Il 2020 ha idealmente inaugurato una decade che ci vedrà salutare alcuni dei più grandi campioni della storia dei rispettivi sport. Cristiano Ronaldo e Leo Messi nel calcio, Lebron James nel basket, Nadal e Federer nel tennis fino a Lewis Hamilton. Eppure, nonostante il nuovo anno sia appena iniziato, questo gennaio ci ha già regalato due protagonisti della cosiddetta “generazione Z” che monopolizzerà lo sport in questo decennio.

Nel luglio del 2000, a distanza di quindici giorni e 6196 km nascono due atleti che non hanno nulla in comune se non il mero dato anagrafico e il fatto che questo gennaio è stato il mese che ce li ha presentati: Erling Braut Haaland e Zion Williamson.

Per entrambi l’attesa di vederli nei palchi importanti c’era già da tempo e le tappe intermedie del college per Zion e della massima serie austriaca per Haaland ne avevano solo amplificato l’interesse dei media. Un’attesa terminata per entrambi che, ad oggi, vantano due presenze rispettivamente in Nba e Bundesliga. I risultati? 31 punti in 40 minuti per il primo, 5 gol in 57 per il secondo.

Entrambi hanno un fisico imponente e fanno della finalizzazione il loro punto di forza. I gol di Haaland hanno cominciato a comparire fra gli highlights del weekend dai primissimi mesi della nuova stagione al Salisburgo e oggi al Borussia la tendenza sembra essere addirittura in aumento. Le schiacciate di Zion erano già famose prima dei tempi del college e l’esordio con la maglia dei New Orleans Pelicans, dopo l’infortunio che l’ha tenuto lontano dai campi per tre mesi, ci ha regalato alcuni sprazzi del suo talento e dei suoi progressi anche sul tiro da tre.

Perchè forse la caratteristica più importante che accomuna i nuovi talenti della generazione Z è proprio una maniacale dedizione al miglioramento. Sempre meno talenti emergono come diamanti grezzi e sopravvivono al mediaticissimo mondo dello sport. La dimensione sociale di cui è caricato il loro ruolo di sportivi ormai è talmente forte che la disciplina e la dedizione al lavoro sono elevati a valori di primo ordine, tanto quanto la tecnica e l’innato puro talento. Tutte caratteristiche di cui Zion e Haaland sembrano essere piuttosto dotati.