Se qualcosa potesse veramente mostrare la tendenza americana all’esagerazione, il voler fare tutto il più in grande possibile, questo è il Superbowl. Un evento di risonanza sportiva e mediatica  incredibile, che riesce grazie alla sua unicità a catturare l’attenzione di tifosi, e non, del football. La sua formula è già di per sé la più intrigante poiché a differenza degli altri grandi sport americani “la Finale” è su partita secca in campo neutro e non una serie al meglio delle sette partite, quindi ogni episodio, ogni punto può essere decisivo. Si ha una possibilità sola per fare tutto perfetto, non ci saranno repliche o altre partite per sistemare il piano partita. Quest’anno il match si terrà a Houston a 00:30 ora italiana e vedrà impegnati i New England Patriots, del leggendario quarterback Tom Brady e campioni della AFC, e gli Atlanta Falcons, campioni della NFC e sorpresa della stagione, guidati dal candidato MVP Matt Ryan e dal wide receiver Julio Jones.

Il Superbowl non possiede solo un lato sportivo ma anche uno di intrattenimento che ne fa un evento televisivo universale, tanto da attrarre una media di circa 100 milioni di telespettatori nei soli Stati Uniti, con il record datato 3 anni fa a 111 milioni. L’intrattenimento extrasportivo principale è sicuramente l’halftime show, cioè lo spettacolo di metà partita, dove si esibiscono sempre grandi artisti del panorama americano. Lo spettacolo di metà partita esiste sin dalla prima edizione sebbene nei primi anni si esibivano soltanto le bande di alcune università e lo spettacolo non era neanche paragonabile a quelli odierni con effetti speciali e grandi coreografie. Quest’anno l’onore è toccato a Lady Gaga, la quale partecipò già al Superbowl dello scorso anno ma soltanto per cantare l’inno prima della partita, mentre lo show era andato ai Coldplay insieme a Beyoncé. È curioso il fatto che i cantanti che vengono ingaggiati, per cui ci aspetterebbe salari milionari, non vengono pagati dalla NFL, che copre solo i costi di produzione, ma al contrario si esibiscono gratis poiché la visibilità e la risonanza che ha il Superbowl garantisce già un grande aumento nelle vendite di dischi e canzoni.

Con gli indici d’ascolto più alti che ci siano e queste premesse di risonanza mediatica non potevano certamente farsi sfuggire l’occasione i grandi marchi, tanto che le pubblicità durante il Superbowl sono ormai diventate una tradizione. Difatti sin dal 1984 con lo spot della Apple diretto da Ridley Scott, gli spazi pubblicitari durante il match sono diventati veri e propri cortometraggi con le star di Hollywood nella quale i grandi marchi investono molto. Basti pensare che solo il costo di trasmissione per 30 secondi fino alla stagione scorsa veniva a costare 5 millioni di dollari e in generale gli spot più costosi sono arrivati ben oltre i 9 milioni di dollari.

Con tutti questi soldi in ballo in un unico evento non potevano proprio mancare come nella migliore tradizione anglosassone, le scommesse più disparate tra le quali ve ne sono di molto “creative”. Ad esempio si può puntare sui telecronisti: pronunceranno o meno la famosa frase “Houston abbiamo un problema”? Oppure il cantante dell’inno indosserà dei blue jeans americani? Si può scommettere ovviamente anche sull’halftime show come sul colore di capelli di Lady Gaga o ancora se la cantante, nota per le sue provocazioni, riproporrà un nipplegate parte 2, cioè lo scandalo avvenuto qualche anno fa dove uscì un capezzolo a Janet Jackson durante lo spettacolo di metà partita. Per la cronaca in quest’ultima è favorito il sì.

Queste curiosità sono solo la punta dell’iceberg di un avvenimento ormai diventato mondiale, che è tradizione da sempre in America , insieme ai chili di cibo che accompagnano la sua visione. Anno dopo anno sta riuscendo a conquistare anche l’Europa superando anche le avversità dettate dal fuso orario e diventando sempre più il principe degli eventi sportivi.