Negli Stati Uniti non si interpreta lo sport come in Europa o nel resto del mondo, esso è vissuto come un vero e proprio spettacolo, una prima alla Scala del tifo, un cinema con effetti speciali da parte degli atleti. Eppure anche in questo mondo particolare e quasi cartoonesco sono nate leggende e miti che hanno del surreale, dell’impensabile, a volte del ridicolo. La superstizione nel paese di George Washington spesso prende il sopravvento e nel gergo sportivo nordamericano si sente parlare di maledizioni che colpirebbero giocatori o addirittura squadre. Una però in particolare è andata ben oltre, toccando addirittura una città intera, nella fattispecie Cleveland.

Il più grande centro urbano dell’Ohio ha sempre avuto un debole per gli sport e non poteva essere altrimenti. Negli USA tutte le grandi città hanno nelle squadre dei 4 campionati major (football, baseball, basket e hockey) un fiore all’occhiello da coltivare per poter brillare di fronte a tutto il paese. Cleveland non ha fatto eccezione e ha sempre puntato forte sulle sue compagini avendo anche ragione, in particolare su baseball e football. I Cleveland Indians hanno raggiunto e vinto le World Series nel 1920 e 1948, mentre i Browns sono stati per anni i veri e propri dominatori del football nordamericano, vincendo 4 titoli AAFC e 4 NFL, l’ultimo dei quali nel 1964. E proprio in questo anno si considera l’inizio della suddetta maledizione.

Da quell’anno infatti nessuna squadra di Cleveland è più riuscita ad alzare al cielo il massimo trofeo del proprio campionato. Non solo, ma le stesse squadre hanno vissuto dei periodi alquanto bui. La compagine NHL di Cleveland, i Barons, durò appena due misere stagioni (1976-1978) prima di cambiare aria verso il Minnesota, nella NBA i Cleveland Cavaliers (nati nel 1970) ebbero enormi periodi di record negativi e quando migliorarono si trovarono di fronte dei veri carri armati (leggisi i Bulls di Jordan), in MLB gli Indians scomparvero per decenni dal radar dei playoff e finirono addirittura per essere caricaturati nel film “Major League – la squadra più scassata della lega“, mentre i Browns una volta dominatori divennero lo zimbello della NFL, un vero e proprio sinonimo di squadra perdente. Questi ultimi non solo sono tra le pochissime formazioni a non aver mai disputato un SuperBowl (prima del 1967 non esisteva, in quanto NFL e AFL erano entità separate), ma sono stati al centro di un incredibile circo mediatico nel 1995. In quell’anno infatti il proprietario decise di spostare la franchigia in un’altra città e fondare una nuova squadra: i Baltimore Ravens. La NFL riuscì poi a far rinascere i Browns nel 1999 includendoli come una “nuova squadra” ma matenendo i titoli della vecchia. Il paradosso fu però che i Ravens vinsero il SuperBowl appena nel loro 5o anno di esistenza, mentre i Browns a tutt’oggi latitano in post season.

Mai apparsi in un SuperBowl

La maledizione ha toccato Cleveland non solo dal punto di vista sportivo o forse sarebbe meglio dire che lo sport nella cittadina dell’Ohio ha solo rispecchiato il declino urbano. Cleveland come tante cittadine industriali del Midwest (Detroit, St.Louis, Pittsburgh, Buffalo) a partire dagli anni 60′ ha subito un brusco svuotamento, un calo demografico incredibile a cui di riflesso ha fatto seguito una decadenza notevole. Non è un caso che queste città già di per sé siano considerate come poco invitanti, fatiscenti, pericolose e deprimenti. La povera Cleveland per di più ha dovuto far fronte anche agli scarsi risultati delle sue squadre, diventate a loro volta poco attraenti per qualsivoglia proprietario, allenatore, giocatore.

La speranza è l’ultima a morire e a far tornare l’entusiasmo in Ohio ci hanno pensato i Cleveland Cavaliers, trascinati dal nuovo eroe locale LeBron James. Nel 2007 i Cavs riuscirono nell’impresa di arrivare alla prima finale NBA della propria storia, ma la gioia durò poco visto che vennero spazzati via dagli Spurs. A quel punto James prese la decisione che fece ripiombare nello sconforto tutti quanti, partendo per Miami e trasformando in incubo quello che pareva un sogno, con le conseguenze che tutti ben conoscono (polemiche, maglie bruciate, Cavs perdenti). Dopo i trionfi con gli Heat il Prescelto, a sorpresa, scelse allora di ritornare nella “sua” Cleveland. La sfortuna però non sembrava abbandonare i Cavs, visto che a quel tempo una nuova superpotenza del basket era appena nata: i Golden State Warrios, che piegarono James e compagni nella lotta all’anello del 2015 con relativa facilità. La stessa cosa sembrava inevitabilmente profilarsi nel 2016, specialmente quando si era sul 3-1 in finale per la squadra della Baia. Ma in quello che è stato un unicum nella storia delle Finals, James e i Cavaliers riuscirono a ribaltare le sorti della sfida imponendosi nelle ultime tre partite della serie, trionfando per la prima volta e mettendo fine a una delle più lunghe ed incredibili maledizioni della storia dello sport.