L’Atletico Madrid si è fatto un regalo e nel contempo l’ha fatto anche a noi. Il mercato estivo ha portato con sé la cessione di Griezmann, che si pensava potesse nuocere all’animo fragile e romantico del tifoso colchonero. Ciò che invece ha cambiato le carte in tavola, pur senza essere il classico “chiodo scaccia chiodo” è stato l’acquisto di Joao Felix.

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L’enfant prodige portoghese è giunto, strapagato, a Madrid, con le stimmate del predestinato. La spesa apparentemente folle per lui è stata compensata dalla cifra ricevuta dal Barcellona per Le Petit Diablo. Un cambio che è frutto della progettualità che l’Atletico sta cercando di attuare. Se l’acquisto di Rodri – già ceduto, ottenendo una notevole plusvalenza al City – poteva rappresentare un caso isolato, gli arrivi di Renan Lodi e Marcos Llórente confermano una politica di ringiovanimento e valorizzazione dei giovani, scelti con cura e meticolosità. Joao Felix ha ereditato la numero sette e le coccole di un amante ferito. Ha ricambiato la fiducia prima nell’amichevole estiva, inutile solo sulla carta, contro i rivali del Real, vinta per 7-3. E nelle prima giornate di Liga ha letteralmente trascinato la banda di Simeone verso vittorie, che prima della sconfitta di sabato scorso contro la Real Sociedad, occupava la testa alla classifica. Un gol e un assist il suo bottino, in meno di un mese di Liga, e l’impressione che l’investimento dell’Atletico non sia un capriccio estivo ma un’investimento a lungo termine da tenersi stretto. Joao Felix ha tutte le carte in regola per essere il giocatore d’attacco moderno. Ha potenzialmente tutto e un’età in cui migliorare è la parola d’ordine. Perfezionare le capacità, forgiare l’esperienza e affinare un talento già di elevatissimo valore. Provando a delineare le sue caratteristiche potremmo utilizzarlo come mix di più giocatori, da cui lui ha e potrà magistralmente estrapolare qualcosa.

1. Manuel Rui Costa:
Per nazionalità, entrambi portoghesi, per talento smisurato e posizione in campo. Joao Felix è un trequartista 2.0. Negli anni 90/2000 quella del trequartista è una posizione, un lusso per pochi e i detrattori addirittura sostenevano fosse come giocare con un uomo in meno, perché ci si affidava alla creatività di un giocatore vero ma lo si slegava da compiti difensivi. Joao Felix è un’evoluzione perché ha gli strappi del trequartista ma la corsa di un’ala e il sacrificio di una mezzala. L’Atletico del Cholo Simeone può essere la squadra giusta per renderlo completo. Un ambiente in cui il sacrificio è la prima richiesta per guadagnarsi un posto e il giovane portoghese sta mostrando la sua disponibilità. Il palcoscenico è quello giusto per potersi unire proprio a Rui Costa ed entrare nell’Olimpo del calcio lusitano dalla porta principale, magari sfondarla in maniera prorompente come le sue accelerazioni improvvise.

2. Kakà
Le accelerazioni improvvise le condivide con Kakà. Forse anche i lineamenti da bravo ragazzo. Quell’aspetto da bambino che però nel campo diventa imprendibile. L’accelerazione contro il Getafe, che riprenderemo anche successivamente, è figlia del brasiliano paulista, che ne fece una memorabile contro il Celtic negli ottavi di Champions. Quella decisione sorprendente del “ora parto e faccio io”, Joao Felix la divide con il fenomeno brasiliano. Le due posizioni in campo non sono neanche lontane: Kakà giocava per l’attaccante, Joao Felix può giocare per e al posto dell’attaccante ma sono sempre nella stessa zona di campo. Joao Felix è l’evoluzione di Kakà senza abbandonare la creatività, apportando ancora più dinamismo. In un calcio dove va sempre più veloce e c’è meno spazio per la pure tecnica, Joao Felix è un abbaglio di luce, un’ancora a cui appigliarsi per gli ultimi innamorati del gioco che nella modernità vorrebbero ancora vedere qualcosa appartenente ad un calcio romantico.



3. Sergio Agüero
Rimanendo in tema di somiglianze, si può citare Sergio “el Kun” Aguero. Con lui, unico numero nove della lista, condivide una possibile posizione in campo. Joao Felix è un giocatore, per caratteristiche naturali, predisposto all’uno contro uno, al dribbling e alla giocata strappa applausi ma se posto come terminale offensivo è capace di segnare, e di segnarne anche tanti. Come il Kun non ha una fisicità prorompente ma come lui gioca con i compagni e si crea l’occasione da gol per finalizzare. All’argentino forse è mancato qualcosina per affermarsi, non tanto in Premier, in cui ha scritto pagine di storia recente del Manchester City, quanto in campo europeo. Joao Felix è giovane, ha tempo e possibilità di dire la sua con la sfrontatezza tipica del talento e dei suoi strappi.

4. Raúl
Un attaccante che ha alcune caratteristiche della mezzala. Il numero sette di una squadra di Madrid, in cui ha già un posto titolare prima dei 20 anni. Si può benissimo parlare, indistintamente, di Joao Felix o Raúl . Cambia la squadra, quello sì, Atletico contro Real, ma sarebbe un confronto bellissimo che arricchisce quello continuo, già esistente tra le due squadre. Raul con l’andare degli anni si è convertito in un attaccante letale. Una seconda punta che segna quanto una prima. In un calcio come quello di oggi forse Joao Felix non vestirà i panni di un attaccante puro, gli viene richiesto di partire da più lontano affinché la squadra possa godere delle sue accelerazioni. Di fatto, così come Raúl, può ricoprire egregiamente le due posizioni.

5. Roberto Baggio:
Chi forse cominciò a spostare Raul più verso il ruolo di finalizzatore che rifinitore fu Fabio Capello e restando in Italia, Joao Felix potrebbe ricordare dei tratti di Roberto Baggio. Quell’interpretazione creativa e tecnica del ruolo dell’attaccante è cosa che non si vede “da quando Baggio non gioca più”. Forse Cesare Cremonini non scriverà nulla su Joao Felix, e probabilmente continuerà a non “essere più domenica”, a prescindere dal talentino portoghese che continuerà a giocare e incantare il Wanda Metropolitano. Ma l’azione in solitaria citata per Kakà, con cui si è presentato proprio in questo stadio, procurandosi il rigore nella prima giornata contro il Getafe, è in parte il figlio del bellissimo gol di Baggio a Italia 90 contro la Cecoslovacchia. Per risolutezza e decisione, senza farsi mancare una bella dose di tecnica. Un’improvvisazione degna di un talento che decide, a modo suo, di salire in cattedra. L’incoscienza di un giovane che forse non sa a pieno di possedere un potenziale smisurato e poter unire, sempre a modo suo, cinque mostri sacri.