«Ranieri vuole l’ovazione per Del Piero. Ranieri vuole concedere l’ovazione del Bernabeu a Del Piero! Vediamo un po’: sentiamola tutta. Tutti in piedi ad applaudire Del Piero, bellissimo! Grandissima soddisfazione per il Capitano che si inchina al pubblico: tutto in piedi per lui. È una scena meravigliosa, che ricorderà a lungo Alessandro Del Piero e se la merita tutta!» Così Sandro Piccinini il 5 novembre 2008.

«Carvajal, dall’altra parte Carvajal contro Alex Sandro, in mezzo a cercare… un goal meraviglioso, un goal meraviglioso di Cristiano Ronaldo, una prodezza di Cristiano Ronaldo per il 2 a 0 Real! E ci sono gli applausi, e ci sono gli applausi della tribuna, no di tutto lo stadio, di tutto lo stadio, va sottolineato. C’è tutta la tribuna in piedi a battere le mani, c’è tutto lo stadio a battere le mani… per un goal leggendario, da grande campione!» Parole queste, invece, di Pierluigi Pardo pochi giorni fa, esattamente il 4 aprile 2018.

Dieci anni di distanza, esattamente tremila quattrocento trentasei giorni, prima in Spagna, poi in Italia, prima a Madrid, poi a Torino, circa mille e cinquecento chilometri di distanza, al Santiago Bernabeu prima, all’Allianz, anzi, allo Juventus Stadium poi. Alessandro Del Piero prima, Cristiano Ronaldo poi. Vestiti d’oro, ricoperti di applausi. Minuto 92 al Bernabeu, minuto 64 allo Stadium. Entrambi gli stadi, gremiti, in quei due precisi istanti scrosciano in due indimenticabili applausi, è una completa ovazione in entrambi i casi, anzi per Alex vanno anche tutti, ma proprio tutti su, tutti in piedi, ed il Capitano non potrà non provare orgoglio e probabilmente un pizzico di commozione, alzerà gli occhi al cielo con lo sguardo umile di un campione che ha vinto tanto, di una bandiera segnata da una carriera intrisa di sacrificio e difficoltà, e poi quello sguardo andrà dritto verso gli spalti del Bernabeu, applaudirà con le mani protese verso l’alto, come a voler ringraziare ogni singolo gesto di riconoscimento ricevuto, abbraccerà De Ceglie, compagno di squadra che sta per entrare al suo posto, e si accomoderà nel tripudio della panchina bianconera.

Cristiano Ronaldo, invece, dieci anni dopo, a Torino, segna un goal fantascientifico in rovesciata, vola a 2 metri e 27 centimetri di altezza nel colpir il pallone, pallone che entra nella rete bianconera senza appello, senza che nessuno possa far nulla. Buffon in porta non può assolutamente nulla, Barzagli, a pochi metri di distanza, pone le braccia sui fianchi in segno di rassegnazione mista a incredulità. Cristiano si rende conto della prodezza, è un attimo, esulta, abbraccia i compagni e poi avverte qualcosa, come un brivido, qualcosa mai provata prima, avverte un’ovazione dell’intero Stadium, unisce i palmi delle mani, fa un piccolo inchino, a voler ringraziare il pubblico, e poi si porta la mano sul cuore.

Ineccepibili, sublimi, prima Alex, poi Ronaldo e dopo ancora le due tifoserie, insieme. Due fantastici segni di riconoscenza verso due avversari troppo, troppo decisivi, verso due autentiche leggende: Alex romantico, Cristiano tremendamente cinico e perfetto.

Alex romantico, sì, perché in quel 5 novembre 2008 nessuno avrebbe mai scommesso sulla Juventus vincente contro i Blancos a casa loro. Una Juventus alla sua prima Champions dopo la retrocessione forzata in serie B, una Juventus trascinata dai suoi uomini chiave. Quella sera Alex e compagni portano l’oro addosso, il color oro della seconda divisa stagionale. Sognano di espugnare il Santiago Bernabeu e tornare velocemente tra le grandi d’Europa. La partenza è intensa, i bianconeri recuperano palla a centrocampo quando entra in possesso del pallone Alex, qualche passo e poi un sinistro affilato sul secondo palo, è 0-1 Juventus, è il minuto 17 e Del Piero lambisce il cielo per la prima volta quella sera, ma poi su punizione, al minuto 67, decide di proiettarsi direttamente in paradiso, è l’apoteosi: fulmina Casillas e si lancia in una sensazionale esultanza scivolando in ginocchio sul prato verde di Madrid. Brividi, pelle d’oca, emozioni, non si riesce a descrivere cosa abbia provato il popolo juventino in quegli istanti e chi qui ha scritto non può negare brividi al solo pensiero di quella indimenticabile sera, la prima grande sera dopo due anni di astinenza per la Juventus, una semplice vittoria per alcuni, invece no. Una sera ed una partita coronata nel migliore dei modi, coronata da chi aveva sollevato l’oro al cielo due anni prima nella finale di Berlino con la Nazionale italiana, coronata dal Capitano della Juventus, coronata da chi aveva ed ha ancora il bianconero nel cuore.

Cristiano Ronaldo invece è perfetto, cinico, quasi da domandarsi se sia reale, domandarsi se davvero un calciatore, anzi, un atleta, perché Cristiano è un completo atleta, a trentatré anni possa mantenere livelli e risultati stellari, stupefacenti ed addirittura migliorarsi con il passar del tempo, raggiungendo traguardi paranormali. Al suo Real quest’anno, per ora, non resta che la Champions, dopo il distacco in Liga dettato dal Barcelona, e Ronaldo alla prima occasione risponde presente, presente eccome, allo Juventus Stadium. Prima un guizzo al minuto 3, poi nella seconda frazione di gioco la rovesciata che vuol dire raddoppio, doppietta personale, ma soprattutto una segnatura esplosivamente dinamica, razionale e letale. Lo 0-2 del Real, risultato atroce per la Juventus, risultato che pesa come un macigno sul quarto di Champions bianconero, uccide l’intero stadio, stadio però che riserva a Cristiano un’ovazione totale, un segno di riconoscenza tangibile ed indelebile verso un atleta che sta scrivendo le pagine del calcio nel XXI secolo.

Due ovazioni totali, due acclamazioni, due tripudi generali: dieci anni fa per Del Piero, adesso per Cristiano Ronaldo. Da pelle d’oca si potrebbe dire. Tutto per due autentiche leggende, perché nel calcio, quello vero, probabilmente non esistono, o non dovrebbero esistere, colori a dividerci, ma solo emozioni ad unirci, perché in fondo solo di quelle possiamo davvero arricchirci: noi tifosi insieme a loro, loro leggende.