Quella di cui stiamo per parlarvi è una storia bellissima, una novella calcistica fatta di attaccamento e passione. Un amore incondizionato che ti porta dal seguire Cristiano Ronaldo, Rio Ferdinand e Wayne Rooney ad innamorarti di un Tom Greaves qualunque. Dal Manchester United allo United of Manchester. Il nome è simile, ma si tratta di due mondi diametralmente opposti, accomunati unicamente da tre colori: il rosso, il bianco e il nero. Ovvero la maglia, un valore che per un tifoso è tutto.

Nel 2005, infatti, un gruppo di tifosi della squadra allora allenata da Sir Alex Ferguson, in segno di protesta contro la scalata da parte del magnate americano Malcolm Glazer (attuale presidente), decise di fondare una nuova squadra a Manchester. Il progetto, alquanto utopico e per certi versi contro il passo dei tempi, si prefiggeva di mettere al centro di tutto i tifosi. Al grido “no al calcio moderno”, i supporters volevano dimostrare che potevano gestire loro stessi una formazione calcistica. Opporsi con veemenza al business del calcio e ridare centralità alla passione e ai valori che hanno fondato il gioco. In poche parole, un calcio – forse chiamarlo football è più opportuno – alla portata di tutti e soprattutto genuino. Dall’idea all’azione il passo è stato breve: tramite un azionariato popolare è stato creato lo United of Manchester Football Club. All’inizio hanno aderito in 5’000, versando una somma in denaro di almeno 12’000 sterline.  I proprietari della squadra sono dunque i tifosi che hanno acquistato delle quote societarie. Ogni membro ha lo stesso potere decisionale ed ha un ruolo chiave nelle scelte del Club: dalle elezioni dei dirigenti al design della maglia, passando per il costo degli abbonamenti e arrivando fino alla scelta dei giocatori.

Quella in corso è la tredicesima stagione per lo United of Manchester e i numeri dimostrano che la scommessa si sta rivelando vincente (anche se iniziano ad intravvedersi le prime difficoltá e alcuni punti di domanda iniziano a sollevarsi). Oggi la squadra milita in Conference North, la sesta serie della piramide inglese. Dopo essere partiti dal decimo e ultimo livello, il Club ha festeggiato tre promozioni consecutive, mentre due campionati fa – dopo qualche anno di assestamento – si è visto catapultato ad un passo dal calcio professionistico, che dista appena due categorie. Agli albori la squadra giocava a Gigg Lane, a Bury (stadio condiviso con l’omonima società che milita in League One), prima di costruirsi una casa tutta sua (Broadhurst Park), di proprietà ovviamente dei tifosi, costata circa 5,5 milioni di sterline e che può ospitare fino a 4’000 appassionati di quel football ormai in via d’estinzione. La media spettatori è abbondantemente superiore a qualche migliaio a gara e, motivo di vanto in un periodo economicamente molto delicato, il bilancio della squadra è sanissimo e in banca i rossi possono vantare qualche centinaio di migliaia di sterline. Per il primo incontro nel nuovo impianto la giovane formazione della città degli Oasis si è regalata una partita contro il Benfica (vinta per uno a zero dai portoghesi, davanti a 4’232 fans in delirio).

Una data da segnare con l’evidenziatore sul taccuino dei tifosi è quella del 2 gennaio 2016, in cui si è segnato un altro traguardo storico: oltre 500’000 persone dalla fondazione del Community Club nel 2005 hanno assistito ad un match casalingo dei Red Rebels (questo il loro soprannome). In questi mesi iniziano ad affiorare le prime difficoltà, dovute alla gestione di un Club che in fretta ha scalato le gerarchie calcistiche; noi continuiamo a seguire con attenzione il progetto e a fare il tifo per lo United of Manchester.

Sul tema abbiamo interpellato Nicola Roggero, giornalista di Fox Sport e Sky e una delle voci più autorevoli per quanto riguarda il calcio inglese. Roggero conosce benissimo l’argomento, in quanto simpatizzante dello United. “Acquistai nel 1998 alcune azioni del Manchester United e quando arrivò Glazer il gruppo dei contestatori invitò gli azionisti ad appoggiare il nuovo Club ‘United of Manchester Footballl Club’. Un tentativo poetico che seguo tuttora. Nel frattempo la famiglia Glazer ha deciso l’uscita del Manchester United dal mercato azionario: io venni liquidato per la mia quota, fra l’altro guadagnando una discreta somma, anche se per me il valore delle azioni era più sentimentale che economico”.  Gli domandiamo se è ipotizzabile vedere la nuova squadra nel dorato mondo della Premier League. “No – commenta in maniera lapidaria il collega dell’emittente appartenente al gruppo Sky – . A questi livelli servono investimenti forti, non basta la spinta della passione. L’obiettivo per lo United of Manchester può essere l’arrivo tra i professionisti (la quarta serie, ndr.). Però vorrei tanto sbagliarmi e vedere questo club in Premier”. Ogni settimana la sua voce caratteristica, ricca di testimonianze e racconti nostalgici, ci accompagna nelle partite di Premier. Ma cosa lo entusiasma maggiormente del calcio inglese? “La storia, la tradizione e la cultura. Novanta minuti di sfida intensa, magari sotto l’acqua. Niente simulazioni, l’arbitro che fischia pochissimo e le sue decisioni sempre rispettate (questo avveniva fino agli anni ’80, adesso queste belle abitudini si sono diradate). Sposo una frase di George Best: ‘La partita alle 3 del sabato, freddo cane, campo infangato, botte, e poi, al fischio finale, una bella birra nella vasca dell’acqua calda’.” Il campionato inglese è capace di raccontare una miriade di storie ed è caratterizzato da grandi personaggi. Chi sono i preferiti da Nicola Roggero? “George Best, anche per frasi come quella appena citata. Bobby Charlton, per la classe e la sua correttezza. Bill Shankly, lo spirito del Liverpool fatto persona. Brian Clough, semplicemente un genio. Matt Busby, più forte anche di una tragedia che ne condizionò la vita. Alan Shearer e Matthew Le Tissier, che scelsero di giocare per club dove vinsero poco ma erano se stessi. Ryan Giggs, la poesia applicata al football”.

Risposte ricche di nostalgia ed amore che ben si sposano con la realtà popolare raccontata in queste righe. United of Manchester o Manchester United? I colori sociali sono identici, il nome è simile, ma per il resto le due entità non potrebbero essere più distanti. Ed è anche questo il fascino del calcio inglese.