Giorgio Rocca, nato a Coira nel 1975 da mamma svizzera e papà italiano, è stato uno degli sciatori Italiani più talentuosi degli ultimi tempi.

Vincitore di 11 prove di slalom in Coppa del Mondo, di 3 medaglie di bronzo ai Mondiali e della coppa del mondo di slalom nel 2006, è entrato così nell’albo d’oro dello sci italiano dopo Tomba, Stenmark e Girardelli.

Sempre nel 2006, Giorgio ha partecipato alle Olimpiadi invernali di Torino, ma purtroppo per lui, la fortuna gli ha voltato le spalle proprio nella prova che lo vedeva grande favorito: l’azzurro è uscito di pista già nella prima manche.

Dopo il suo addio allo sci, Giorgio fonda nel 2010 la Giorgio Rocca Ski Academy” a St. Moritz, un grande progetto che mira all’insegnamento della tecnica in pista ad adulti e bambini. La Giorgio Rocca Ski Academy, oltre ad essersi subito trasformata in un’azienda leader nell’insegnamento di sci e snowboard, offre l’esperienza agonistica dello Ski Team, uno Sci Club che presenta un fitto calendario di allenamenti e competizioni.

Nel sito della Giorgio Rocca Ski Academy (www.giorgiorocca.com), Giorgio apre la sua presentazione con questa frase che rappresenta bene la sua filosofia, sottolineando la sua eterna passione per questo sport:

“Mi piace sciare perché la neve, la pista, è il luogo in cui mi sento più a mio agio nel mondo. Gli sci sono per me un prolungamento dei piedi e so che ci posso fare quasi tutto. Dopo tanti anni sulla neve ho ancora una grandissima voglia di provare le emozioni che scaturiscono ad ogni curva, con l’aria fresca che punge il viso” .

Ma quanto è difficile per uno sportivo professionista definire un giorno preciso per dire addio a ciò che per anni ha accupato tutti i giorni della sua vita?

Per rispondere a questa domanda ed a tante altre curiosità ne abbiamo parlato proprio con lui!

Giorgio Rocca cosa fa adesso nella vita: negli ultimi anni dopo il tuo ritiro dalle competizioni internazionali, in cosa ti sei cimentato?

Negli ultimi anni dopo la mio ritiro della carriera agonistica, ho aperto una scuola di sci a St. Moritz,  la “Giorgio Rocca Ski Academy and Ski Team“.

La scuola è suddivisa in due parti: una chiamata Ski Team Macchi Andrea, con diversi allenatori; l’altra invece è il scuola di sci, Ski Academy, con un repertorio che si espande fra i 15 ed i 20 maestri. 

D’altra parte non ho lasciato del tutto il mondo della competizione. Da qualche anno infatti partecipo alle telecronache delle gare di sci di alpino per la RSI e per SKY e da quest’anno anche per Eurosport. Mi occupo del commento tecnico delle gare di Coppa del Mondo, dei Mondiali e delle Olimpiadi.

Fra i tutti i successi che hai ottenuto nel corso della tua carriera, ne hai uno in particolare che ancora oggi ricordi con emozione?

Il ricordo che ho in assoluto più vivo è quello della prima vittoria in coppa del mondo nel gennaio del 2003 a Wengen (https://www.youtube.com/watch?v=rndhXzRvnWE).

Dato che lo sci è uno degli sport in cui si verificano eventi traumatici: hai mai avuto paura?

La paura no non l’ho mai avuta ma ero consapevole del rischio al quale andavo incontro sciando a quei livelli. Più di una volta, infatti, mi sono fatto male. Ma la passione e la grinta sono sempre state capaci di annientare il dolore e mi hanno permesso di tornare sempre più forte di prima.

 

Lo sci è uno sport individuale ma dietro alla prestazione del singolo, ci sono tante persone che lavorano per far si che tutto vada per il meglio. Nella tua esperienza quale figura professionale ti ha aiutato di più?

Le persone che mi hanno aiutato di più nel corso della mia carriera sono specialmente tre. Il primo è sicuramente l’allenatore che ha avuto un ruolo fondamentale per la gestione dell’ambito tecnico del mio mestiere. Il preparatore fisico, con la quale tuttora ho un bellissimo rapporto d’amicizia, e da non dimenticare il mio Ski Men, la persona che si occupava di prepararmi gli sci e che sempre è stata al mio fianco aiutandomi in ogni occasione.

Per quanto riguarda la preparazione fisica per questa disciplina, ne esiste una specifica? Cambia a dipendenza della fase della stagione in cui ti trovi?

La preparazione fisica specifica per questo sport non esiste; si possono considerare gli allenamenti specifici in palestra, ideali per potenziare la muscolatura e migliorare la stabilità del corpo.  Ma sono dell’idea che l’allenamento migliore resta comunque la pratica sugli sci!

Sciare tanto permette di rafforzare la muscolatura sia delle gambe, sia del tronco, in modo da sopportare i carichi di lavoro molto importanti. La pratica aiuta a gestire lo stress portandoti  a sopportare le ansie e le paure di uno sport difficile e rischioso anche sotto il punto di vista dell’intensità, della gestione dello sforzo.

Fra gli atleti del circuito internazionale, sei mai riuscito a stringere delle vere amicizie che andavano oltre la professione?

No, purtroppo non ho mantenuto un legame d’amicizia particolare con nessuno degli atleti, ma sono una persona molto aperta e capace di avere un buon rapporto con tutti. Lo è stato in carriera e lo è tutt’ora

Non hai mai pensato di continuare la tua carriera come allenatore di un atleta professionista?

In passato ho pensato più volte di svolgere il ruolo di allenatore professionista, ma in questi anni ho preferito dedicarmi di più alla mia famiglia, ai miei figli e avviare una mia attività personale. Magari fra 2-3 anni potrei anche essere disposto ad affrontare alcuni sacrifici e a tornare a fare la vita che facevo prima, seppur con altre vesti. Se devo essere sincero, l’agonismo mi manca.

Agli inizi della carriera, quando hai capito di avere il talento necessario per far si che questo sport diventasse la tua professione?

Ho capito che lo sci poteva diventare la mia professione, nel momento in cui ho centrato il mio primo podio in Coppa del Mondo. Fu proprio a Wengen nel 2003 e fino ad allora mi sembrava tutto un sogno irraggiungibile. Quel giorno però capii che il sogno si stava avverando.

Girando la domanda, quando invece hai capito che era giunto il momento di chiudere la carriera?

Avevo come obiettivo di arrivare ai giochi di Vancouver nel 2010. Avevo già deciso di smettere subito dopo quell’appuntamento perché volevo dare spazio alla famiglia, volevo godermi i piccoli. Purtroppo però nel mese di gennaio, prima della partenza per Vancouver, sono stato obbligato a ritirarmi a causa di un grave infortunio.  Il dottore mi disse che mi sarei dovuto operare d’urgenza e che avrei potuto comunicare il mio ritiro un mese prima delle Olimpiadi.

Appendere gli sci al chiodo è sicuramente il momento più duro per un atleta, ma prima o poi, che lo si voglia o meno, è un passo obbligato!

Grazie Giorgio, e in bocca al lupo con la tua “Giorgio Rocca Ski Academy“.