Stan Wawrinka l’ha fatto di nuovo. Con un ghigno malefico è riuscito nuovamente ad averla vinta. Tre finali Slam in tre anni, tre vittorie. Per il resto, iperbolicamente, quasi il nulla. Sapersi nascondere per 3/4 della stagione e poi riapparire quando meno te lo aspetti, come se alzarsi dal divano e conquistare la luna sciabolando Dom Perignon fosse la cosa più ovvia del mondo.

Questo è Stan Wawrinka. Non sarà mai elegante come Federer, non raggiungerà mai la vetta del ranking come Djokovic, non sarà mai duplice campione olimpico come Murray e non riscuoterà probabilmente nemmeno mai i pareri positivi del gentil sesso come faceva un bel e definito Nadal. Il vodese è il paladino della giustizia del circuito tennistico, l’unico capace di salvaguardare il record di 17 Slam del basilese. Perché senza Iron Stan, Nadal e Nole avrebbero in bacheca rispettivamente uno e due tornei in più.

La bellezza di Wawrinka sta nel fatto che non appare come un Dio della racchetta. Spesso ce lo si dimentica, lo si guarda incazzarsi su qualche campo laterale durante i tornei dell’anno, incapace di gestire un talento così impaziente di saziare i palati fini degli appassionati. Ma forse il destino vuole così, il losannese non primeggia per costanza, ma è l’angelo bianco che scende in terra nel momento del bisogno, quando qualcuno sembra indirizzato a ritoccare quel numero 17 o a un passo dallo scrivere il proprio nome sulla stessa lavagna dei grandissimi del passato.

Il braccio destro del Dio Tennis, il prescelto per impedire quello che non si vorrebbe accadesse mai. A suon di rovesci pesanti, vincenti piazzati con la squadra e servizi celestiali, Stan The Man respinge tutti gli attacchi, dimostrando un benessere naturale invidiabile nei match importanti. È l’unico, assieme a Murray, che può battere il Djoker, ed è l’unico che davvero lo fa, sovente dopo interminabili battaglie senza esclusioni di colpi.

Come Federer, ora forse più di Federer. Non sarà lui ad avvicinare il record che giace sulle rive del Reno, vuoi per questioni d’anagrafe, vuoi perché Wawrinka non sarebbe più se stesso se domani iniziasse a dettare legge ad ogni torneo, ma quel gap immaginario che sta tra i due nomi si fa sempre più sottile. Il re potrebbe definitivamente essere raggiunto da sua maestà(n), almeno nelle menti rossocrociate, che non possono che sognare una nuova Lilla, perché una seconda insalatiera fa sempre comodo sulle mensole di casa. Non va scordato quanto importante sia stato il numero 4 al mondo in quell’edizione e soprattutto nella finale contro la Francia.

Favoriti sì, ma Federer si presentò con la schiena a pezzi. A pezzi sembrava essere anche il rapporto tra i due, lasciatisi non proprio idilliacamente dopo la magnifica semifinale delle ATP Finals vinta da Roger. I problemi fisici nacquero proprio dopo quella battaglia, tanto che Federer dovette dare forfait per la finale e, giunto menomato in Francia, perse la seconda sfida contro Monfils, dopo che Stan piegò Tsonga. Nel doppio Wawrinka fece più che da comparsa, piazzando bordate che spezzarono le baguettes in mano ai due francesi. Il terzo punto poi è storia.

Ora il curriculum cita “tre” alla voce Slam conquistati. Dal 2014 in poi uno all’anno, giusto per non strafare, lasciando il palcoscenico più ambito agli altri, che per 12 mesi l’anno si azzannano sul rettangolo da gioco. Secondo logica il 2017 dovrebbe vedere la versione migliore di Stan nel mese di luglio, tra i nobili prati british di Londra, dove potrebbe addirittura lui stesso prendere le scale mobili verso l’immortalità, firmando anche l’ultima coppa che gli resta da portare in Svizzera.

Sulla fattibilità dell’impresa è l’elvetico a indicarci la risposta. Pochi avrebbero mai scommesso su un Wawrinka vittorioso in uno Slam. Ora sono già addirittura tre i titoli. Non ci resta che attendere. In fin dei conti, trovare una primula a luglio non sarebbe poi nemmeno così sorprendente.