Quando non si ha nulla da perdere, parafrasando Chuck Palahniuk, si diventa incredibilmente sicuri di se stessi. È vero e nel contempo si può acquisire speranza, l’obiettivo sembra essere sempre più alla nostra portata, l’entusiasmo raggiunge vette incredibili e la convinzione rende possibile l’inimmaginabile.
Senza andare troppo in là con la fantasia; l’inarrestabile gioia e incredulità sono ad oggi tratti inconfondibili dell’identikit e fanno al caso della nazionale panamense di calcio che a giugno volerà in Russia, per giocare il mondiale, al quale si è qualificata un po’, per caso.
Non ha nulla da perdere, senza dubbio, ha strappato il pass diretto senza bisogno dei playoff – quelli sono toccati all’Honduras, che ha perso contro l’Australia – ed è stata inserita nel gruppo G con Belgio, Tunisia e Inghilterra. Apparentemente riveste il ruolo di Cenerentola ma bisogna stare in guarda, il mix felicità-speranza citato in precedenza potrebbe giocare brutti scherzi, o piacevoli a giudicare i diversi punti di vista.

Panama è comunemente conosciuta come terra lontana dal contesto occidentale, in cui la fama di essere un “paradiso fiscale” regna da anni e dove, come si dice in gergo, se volessi potresti cambiare anche il tuo nome e cognome.
Quest’ultimi però non vuole cambiarli Román Torres, panamense in forza ai Seattle Sounders, che con il suo destro ha battuto Pemberton e la Costa Rica, regalato vittoria e terzo posto valevole per la qualificazione e spinto il presidente del paese, José Carlos Varela a proclamare l’11 ottobre, data di festa nazionale per l’incredibile traguardo raggiunto.
Per i più appassionati di serie Tv invece Panama è famosa per aver ospitato la terza serie di Prison Break, dove brutalità, anarchia e corruzione fanno da padrone nell’immaginario penitenziario di Sona, situato appena fuori dalla capitale. Le scene conservano sempre dei contorni tra l’oscuro e il misterioso; gli stessi che meno di un anno fa avvolsero la morte di Amilcar Hernandez, difensore e probabile punto fermo del roster dei 23 che prenderà parte spedizione iridata e freddato a colpi di pistola appena fuori dalla sua abitazione in circostanze e motivazioni ancora ignote.
Era tornato a giocare a Panama, vestendo la maglia del suo primo club, l’Arabe Unido dopo un viaggio calcistico speso per lo più in Colombia, cercando e trovando gloria tra le fila di squadre come Independiente Medellín e America Calí. E invece lo scorso aprile ha fatto la stessa fine di un altro calciatore, legato alla città di Medellín, Andrés Escobar, ucciso dopo il mondiale di Usa 94.
Ventiquattro anni dopo Hernandez il mondiale non avrà neppure modo di giocarlo e dopo sessanta dall’ultima qualificazione mancata non lo giocherà neppure l’Italia, che però grazie a Panama potrà in un certo senso vantarsi di possedere piccolo spicchio a giugno in Russia. Negli anni settanta infatti arrivò dal bel paese Giancarlo Gronchi, gettando le basi per la popolarità del calcio panamense e ancora oggi possiede il Tauro Fútbol Club, una delle squadre più importanti del paese. Da allora il calcio a Panama si è evoluto a piccoli passi perchè come il baseball, altro sport principale lì, anche il “soccer” era praticato dai “grandi” degli Stati Uniti. Ironia della sorte il posto al mondiale i panamensi l’hanno guadagnato proprio a scapito degli americani, sconfitti da Trinidad & Tobago all’ultima giornata.

Tra le convocazioni rischiano di trovare un posto sia il giocatore con più presenze (140, Gabriel Gomez) che quello con più gol (43, Luis Tejada), rispettivamente di 33 e 35 anni, e questo dettaglio è l’ennesimo che darebbe entusiasmo e fiducia alla sfida.
Quest’ultima difficilissima, comincerà col Belgio, proseguirà con l’Inghilterra e finirà con la Tunisia, per quanto riguarda la fase a gironi. Perché forti della tranquillità e leggerezza che al momento li contraddistingue potrebbero sperare in un altro miracolo. I misteri locali, ancora irrisolti, hanno fatto in modo che gli stessi panamensi togliessero ed eliminassero dall’impresa uno dei più fidati compagni, che senza saperlo, perché ad aprile era quasi impensabile, ha contribuito alla qualificazione.
In ogni caso, a prescindere da come andrà, a Panama si ricorderanno delle gesta calcistiche di questi ragazzi, l’11 ottobre di ogni anno, per sempre.