23 novembre 1997, sembrava una delle tante domeniche della Liga Endesa, massima serie del basket iberico. L’allora Regal FC Barcellona ospitava al Palau Blaugrana il Granada. Il Barça, campione in carica de La Liga non aveva avuto un buon inizio di stagione, complice il cambio d’allenatore avvenuto in estate. La dirigenza blaugrana aveva affidato l’incarico a Manel Comas, ex allenatore di Baskonia e Saragozza. Soprannominato “El Sheriff” per la ferrea disciplina che imponeva alle sue squadre, non era riuscito a instaurare un buon rapporto con la squadra. Dopo appena dodici giornate la società aveva deciso di esonerarlo. Comas era originario della Catalogna, in passato era stato un pilota di rally e dopo la pallacanestro, la sua più grande passione era il calcio. Il caso vuole che fosse tifoso dell’altra squadra di Barcellona, l’Espanyol. Il “matrimonio” tra Comas e il Barça non s’era proprio da fare. Come traghettatore fu scelto Joan Montes, allenatore debuttante nella Liga, con un passato nelle squadre giovanili della nazionale spagnola e del Barcellona.

Tornando però alla partita al Palau Blaugrana, in fondo alla panchina del Barça sedeva un diciassettenne della cantera, Juan Carlos Navarro. Il ragazzo di San Feliu de Llobregat (piccola cittadina a soli dieci chilometri da Barcellona) non poteva sapere che quel giorno la sua vita sarebbe cambiata completamente. Montes decide di lanciare il canterano nella partita, giusto qualche minuto per dare fiducia al giovane. Nelle prima due azioni ruba una palla e segna quattro punti, quei pochi minuti che Montes voleva concedere al canterano diventeranno 11, come il numero che indosserà per tutta la sua carriera. Quella sera Juan chiuderà con dieci punti a referto, lasciando esterrefatto l’intero Palau.

I primi due canestri tra i pro di Navarro

Questa è solamente la prima partita di un giocatore, che in venti anni di carriera ha giocato 1339 partite con la maglia blaugrana, conquistando 35 titoli tra club e nazionale, arrivando sul tetto d’Europa tre volte: nel ’99 con la coppa Korac e due volte in Eurolega. L’ascesa di Navarro ha portato il Barcellona a conquistare quei trofei continentali che erano diventati un’ossessione per i tifosi e la dirigenza blaugrana. Juan si è guadagnato il soprannome di “La Bomba” per il tiro ad Arcobaleno che veniva fuori ogni volta che tentava una tripla. Intere generazioni di giovani cestisti hanno passato interi pomeriggi ad ammirarlo in televisione e a palazzo, per poi emularlo nei campetti di tutta la catalogna, urlando a squarciagola al momento del tiro: “LA BOMBA!”.

Juan e Pau

Nel 1999 un altro giovane spagnolo entra nella prima squadra del Barcellona, Navarro ci condividerà il parquet per due anni, questo ragazzo è Pau Gasol. I due diventeranno grandi amici, dentro e fuori dal campo. Il 23 marzo 2001 guidarono i blaugrana alla vittoria della Copa del Rey, contro gli eterni rivali del Real Madrid. Alla fine della stagione Pau deciderà di volare negli Stati Uniti per tentare il salto in NBA. Juan Carlos continuò il suo cammino a Barcellona, ma dopo aver vinto tutto quello che si poteva vincere con club e nazionale, decise di provare il salto oltreoceano. Nel 2008 la coppia Gasol-Navarro si riformò in quel di Memphis. Il duo catalano non durò a lungo, a febbraio Gasol venne ceduto ai Los Angeles Lakers. Navarro si dimostrò all’altezza della NBA, segnando 10.6 punti di media ed entrando nel secondo quintetto All-rookie dell’anno. Ma Memphis non era la sua Barcellona. Una serie di motivazioni portarono al ritorno in patria di Juan Carlos. Da una parte il catalano non si sentiva a suo agio in quel tipo di pallacanestro. Dall’altra la nostalgia delle Ramblas e del Palau Blaugrana era troppo forte, alla fine della stagione Navarro si libera e firma un contratto di quattro anni con il Barça. La Bomba è tornato.

