No, non parliamo della fiaba di Andersen, anche se pure qui c’è un lieto fine. Parliamo di Lindsey Vonn, la Regina delle nevi, colei che è stata l’indiscussa regnante dello sci alpino degli ultimi anni, ma non solo.

Oltre ad essere l’atleta più vincente di sempre – perlomeno finché il fenomeno Shiffrin, inevitabilmente, la supererà -, è stata l’unica vera star che il Circo Bianco abbia mai conosciuto. In un ambiente in cui le atlete, tradizionalmente, sono sempre piuttosto restie ad apparire davanti agli obiettivi di telecamere e fotografi, la sola ed essere stata una fuoriclasse con e senza gli sci ai piedi è lei. Come se le piste fossero in realtà delle passerelle, da calcare rigorosamente con il viso truccato e elargendo sorrisi ammalianti. La sua reinterpretazione di Sharon Stone in “Basic Instict”, le sue foto senza veli e il suo body painting integrale, poi, l’hanno resa celebre anche agli occhi di chi non segue lo sport.

Un personaggio da copertina. Per la sua bellezza e per le sue liaisons, molte delle quali proprio con altri sportivi. Dopo la separazione dal marito Thomas – per il quale ha cambiato il cognome da Kildow a Vonn -, ha avuto una discussa storia d’amore con il golfista Tiger Woods, una (presunta) relazione con il pilota di Formula 1 Lewis Hamilton e un legame con l’allenatore di football Kenan Smith. Attualmente è fidanzata con il giocatore di hockey P.K. Subban.

Ma il suo successo “glamour” non può e non deve offuscare quanto fatto in diciannove anni di carriera, ricchi di incredibili vittorie. Dalla prima, nella libera di Lake Louise (2004), all’ultima, sempre in discesa, ad Are (2018). Nel mezzo, altre 80 affermazioni in Coppa del Mondo, un oro olimpico, due ori mondiali, quattro generali di Coppa del Mondo e innumerevoli altre medaglie e coppe di specialità. Fra le donne, mai nessuna come lei.

Anni conditi però anche di lacrime. Di dolore, come quando dovette rinunciare alle Olimpiadi di Sochi a causa dell’ennesimo infortunio al ginocchio destro. O di commozione, come quando nella sua Cortina ha annunciato che era giunto il momento di dire basta: “Il mio corpo mi urla di fermarmi ed è tempo per me di ascoltarlo”.

Nella sua ultima apparizione ha vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali. Un risultato che per una come lei potrebbe suonare quasi come una mezza sconfitta. Ed invece è una vera e propria impresa, quasi un miracolo, se si considera che in questa stagione aveva gareggiato solo tre volte, ottenendo al massimo un nono posto.

Un epilogo di carriera a suo dire addirittura “perfetto”, considerato che diversi Re si sono messi in fila per porre i loro omaggi alla Regina: dalla leggenda Ingemar Stenmark, l’unico che in Coppa del Mondo è riuscito a vincere più di lei, a King Roger, che ha voluto celebrarla con un videomessaggio. Assieme a loro, i tributi sono arrivati anche delle avversarie che per anni si sono dovute accontentare di arrivare dopo di lei. E dal pubblico di Are, verso il quale la Regina, inscenando un curioso scambio di ruoli, ha rivolto un inchino.

Non è la fiaba di Andersen, ma è pure sempre una favola. E come in tutte le favole che si rispettano, oltre al lieto fine c’è pure una morale.

Anche le Regine talvolta piangono. Ma poi si asciugano le lacrime, si passano un filo di trucco e tornano a sorridere.