Takefusa Kubo entra nella cantera del Barcellona nel gennaio 2011. Ha solo dieci anni, nato in Giappone, ha già il fastidioso soprannome di “nuovo Messi”, a causa di una statura minuta e un piede mancino educatissimo. Nel luglio dello stesso anno, il coreano Kang-In Lee arriva al Valencia. Anche lui ha dieci anni, è coreano ed è già famoso nel suo paese per aver partecipato a soli sei anni ad un reality show. Mancino, esterno offensivo come il coetaneo giapponese, anche per Lee sarà riservato il nomignolo di “nuovo Messi“.

Le carriere di Kubo e Lee sembrano seguire un filo rosso comune, che si intreccia solo quando le due squadre giovanili si affrontano. Entrambi guadagnano la conferma di anno in anno e appaiono destinati ad un contemporaneo grande salto nelle rispettive prime squadre. Tuttavia, nel 2015 il Barcellona viene condannato per irregolarità nel tesseramento di minorenni. Il mercato dei catalani viene bloccato per due sessioni e fra le pene accessorie rientra il ritorno forzato di Kubo al FC Tokyo. Le carriere dei due giovani asiatici prendono due strade lontane e mentre il giapponese esordisce giovanissimo nella J-League (più giovane di lui solo l’ex Catania Morimoto), Lee convince sempre di più nel Valencia, tanto da diventare il più giovane giocatore non spagnolo di sempre ad esordire in Coppa del Re (17 anni).

Nel frattempo Kubo si sta normalizzando, dopo aver esordito giovanissimo e finisce in prestito agli Yokohama F Marinos. Tuttavia la selezione giapponese intravede il suo talento e lo convoca in nazionale maggiore. Le voci sul suo probabile ritorno al Barcellona al compimento del diciottesimo anno di età, si fanno sempre più insistenti. Ma ecco il secondo colpo di scena nella carriera di Kubo: il 4 giugno 2019 compie diciott’anni e solo dieci giorni dopo viene ufficializzato il suo passaggio al Real Madrid, che lo farà inizialmente aggregare alla Castilla, come già successo con Casemiro e Vinicius Junior. Il Barcellona non avrebbe assecondato le richieste del giovane ed ecco che Kubo sarà agli ordini del nuovo allenatore Raùl nella seconda squadra dei Galacticos.

E Kang-In Lee? L’esterno coreano si è guadagnato un ruolo sempre più importante nel Valencia, che lo ha recentemente blindato con una clausola di 80 milioni di euro. Il tecnico Marcelino si dice straveda per lui e lo ha schierato per ben dieci volte fra Coppa del Re e Liga, consentendogli la crescita nella seconda squadra. Nel 4-4-2 dell’allenatore spagnolo Lee troverà presumibilmente sempre più spazio in uno degli slot da esterno, sebbene il ruolo a lui più congeniale sembra essere quello di trequartista. Lee ha una spiccata capacità di attrarre il gioco e fungere da catalizzatore nell’ultimo terzo di campo. Ancora troppo individualista nella gestione del pallone e con un fisico ancora da migliorare, Lee potrebbe ripercorrere i passi del connazionale Son del Tottenham. L’apice della sua carriera l’ha appena raggiunto, eletto Miglior giocatore del Mondiale under 20. Un premio ottenuto grazie a ottime prestazioni che hanno portato la Corea in finale, poi persa con l’Ucraina.

Le caratteristiche di Lee e Kubo sono praticamente le stesse, anche se il nuovo madridista è più minuto ed è un giocatore più associativo del valenciano. Entrambi partono dal centro-destra, anche se è nei mezzi spazi che fanno davvero la differenza: Lee per la sua abilità nel dribbling e nei passaggi, nonchè di una progressione a tratti fatale per le difese avversarie. Kubo per la eguale abilità nel saltare l’uomo e la capacità di servire i compagni fra le linee con un assist o un passaggio chiave. Il giapponese ha segnato più di Lee (10 gol contro 4), anche grazie ai calci piazzati nei quali eccelle, ma è fisicamente piuttosto indietro rispetto al coetaneo, seppur sia migliorato nella resistenza ai contrasti e nell’abilità di gestire la pressione sfruttando un baricentro molto basso. Dalla sua, il coreano ha una falcata che ricorda quella del già citato Son e può diventare un cliente scomodo per gli esterni difensivi della Liga.

Dunque, se la carriera di Kang-In Lee ha seguito un percorso più lineare e strutturato, rendendolo attualmente più pronto del coetaneo giapponese, il passaggio di Kubo al Real sembra aver diminuito il gap fra i due, riavvicinando queste due carriere, partite troppo precocemente e ritrovatesi ora in uno dei palchi più prestigiosi d’Europa, a soli diciotto anni per entrambi. Le prossime due stagioni saranno fondamentali per loro: se riusciranno ad adattare le loro caratteristiche alle necessità di due squadre di prima fascia e saranno aiutati, potremmo assistere ad una rivalità tutta asiatica.