Gasol e Navarro con la maglia dei Memphis Grizzlies

Nel 2010 Navarro disputa una stagione di Eurolega fuori da ogni schema, raggiungendo la definitiva consacrazione. Il Barça si ritrova alle Final Four di Parigi, in finale con l’Olympiacos di Teodosic, Bourousis e Linas Kleiza. Navarro non aveva brillato nella semifinale contro il CSKA, oscurato dal suo compagno Ricky Rubio. In finale i blaugrana hanno bisogno del proprio undici. La Bomba sale in cattedra, piazza tre triple nel primo tempo che spaccano in due il match. Nel secondo tempo non c’è partita, i greci tentano di recuperare lo svantaggio, ma una tripla li ricaccia a meno 14. Il canestro è ovviamente di Juan Carlo Navarro, che chiuderà la partita con 21 punti, conquistando il titolo di MVP. La Bomba è tornato sul tetto d’Europa.

Titolo di MVP delle Final Four 2010

Navarro non è stato solamente Barcellona, ma qualcosa di più grande. La nazionale spagnola prima del suo arrivo non era mai andata oltre il secondo posto. Navarro è stato in grado di unire un’intera nazione, divisa da sempre dalla cultura e dalla politica. La Bomba ha portato le Furie Rosse sul tetto del mondo nel 2006. Dominando per l’intera competizione e segnando 20 punti alla Grecia, squadra che aveva eliminato gli Stati Uniti in semifinale. Nel 2011 conquista definitivamente i cuori di tutta la Spagna, guidando le furie rosse alla vittoria continentale a Eurobasket, l’ultimo trofeo che mancava nella sua bacheca personale e guadagnandosi definitivamente il soprannome di “El Rey”.

Purtroppo una volta raggiunto l’apice si può soltanto scendere. Gli ultimi anni di Navarro sono tempestati di continui infortuni. La fascite plantare che lo tormentava da anni era tornata più forte che mai. Nonostante i mille problemi, nel 2017 Navarro firma un contratto che lo legherà al Barça per dieci anni, con una clausola: al termine della stagione Navarro potrà decidere se giocare un altro anno o indossare giacca e cravatta e diventare dirigente. La voglia di continuare è tanta, troppa. Ma la stanchezza e il dolore hanno la meglio sulla volontà del Rey. Dopo un’intera estate di silenzio e attesa, con due semplici parole il club catalano si fa carico del fatidico annuncio: “Forever Bomba”.

Forever Bomba

Il Barça deciderà di ritirare la maglia numero 11, un ultimo omaggio per colui che vinto più di tutti e che non ha mai tradito i colori blaugrana. Non c’era occasione migliore del Clásico di Eurolega, la partita più sentita da Juan Carlos e da qualsiasi catalano. Nel pre-partita il Barça organizza una cerimonia degna di un re: nel Palau scende l’oscurità e sul campo da gioco vengono proiettati tutti i trofei vinti in carriera. Una luce si accende e illumina a bordo campo La Bomba, che è accolto in mezzo al rettangolo di gioco dai suoi ex compagni di squadra e dai ragazzi della cantera (chissà se non si è rivisto in uno o due di loro). Alla fine della spettacolare presentazione la maglia numero 11 compare come un faro nella notte in cima al Palau. Navarro tenta di ringraziare i suoi tifosi ma non riesce a trattenere l’emozione. L’intero palazzo comincia a intonare il suo nome, ottomila catalani cantano in coro: “Navarro Navarro -Navarro”. La Bomba è ufficialmente entrato nella leggenda del basket e il popolo catalano ha dato l’addio al suo re.