Sarà l’aria sempre torrida, saranno i colori cristallini del ‘mar di Sardegna’. Saranno mille e più motivi, ma a Cagliari le favole sono arrivate una dietro l’altra durante il mese di settembre. Prima Pisacane, poi Melchiorri nemmeno dieci giorno dopo. Due rossoblù catapultati sulle prime pagine a causa dei loro destini simili, dei loro immani passati, delle loro rivincite nei confronti della vita che in pochi secondi stava spezzando sogni e speranze.

Il lettino dell’ospedale come scenario, le fleboclisi di ferro nelle vene. Gli occhi impauriti, pieni di sgomento. Mai una lacrima. Melchiorri e Pisacane l’hanno vissuto, sanno cosa vuol dire involarsi in un uno contro uno con la vita, scartarla e segnare la rete più importante della loro esistenza. Le favole dei due cagliaritani sono il classico esempio da spiegare ai componenti di tutte le scuole calcio sparse per il mondo. In fondo volere è potere.

Fabio Pisacane ha calcato un prato di Serie A all’alba dei 30 anni per la prima volta il 18 settembre scorso, in occasione dell’incontro tra il ‘suo’ Cagliari e l’Atalanta di Gasperini. Ad aggiudicarsi i preziosi tre punti furono proprio i ‘Casteddu’, ma per Fabio risulta difficile quantificare il valore di quel pomeriggio. L’esordio nella massima serie farebbe accapponare la pelle a chiunque, figuriamoci al difensore del Cagliari quando alle 14:50 lo speaker del Sant’Elia annuncia le formazioni. “Con il numero 19, Fabio Pisacane”. Applausi, commozione, in ogni caso tutti in piedi ad acclamare il ‘guerriero’.

Lui invece è lì con lo sguardo pensieroso, il capo chino e le lacrime trattenute a stento. Paralizzato. Esattamente come quando si svegliò una mattina del 2000, immobile. La sindrome “Guillan Barrè”, il coma, la carrozzina come unico mezzo di trasporto. Poi, la voglia di rinascere, dimenticare e rincorrere ugualmente il proprio sogno. Comincia la salita, con le proprie gambe, sulle proprie gambe. Pisacane sconfigge la malattia che colpì il suo sistema nervoso. Ora è pronto. Si (ri)parte dal basso. Cremonese, Lanciano, Lumezzane e Ravenna solo alcune tappe di una carriera passata con la valigia mai del tutto svuotata.

Nel 2011 Fabio denuncia il tentativo di combine di Giorgio Buffone (un cognome, una garanzia), all’epoca DS del Ravenna. Non se ne parla, anche i soldi non possono compensare una carriera costruita con fatica e sacrifici. Insieme a Farina viene nominato dalla FIFA in qualità di ambasciatore. Seguirà anche una convocazione in Nazionale come premio per il coraggio mostrato da i due giocatori. Il resto è storia recente.

Ad Avellino l’incontro con Rastelli. “Ti porto in serie A”, la promessa dell’allenatore, che dopo Avellino lo ha voluto fortemente anche a Cagliari, mantenendo una promessa che va a chiudere un cerchio d’emozioni che speriamo possano non finire mai.

A su male su remediu, a ogni male il suo rimedio. E così la farmacia ideale per rilanciare la propria vita/carriera sembra Cagliari, Rastelli, la Sardegna. A pochi giorni dalla “favola Pisacane” eccone un’altra. La sfortuna ha bussato più volte in casa di Federico Melchiorri, che entra proprio oggi nella famiglia degli “enta”. La rottura del legamento crociato dello scorso aprile è solo uno dei calvari che “Fede gol” ha dovuto affrontare. C’è di più, e di peggio. Un cavernoma venoso a stroncare la carriera di un 19enne alle prese con i primi passi in Serie A, con la maglia del Siena. Anche il promettente attaccante riesce a fare il gol più decisivo nella vita, rimettendosi in gioco sui polverosi campi della seconda categoria fino ad arrivare al primo gol nella massima serie nella sfida contro la Sampdoria. Ora un nuovo infortunio che sembra avere il sapore della beffa, quando sembrava saldato il conto con la sfortuna. Ma se hai spazzato via l’incubo più grande nulla sembra essere irreparabile. Ti aspettiamo.

Melchiorri e Pisacane, due dei numerosi esempi da imitare quando la vita sembra scappare via.