Quando hai vestito 57 volte la maglia della Nazionale svizzera, prendendo parte a un Europeo e a tre Mondiali, e disputato oltre 100 partite di Premier League, la scelta di rimetterti in gioco in un campionato come la Challenge League è già di per sé insolita. Se poi decidi di farlo a stagione già ampiamente iniziata, firmando con il club ultimo in classifica e con il quale non c’è un legame particolare – per intenderci, Chiasso non è la squadra in cui hai tirato i primi calci a un pallone, né quella in cui “hai sempre sognato di giocare” – allora la scelta non è solamente particolare, ma è anche parecchio bizzarra.

Eppure Philippe Senderos ha deciso di lanciarsi in questa sfida, in questa challenge. Una scelta indubbiamente coraggiosa in un campionato dove le lodi rischiano di essere poche e le infamie tante. Specie se ci si trova nella parabola discendente della propria carriera. Se il rendimento sarà all’altezza del suo curriculum si dirà: “Ci mancherebbe altro, uno come lui non può che fare la differenza”. Se invece sarà un flop si metterà in evidenza come ormai “sia bollito anche per la Challenge League”.

Senderos muove i primi passi nel Servette, dove da subito lascia intravvedere doti non comuni (forza fisica e leadership su tutte) e dove esordisce nell’allora Lega Nazionale A quand’era solo 16enne. Un anno dopo il debutto fra i “grandi”, vince da capitano l’Europeo U17 e riceve la chiamata di Arsène Wenger, che nel frattempo si era recato più volte a Ginevra per visionarlo. Non ci mette molto a convincere Senderos a firmare con l’Arsenal e i suoi a versare nelle casse del Servette 2,5 milioni di sterline.

Ma con il trasferimento a Londra arrivano anche i primi infortuni, una costante che lo accompagnerà per tutto la carriera. Infortuni che gli fanno saltare una finale di Champions League (l’unica nella storia dell’Arsenal e persa 2-1 contro il Barcellona nel 2006), gli ottavi del Mondiale del 2006 (frattura del naso segnando l’1-0 contro la Corea del Sud e lussazione della spalla qualche minuto dopo) e praticamente tutto il Mondiale del 2010 (distorsione alla caviglia durante la prima partita contro la Spagna paterna).



Quando però dolori e fastidi gli concedono una tregua, Senderos mostra di essere un centrale affidabile. È infatti anche grazie a lui che l’Arsenal detiene tuttora il record di maggior partite consecutive (10) e minuti consecutivi (995) senza subire gol in Champions League, stabilito dalla seconda giornata della fase a gironi al 76’ della già citata finale dello Stade de France.

Diciamo le cose come stanno: il suo percorso avrebbe potuto essere più ricco di soddisfazioni. Con l’Arsenal ha firmato nel 2002 ed è rimasto sotto contratto fino al 2010. Ma da titolare ha disputato un paio di stagioni e poco più, che hanno rappresentato pure l’apice della sua carriera. Poi un lento ma inesorabile declino, vestendo le maglie di Milan, Everton, Fulham, Valencia, Aston Villa, Grasshoppers, Glasgow Rangers e Dynamo Houston. Senza mai lasciare davvero il segno.

Terminata l’esperienza nordamericana, avrebbe potuto accettare offerte “comode” in Cina o in Medio Oriente. Invece ha deciso di ripartire dall’ingrata Challenge League, dal Riva IV di Chiasso. Vestirà la maglia numero 6, lo stesso numero che nell’estate del 2006, durante il trasloco all’Emirates Stadium, i Gunners gli affidarono vedendo in lui il successore di quel Tony Adams che ad Highbury scrisse la Storia del club. Ma le cose sono andate diversamente.