Se da una parte “c’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo”, come cantava un genovese “troppo coinvolto” per dedicare una canzone al suo amato Genoa, dall’altra c’è chi, in questa settimana, di lacrime ne ha versate tante anche in piena solitudine, senza vergognarsi, senza poter fare realmente qualcosa per evitare quei rigagnoli salati. La vicenda Astori ha sconvolto tutto il calcio italiano ma non solo, perché i messaggi di solidarietà sono arrivati un po’ da ovunque. Astori ha commosso un continente intero.

Tra le tante dichiarazioni sentite, quelle di Chiellini mi hanno toccato particolarmente: “In Nazionale era molto più importante delle presenze che ha fatto. Il nuovo gruppo deve ripartire dal suo esempio”. Astori non è mai stato un pilastro degli Azzurri, o meglio, non nel rettangolo verde, ma era comunque fondamentale per molti, se non per tutti, un esempio da seguire per genuinità e personalità.

I suoi modi pacati, la sua compostezza, il suo sorriso o ancora la sua abilità nel non cercare mai le luci della ribalta. Questi valori hanno reso l’ex Cagliari un giocatore universale, rispettato da tutti. Non una superstar inavvicinabile, ma uno come tutti noi. Abbiamo assistito a commozione e solidarietà in ogni stadio, specie durante il minuto di silenzio prima delle partite dell’ultima giornata. Gli applausi quasi in contemporanea sono stati una colonna sonora che è entrata in tutte le case d’Italia, facendo piombare un silenzio assordante come non mai.

Impossibile non citare i social, ormai diventati parte integrante nella nostra quotidianità. Tweet, dediche, foto o anche solo un pensiero per ricordare il capitano della Fiorentina. Per un attimo il calcio ha messo da parte rivalità, sfottò e l’odio tra le tifoserie, dando prova di grande solidarietà. Il pallone italiano, se non addirittura malato, è quanto meno ancora convalescente. È da qui che bisogna ripartire, da questa solidarietà comune che così forte, forse, non si era mai vista prima.

Ma, come sempre, c’è un ma. Il timore è sempre quello. Smaltito lo shock e la depressione comune, la paura è che da domani tutto torni come prima. Insulti, odio, striscioni esagerati, provocazioni fuori luogo e cori discriminatori. Quelli che hanno applaudito Astori in questi giorni, potrebbero essere gli stessi che un domani torneranno a inneggiare alla tragedia di Superga, o a esaltare la strage dell’Heysel.

Dalle sciagure bisogna cercare di prendere quel poco di positivo che c’è, e il calcio italiano ha l’occasione di ripartire con uno spirito nuovo, spazzando via le vecchie brutte abitudini che da anni attanagliano il tifo. Non sprechiamo anche questa tremenda occasione.