Anche se non è evidente, la nostra rubrica cinematografica è riuscita quasi ogni mese a rinnovarsi e a variare, adottando uno spettro di analisi a 360° per quanto riguarda la scelta della disciplina da trattare. Questo mese tocca alle MMA (mixed martial arts , ovvero le arti marziali miste) uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo sia di tecniche riconducibili ad arti marziali, sia di tecniche di lotta libera.

Uno dei film legati a questa tematica che più val la pena di visionare è Warrior (2011) diretto da Gavin O’Connor e interpretato da Tom Hardy, Joel Edgerton e Nick Nolte. La pellicola, che ha ottenuto buoni apprezzamenti sia dal pubblico che dalla critica (nomination come miglior attore non protagonista a Nick Nolte agli Oscar 2012), vede protagonisti i fratelli Conlon che non si parlano e non si vedono da anni, e loro padre Paddy, il principale artefice dei conflitti familiari a furia di botte e problemi di alcolismo. Ad alimentare ulteriormente i dissapori e il dolore, la madre è morta quando Tommy e Brendan erano solo dei ragazzini. I fratelli, caratterialmente sono sempre stati molto diversi tra loro, di conseguenza hanno intrapreso strade che più differenti non si potrebbe: il primo, il minore, è fuggito insieme a sua madre dal padre violento per poi arruolarsi nei marines – diventando, all’insaputa dell’intera Nazione, un eroe di guerra – per poi, al ritorno dall’Iraq, iniziare a vivere alla giornata e cacciarsi nei guai, mentre il secondo invece è rimasto insieme all’ubriacone per poter sposare la fidanzata Tess, studiare e diventare professore di fisica di liceo. Ad accomunarli sono però il rancore per il genitore e un passato come lottatori prodigi della lotta greco romana: ad allenarli Paddy sapeva il fatto suo.

La struttura di Warrior si basa su un’efficace narrazione parallela della storia dei due, i cui destini, per ragioni diverse, si incrociano di nuovo in quanto entrambi costretti a tornare sul ring per partecipare a Sparta, un gigantesco torneo di arti marziali miste che raggruppa i 16 migliori lottatori del pianeta con in palio un primo premio di 5 milioni di dollari. Questi soldi farebbero infatti molto comodo a Tommy per aiutare la famiglia del suo migliore amico e deceduto compagno d’armi, mentre a Brendan per evitare di essere sfrattato dalla casa che lui e sua moglie hanno tanto faticato a garantire alle loro bambine. Le loro strade incontrano anche quella del padre: come allenatore nel caso del fratello minore, come insospettabile tifoso in quello del primogenito. Trattandosi di cinema classico hollywoodiano, cinema di seconde occasioni, di buoni sentimenti e di perdenti che vogliono riscattarsi, inutile dire che i due gladiatori si ritroveranno faccia a faccia in un confronto finale nell’arena durante il quale si sfogheranno le tensioni e i rancori di una vita, ma che dalla gabbia l’intero nucleo familiare ne uscirà risanato.

Il regista si dimostra molto abile con la macchina da presa, e i combattimenti vengono ripresi con una serie di piani ravvicinati e un montaggio che ne esaltano la fisicità, riuscendo così, in un pugno di primi piani finali, a dispiegare sullo schermo un lavoro di silenzi portato avanti in tutto il film – specialmente dal monumentale Tom Hardy – per spingere il piede sull’acceleratore dell’emotività e dell’empatia nei confronti dei protagonisti. L’azione dei corpi è come se sostituisse la parola, così che, attraverso la dura fisicità dei colpi sferrati, i personaggi si relazionano come accade in uno scambio di battute: è come se comunicassero, o addirittura dialogassero. Senza avvalersi di un montaggio frenetico e spezzettato, bensì di autentiche sequenze di lotta riprese a figura intera in lunghi piani sequenza, Warrior parla e commuove quasi senza bisogno di parole.

L’unico aspetto che lascia un po’ l’amaro in bocca allo spettatore è l’aver dedicato metà film (se non di più) agli scontri sul ring, fagocitando di fatto buona parte della succosa carne al fuoco messa a disposizione ma soltanto accennata per ciò che concerne le vicende della famiglia Conlon: quanto sarebbe stato bello e interessante inserire dei flashback che ci consentissero di conoscere la madre? Per non parlare dei combattimenti dei due fratelli da ragazzini, il loro rapporto con Paddy e le gesta eroiche compiute da Tommy in Iraq. Il film dura 140 minuti, bastava tagliare qualche match qua e là e tutto ciò sarebbe stato possibile.