Il judo non è un’arte marziale. Non è  una mera provocazione, bensì un semplice dato di fatto.

In articoli precedenti ho presentato il judo sia come uno sport sia come una disciplina marziale e ad oggi mi ritrovo a correggere quanto affermato. Scopriamo il perché.

Durante la cena di Natale della società Do Yu Kai Chiasso, società che mi ha cresciuto e che attualmente mi concede il privilegio di insegnare judo, ho ricevuto in regalo un brillante saggio intitolato Dialoghi sul judo. Filosofia e pratica per una nuova educazione tra Oriente e Occidente. Ecco, questo scritto mi ha aperto gli occhi.

L’autore del saggio è Giuseppe Tribuzio, docente di Sociologia presso la Scuola di Medicina dell’Università di Bari, istruttore e maestro di judo IV dan FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali). La scrittura di Tribuzio è leggera e semplice, le citazioni approfondite e la scelta delle frasi mai banali.

Tribuzio nelle sue circa trecento pagine analizza come il pensiero del prof. Jigoro Kano, padre fondatore del judo, sia stato fortemente influenzato dal pensiero degli antichi sapienti occidentali. Mi riferisco a Socrate, Platone e Arisotele. L’ideologia dell’Antica Grecia, secondo il testo di Tribuzio, è massiccia e sta alla base della formazione del judo.

Il judo venne fondato dal prof. Kano in un periodo dove le arti marziali venivano considerate “superate”. Il Giappone stava attraversando un periodo turbolento di rivoluzione in tutti i campi. Per secoli il paese del Sol Levante era stato restio ad aprirsi all’occidente e solo poche imbarcazioni mercantili potevano ormeggiare nei porti nipponici per un breve e sorvegliatissimo lasso di tempo.

Ebbene tale situazione mutò quando nel 1853 il commodoro Matthew Calbraith Perry entrò nella baia di Edo (attuale porto di Tokyo) sul ponte della sua Mississipi: i giapponesi, terrorizzati da quel colosso fumante armato di cannoni, permisero agli statunitensi di sbarcare e così cominciò a germogliare quella che sarebbe stata nota al mondo come Restaurazione Meji.

Il Giappone si trasforma mutando pelle ad una velocità disarmante e ciò che viene considerato antico viene lasciato all’ombra della nuova moda occidentale. Le Arti Marziali non sono più necessarie. Il judo nasce in questi anni.

Il prof. Kano era preda di bullismo dato il suo fisico gracile e la sua statura minuta. Più volte espresse a suo padre, titolare di un’impresa di trasporti, il desiderio di apprendere a difendersi dagli aggressori, desiderio che non venne esaudito. Così da buon testardo, Kano frequentò di nascosto alcune scuole di jujitsu apprendendo varie forme e stili differenti.

Nel suo percorso formativo, il prof. Kano si laureerà in economia, apprenderà perfettamente la lingua inglese e si immergerà nella lettura della cultura occidentale oltre che al pensiero confuciano. Lo studio delle arti antiche e lo studio del pensiero classico  lo condurranno a formare quello che ad oggi è noto come judo.

Il judo nasce prendendo il meglio dell’antico oriente e il meglio dell’antico occidente. Il prof. Kano ha forgiato questa nuova disciplina con l’intento di educare fisico, mente  e cuore dei praticanti.

Il judo diviene in tal senso qualcosa di molto più ampio: non è solo una disciplina, bensì un sistema pedagogico ed educativo, un vero e proprio stile di vita che mira al mutuo benessere ed alla prosperità degli individui.

Il judo non può essere un’arte marziale poiché esse mirano all’annientamento dell’uomo, alla pura e bellica distruzione. “Marziale” , Tribuzio lo spiega perfettamente nel saggio che invito tutti a leggere, deriva dal dio romano della guerra, il tremendissimo Marte.

Marte non è una divinità positiva: vive per combattere e uccidere, gode delle sofferenze degli altri e punta alla gloria personale.

Il judo non possiede nessuna di queste caratteristiche. Non si tratta di ira odi furia, bensì di pace ed armonia: una serena consapevolezza di pace accompagna il vero judoka.