ed è proprio nella località engadinese che nel 2017 Beat conquista la vittoria più importante della carriera: un giorno dopo il trentesimo compleanno si mette al collo la medaglia d’oro in discesa libera ed entra di diritto nella storia della disciplina.

Finalmente il fisico gli permette di lavorare senza stop dovuti a infortuni da ormai due anni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda la discesa libera, la stagione in corso rappresenta la migliore della sua carriera. Ha già vinto tre gare (Lake Louise, Wengen e Garmisch), e conquistato due piazze d’onore (nel tempio di Kitzbühel la vittoria gli è sfuggita quando sembrava già averla in tasca, e la località austriaca rimane per lui stregata nonostante si trovi perfettamente a suo agio sulla Streif). Sta lottando testa a testa con l’altro grande discesita degli ultimi anni, il norvegese Aksel Lund Svindal, per la coppetta di specialità, e chissà che non sia finalmente la volta buona per conquistarla…

Domani andrà in scena la discesa libera olimpica (meteo permettendo), e negli ultimi anni Feuz ha dimostrato di non fallire mai gli appuntamenti che più contano (come dimostra l’oro mondiale dello scorso anno), e siamo sicuri che farà una grande gara, giocandosi le posizioni sul podio con gli altri favoriti per la conquista dell’oro, ovvero i norvegesi Svindal e Jansrud, gli austriaci Kriechmayr, Mayer e Reichelt, e gli italiani Paris e Fill. Chi non vuole perdersi la gara deve però perdere qualche ora di sonno, dato che la sveglia sarà da puntare per le 3.30 di stanotte, nella speranza di ottenere qualche bella soddisfazione…